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06:36 21 Agosto 2019

I terremoti più potenti si verificheranno in California e Cina

© AP Photo / Brian Melley
Mondo
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La settimana scorsa a distanza di 34 ore si sono verificati in California i due terremoti più potenti degli ultimi 25 anni. Nonostante le numerose ricerche condotte su scala mondiale, gli esperti non sono ancora in grado di effettuare previsioni certe di eventuali terremoti.

Samvel Akopyan, direttore generale del Centro internazionale di monitoraggio e previsione sismici, nonché ricercatore capo del Centro di coordinamento e previsione presso l’Istituto di geofisica dell’Accademia russa delle scienze, afferma di essere riuscito non solo a creare una nuova formula per prevedere i terremoti, ma di aver creato anche la tecnologia necessaria a implementarla. Questa tecnologia è stata di recente presentata a Madrid da lui e da German Lapayan, presidente del Fondo per la riduzione dei rischi naturali ed ecologici di LGG. La corrispondente di Sputnik in Spagna, Elena Shesternina, li ha intervistati per voi.

- Di recente sono stati registrati due forti terremoti in California. Si tratta di una zona pericolosa dal punto di vista sismico. È probabile che in questa regione ci siano terremoti ancora più forti e distruttivi?

- Sulle cartine che mostrano l’attività sismica degli USA il luogo in cui si sono verificati questi terremoti non era indicato come potenzialmente a rischio anche se gli esperti prevedevano una qualche attività sismica in California.

La probabilità sismica che in questa regione si verificassero fenomeni con magnitudo pari e superiore a 6 era stimata a meno dell’1%. Questi terremoti sono stati registrati nell’area di Los Angeles, entrambi nella città di Ridgecrest, con una magnitudo di 6,4 e 7,1 a una profondità di circa 10 km. Ma non sono stati registrati nella Faglia di Sant’Andrea, ma in una delle sue diramazioni verso est. In quella zona mai si erano verificati potenti terremoti. E questo non è che l’inizio dell’attività sismica californiana.

Questi terremoti hanno modificato la congiuntura sismica della regione e permettono di calcolare quando e dove si verificaherà un terremoto più potente. La Faglia di Sant’Andrea, dove i sismologi americani già da tempo prevedono un terremoto più forte, si è chiusa. E il terremoto migra verso la sua diramazione, la Faglia Ventura, che si colloca a nord di Los Angeles verso Santa Barbara. Avrà una magnitudo di 7,8-7,9, agirà in verticale e si verificherà fra un paio di anni, entro giugno 2021.

- Dove ancora possiamo aspettarci dei terremoti?

- Tutti sanno del noto terremoto di Lisbona nell’Oceano Atlantico del 1755 registrato a 150 km a sud-ovest dalla costa portoghese. Oggi questo focolaio ha accumulato energia e nei prossimi 4-5 anni prevediamo che la costa spagnola da Gibilterra fino al Portogallo e la costa sudoccidentale del Portogallo sarà colpita da vari tsunami. Un altro focolaio sono le Azzorre. Una zona pericolosa nei prossimi 2-3 anni sarà la costa orientale di Taiwan. A rischio anche la zona a 150 km sud-ovest da Pechino per la quale si prevedono terremoti di magnitudo di circa 7.

- Com’è possibile fare previsioni sismiche di elevata precisione?

- Nel mondo si ritiene che il problema del monitoraggio e delle previsioni sismici non sia stato ancora risolto. Noi abbiamo presentato a Madrid una tecnologia di monitoraggio e previsione su scala globale dei fenomeni sismici che si basa sul metodo dell’entropia sismica. Permette di evidenziare la gerarchia dei volumi sismoattivi dell’ambiente geologico responsabili dei terremoti più forti. Sulla base dei dati di debole attività sismica, registrata in tutto il mondo, è possibile monitorare e prevedere una situazione in qualunque regione del mondo. Utilizziamo un programma che sfrutta nuovi parametri, solitamente non utilizzati dai sismologi. In sostanza, si tratta di un nuovo alfabeto grazie al quale è possibile decodificare informazioni non accessibili con i metodi tradizionali.

- Ad esempio, quali parametri?

- Uno dei nuovi parametri è l’energia cumulativa: quanta energia è stata emessa in un dato lasso di tempo (oggi più o meno lo stesso valore, domani aumenta, ecc.).

Il secondo nuovo parametro è l’entropia che contiene informazioni circa la potenza, la posizione e le tempistiche del terremoto. Sono tre i parametri (coordinate, tempo ed energia) danno la possibilità di prevedere i terremoti futuri. Ho introdotto la legge dell’entropia sismica che permette di stabilire la presenza di una situazione critica in base all’interconnessione dei parametri di sismicità debole e forte.

Ad esempio, ci si chiede se sia stato l’intero territorio giapponese ad essere responsabile del terremoto di magnitudo 9 del 2011. I sismologi oggi non riescono a stabilire se il terremoto sia stato legato unicamente all’attività della zona nordorientale di Honshu, dove si trova Fukushima, o se anche la zona del Giappone meridionale abbia contribuito. Oppure un altro esempio. L’intera California è una zona a rischio sismico attraversata dalla Faglia dal confine col Messico fino in Canada per 1300 km di lunghezza. I sismologi americani per 10 anni hanno più volte previsto un terremoto nell’area di Los Angeles e si sono sbagliati.

- Come scegliere i parametri da considerare?

- Gli americani monitorano l’intera faglia con costose apparecchiature, misurano con apposite strumentazioni laser gli spostamenti della faglia. Questo sistema richiede anni per essere operativo e costa moltissimo. Tuttavia, non permette di capire, ad esempio, se vi siano 2 faglie e se vi sia tra di esse un legame. Per questo, suppongono che probabilmente le zone a rischio siano diverse.

La mia tecnologia, invece, permette di evidenziare le regioni a rischio in un dato lasso di tempo, escludendo dunque altre zone. Riusciamo a ridurre il numero di terremoti sulle cartine che mostrano i rischi sismici.

Sulle cartine più recenti create tra il 1993 e il 1999 al terremoto di Haiti del 2010 sono stati assegnati 6 punti di magnitudo. Ma in realtà furono 9-10. Morirono 220.000 persone e 2 milioni si ritrovarono nell’area colpita dalla calamità naturale. O, ad esempio, il terremoto al confine tra Iran e Iraq fu stimato a 5-6, quando nel 2017 se ne registrò uno da 9. Dunque, queste cartine non sono corrette perché basata su una teoria fallace che considera le informazioni in blocchi separati.

Del 100% di terremoti potenzialmente pericolosi che vengono evidenziati su cartine di questo tipo la mia tecnologia trova quelli realmente pericolosi, il 2%.

- Dove viene applicata questa tecnologia?

- Sono trent’anni che lavoro a questa teoria. Ho lavorato in Armenia, Italia, negli USA. Ora lavoro in Russia, nel 2011 mi hanno invitato all’Istituto di geofisica che fa previsioni su tutta la Russia utilizzando la mia tecnologia. Una volta al mese il Centro di coordinamento dell’istituto, dove io lavoro, presenta al Ministero delle Situazioni di Emergenza un prospetto riguardante l’intero territorio russo. Ma questa tecnologia può essere impiegata in tutto il mondo. Ero riuscito a - prevedere il terremoto in Giappone nel marzo 2011 e anche quello nella Turchia orientale nell’ottobre 2011.

- Ci sono stati anche errori nelle Sue previsioni?

- Ufficialmente faccio previsioni solamente sul territorio russo. Dal 2011 ho previsto 11 terremoti, fra cui anche il più famoso, il terremoto registrato a Tuva nel dicembre del 2011. Ma non fui in grado di prevedere il secondo gruppo di scosse che si verificò due mesi dopo. Vi sono questioni che ancora sono in fase di studio.

In Kamchatka sono cominciati uno dietro l’altro dei piccoli terremoti che si stanno dirigendo verso la città di Petropavlovsk-Kamchatskiy. I sismologi del luogo hanno previsto un forte terremoto. Io ho previsto che, se vi sarà il terremoto a Petropavlovsk-Kamchatskiy, si registrerà a una profondità superiore ai 100 km. E fino ai 100 km io riesco a controllare la situazione. Nel 2012 si verificò un terremoto nel Mare di Ochotsk a una profondità di 600 km. Fu percepito persino a Mosca, perché più il terremoto è profondo più lontano viene percepito.

- In un prossimo futuro la Russia è a rischio di forti terremoti?

- La mia tecnologia permette di stabilire i flussi di instabilità. Al momento questi si stanno muovendo dal Caucaso occidentale, attraverso la città di Anapa verso Yalta. Questo flusso potrebbe arrivare tra 5 anni fino alla zona interessata dal terremoto di Yalta del 1927.

Inoltre, la placca delle isole Auletine e della Kamchatka, nonché la cittadina di Ust-Kamchatsk saranno interessate nei prossimi due anni da un forte terremoto.

C’è anche un focolaio di instabilità a sud del Baykal, ma per adesso è difficile parlare di tempistiche.

- Negli ultimi tempi ci sono stati più terremoti? Sono cambiati?

- No. Vi sono periodi di maggiore o minore attività, ma non c’è uno schema predefinito.

- Con quale obiettivo è venuto a Madrid?

Vogliamo parlare della nostra tecnologia e dimostrare che è possibile prevedere i terremoti. Oggi gli scienziati all’estero non sfruttano i parametri di cui parlo io. Alla presentazione a Madrid hanno partecipato rappresentanti dell’intero settore sismologico spagnolo.

- Hanno dato credito alla vostra teoria?

German Lapayan: Il responso è stato in generale positivo: la teoria è stata percepita come qualcosa di unico e interessante. Ma per capire tutto serve tempo. Hanno richiesto di fare un monitoraggio di prova per la Spagna. Tutti pensano che la previsione sia impossibile. È inevitabile che ci sia questo blocco psicologico. Più un pensiero è geniale più è complicato da accettare. Il secondo problema è che non c’è un mezzo per dire a tutti che questo metodo esiste.

Ad oggi abbiamo una legge che applica nuovi parametri fisici, è stata pubblicata, ne abbiamo fatto un programma, un algoritmo che calcola tutti gli eventi sismici passati ed elabora i dati. Tuttavia, è necessario perfezionare il programma. Ad oggi non è possibile premere semplicemente un pulsante e ottenere il risultato per la data regione. Perché ciò sia possibile, perché la situazione su scala globale sia disponibile online, è necessario creare un organico di collaboratori fidati. Al momento siamo ancora nella fase in cui informiamo gli altri che esiste una tecnologia simile. Vorremo condurre una conferenza simile a livello europeo. A settembre terremo una conferenza in Armenia dove vogliamo fare una dichiarazione ufficiale. Terremo una sessione a livello asiatico e poi una conferenza internazionale.

Akopyan: L’introduzione di una tecnologia è una cosa molto complessa. Vogliamo che la nostra tecnologia venga impiegata e che sia possibile prevedere l’attività sismica così come il clima. Abbiamo una tecnologia pronta e che in determinati casi potrebbe salvare la vita delle persone. Un terremoto su 3-5 si può prevedere con una precisione di alcuni giorni.

Da che c’è memoria vi fu solo un caso in cui a livello statale si riuscì a prevedere un terremoto: nel 1975 in Cina, il sisma di Haicheng. Le autorità misero a punto un sistema di raccolta delle informazioni: quando i sismologi rilevavano un aumento dell’attività sismica, le autorità invitavano i cittadini a inviare dei dati, ad esempio, a comunicare eventuali strani comportamenti degli animali. In questo modo, riuscirono a determinare il luogo esatto. Ma dopo un anno a 100 km da Pechino si verificò un sisma in cui rimasero vittime 250.000 persone (700.000 secondo le stime non ufficiali). Questo sistema di allerta non funzionò la seconda volta.

- Cosa ne pensa della possibilità di creare un’arma sismica? È possibile creare un terremoto “artificiale” in un punto del pianeta?

- L’arma sismica è possibile, ma al nostro livello attuale di conoscenze no. Se sapessimo come funzionano determinati processi naturali e in che modo raggiungono il loro livello critico, allora potremmo trasformarli in armi. Ad esempio, il terremoto di Spitak. In quel caso entrò in gioco un elemento artificiale. L’Armenia si trova sulla placca arabica che fa pressione sulle montagne del Caucaso e sull’Armenia stessa. Nel 1980 divenne operativa la diga di Akhuryan al confine tra Armenia e Turchia. L’acqua è l’elemento più sensibile nella crosta. E questo provocò il sisma. Questa è una chiara influenza antropica sui sismi. Si pensava che un’esplosione nucleare potesse provocare un terremoto. Fecero un esperimento a Semey. La domanda, però, fu: quanta energia possiamo immettere nella crosta terrestre? È possibile creare un’esplosione nucleare sotterranea a una potenza pari all’energia di un sisma, ma di quest’energia solamente il 2-3% si trasformerà in attività sismica. Infatti, l’effetto distruttivo che vediamo sotto forma di terremoto non è che l’1-2% dell’energia che la litosfera trasmette all’evento sismico.

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