Widgets Magazine
05:01 24 Agosto 2019
Un camion con i soldati ucraini a Mariupol

Ucraina: gli orrori della prigione segreta dell'SBU a Mariupol

© AP Photo / Sergei Grits
Mondo
URL abbreviato
7433

Torture con le scosse elettriche e con la motosega, notti passate in fosse con i corpi di chi era già morto in seguito alle torture: si stenta a credere che queste non siano scene di fantasia tratte da un film dell’orrore, ma atrocità che accadono realmente e a cui, nel XXI secolo, si sottopongono l’un l’altro i cittadini di una stessa nazione.

È ciò che succede nelle carceri segrete ucraine nelle quali finiscono anche i combattenti della Repubblica popolare autoproclamata di Donetsk e chi viene anche solo sospettato di simpatizzare per i “separatisti”.

Un elefante = un giorno

A marzo a Mosca in una conferenza stampa Vasily Prozorov, ex colonnello dei Servizi di sicurezza ucraini (SBU), ha raccontato ai giornalisti di una prigione segreta nell’aeroporto di Mariupol, la cosiddetta “biblioteca”. Chi in passato ha visto questa prigione completa e conferma le informazioni fornite da Prozorov.

“Quando alla tv ho visto le fotografie di quel corridoio (che ha mostrato Prozorov, ndr), mi si sono rizzati i capelli. Stavo seduta e sussurravo: oddio, quella era la mia cella”, ricorda Tatyana Ganzha, ex prigioniera di Mariupol.

Tatyana Ganzha, ex prigioniera di Mariupol
© Sputnik . RIA Novosti
Tatyana Ganzha, ex prigioniera di Mariupol

Ganzha ha passato 10 giorno nell’aeroporto di Mariupol e non pensava che mai avrebbe visto la propria prigione da un’altra prospettiva e tantomeno in tv. Era membro del Partito comunista ucraino, attualmente al bando nel Paese. Partecipava alle manifestazioni di protesta a Mariupol e prese poi parte al referendum dell’11 maggio sul futuro della Regione di Donetsk. Nell’ottobre del 2014 fu trattenuta dal battaglione Azov.

“All’aeroporto ho passato esattamente 10 giorni, dal 30 ottobre all’8 novembre”, ricorda. Per non perdere il senno e l’orientamento temporale, i prigionieri facevano delle linee sulle mura delle celle con le quali tenevano il conto dei giorni passati in prigonia. Tatyana proprio lì, sul muro, vide 7 o 8 piccoli elefanti: in questa maniera singolare contava i giorni un prigioniero dalla creatura creativa.

Una volta libera, Ganzha, parlando degli elefanti con i propri compagni di sventura, incontrò colei che li aveva disegnati, Natalya Myakota. “Il caso ha voluto che fossi nella tua cella, ho visto quegli elefanti”.

Quello che successe nell’aeroporto Ganzha lo descrive come “un vero e proprio inferno, un luogo di morte”. “Non è possibile parlare di tutte le atrocità che succedono lì. Mi spezzarono il setto nasale e non ci sento più dall’orecchio sinistro. Sono davvero ricordi difficili. Non vi racconterò tutto… Ma un ragazzo dell’SBU che mi accompagnò al bagno lungo quel corridoio mi disse che due giorni prima che arrivassi lì avevano picchiato una ragazza fino a farla morire, anche lei si chiamava Tatyana”, ricorda la donna.

I carnefici minacciavano continuamente Tatyana dicendole che sarebbe finita nella fossa dove raccoglievano i corpi dei defunti. Facevano allusioni al fatto che presto con lei il loro numero sarebbe aumentato oppure minacciavano di sottoporla a torture psicologiche. Circa il numero di persone seppellite, la donna risponde: “Moltissime. Le persone scomparivano senza lasciare traccia… Nell’ordine di centinaia di persone, ma questa è una mia stima”.

Un dipendente della prigione all'aeroporto di Mariupol
© Foto : Courtesy of Vasily Prozorov
Un dipendente della prigione all'aeroporto di Mariupol

L’8 novembre 2014 fu portata dall’aeroporto all’SBU perché venissero condotte delle indagini. Venne liberata grazie a uno scambio di prigionieri tra l’Ucraina e la Repubblica popolare di Donetsk il 26 dicembre 2014. Da allora vive a Donetsk in uno degli edifici allestiti per i rifugiati provenienti dai territori sotto il controllo di Kiev. Stando alle sue parole, casa sua a Mariupol fu razziata dall’Azov.

Prozorov ha raccontato che i membri dei “battaglioni volontari” inviavano a casa come trofei qualsiasi elettrodomestico, persino i microonde con panini secchi rimasti dentro.

Macellaio e dottore

Olga Seletskaya venne fermata il 29 agosto 2014 in centro città. Sempre dall’Azov. Trascorse una giornata nella prigione segreta. Il giorno seguente venne assegnata all’SBU. Il protocollo venne emesso il 30 agosto, ma stando ad esso la Seletskaya sarebbe stata fermata su un autobus alla periferia di Mariupol.

“Minacciano di portare lì la tua famiglia, tuo marito, i tuoi figli, di torturarli di fronte ai tuoi occhi. Spaventano la gente, la spezzano moralmente e fisicamente. E quando ti portano in centrale, emettono i documenti, come se ti avessero appena fermato. Ad esempio, nel mio caso come se mi avessero fermata sull’autobus. Ma dove io fossi stata durante le ventiquattr’ore precedenti non si sa”, dice Seletskaya.

Olga Seletskaya
© Sputnik . RIA Novosti
Olga Seletskaya

Stando al suo racconto, le torture più frequenti perpetrate dai carnefici prevedevano affogare la vittima in una botte o colpirla con uno straccio bagnato. Sul viso della persona coricata veniva posto uno straccio e lentamente versata dell’acqua. Gradualmente la persona cominciava a soffocare. “L’acqua finisce nei polmoni, si perde conoscenza. Volevano avere informazioni sulle armi e su dove fossero i soldi”, precisa la donna.

“Erano torture sofisticate. Mi capitò di parlare anche con altri carcerati. Ci chiamavano “libri”. E il luogo in cui ci trovavamo era la “biblioteca”. Mi raccontarono di torture atroci. Nel seminterrato dell’SBU vidi molti altri che erano passati dall’aeroporto di Mariupol… Erano stati gravemente picchiati, mutilati. Venni a sapere che non ritornarono a casa dopo gli interrogatori”, riferisce la donna.

La conferenza stampa di Prozorov le ha fatto riaffiorare determinati ricordi, la donna ha riconosciuto sia lo stesso Prozorov che i prigionieri di cui lui mostrò le fotografie.

“Ricordo la persona nella fotografia. Lo vidi proprio nell’edificio dell’SBU. Quando ci fecero gli interrogatori. Sono sicura che fosse lui”, Seletskaya indica Prozorov sulla fotografia.

Il colonnello dell’SBU era in realtà dalla sua parte

Prozorov è stato riconosciuto anche da Elena Blokha, nota giornalista di Donetsk, nonché redattore capo della rivista Munitsipalnaya Gazeta. Il 2 agosto 2014 la donna fu fermata a un posto di blocco presso Mangush nella periferia di Mariupol: la giornalista, il figlio e il conducente stavano percorrendo l’abituale strada per la Crimea senza pensare che fosse controllata dall’Azov e che la Blokha da tempo figurasse nelle liste nere per aver parlato in maniera imparziale degli eventi di Donetsk.

“I miei pensieri si sono annebbiati quando ho visto la conferenza stampa di Prozorov: fu proprio lui a partecipare al mio arresto! Lo ricordavo molto bene”, afferma Elena senza nascondere le proprie emozioni.

La donna ha descritto gli eventi verificatisi nell’aeroporto nel libro “90 dney v plenu” (90 giorni di prigionia), per ora disponibile solamente in formato elettronico. Lì l’autrice, senza ancora sapere che Prozorov fosse dalla sua parte, lo ha definito “faccia da bulldog”.

“Uno del gruppo che mi arrestò, un uomo piuttosto robusto di mezza età con una faccia da bulldog, mi sbatté davanti il distintivo dell’SBU dicendo che devo semplicemente andare con loro… Mezz’ora dopo arrivammo all’aeroporto di Mariupol. Attraversammo diversi posti di blocco circondati da recinzioni fatte non solo di sacchi di sabbia, ma anche di filo spinato. Ai posti di blocco era in servizio personale armato con il volto coperto da maschere. Ci fecero passare solo dopo che i nostri aguzzini fecero vedere loro i propri documenti di identificazione. In verità, per gli abitanti di Donetsk i soldati con il volto coperto non erano più una rarità ormai da tempo. Ma! Questi erano particolarmente aggressivi. Nell’aeroporto c’era già un’intera divisione di uomini in uniforme mimetica e passamontagna”, si legge nel libro.

Blokha finì anche nei frigoriferi, tristemente noti come luoghi in cui venivano tenuti i prigionieri: “In uno spazio di 3m x 1,5m rivestito di piastrelle bianche (come un magazzino) c’era solamente una sedia sulla quale era seduta una ragazza dal volto pallido. “Non chiudere, ti prego!”, gridò la ragazza rivolgendosi al giovane. “Resisti. Devi essere forte”, rispose lui a metà in tono beffardamente tenero e chiuse vigorosamente la porta. Tutto diventò completamente buio, mancava l’aria. Sembrava che non ci fosse alcun tipo di ventilazione”. La compagna di cella disse a Blokha che era stata portata due volte alla “fucilazione” per farle ammettere di voler sabotare la Repubblica popolare di Donetsk. “Mi promisero che mi avrebbero seppellita direttamente lì cosicché nessuno mi avrebbe trovata se non avessi accettato di collaborare”, raccontava Yulya, respirando affannosamente”, si legge nel libro.

Il figlio di Blokha finì in una cella maschile dove si trovavano altre 8 persone.

“Alcuni di loro, stando al racconto di mio figlio, erano stati gravemente picchiati. A uno si vedevano le costole rotte che sporgevano, a un altro le gambe spezzate… Chi fossero e cosa successe loro dopo non lo so, posso solo fare delle supposizioni. Ma una cosa era chiara: questi uomini potevano davvero sparire senza lasciare traccia come accade per molti di coloro che finiscono nelle carceri di questi battaglioni “volontari”. Va detto che Mariupol ha subìto repressioni particolarmente gravi da parte dei battaglioni nazionali e del partito ucraino “Settore Destro”. Dopotutto Mariupol è una delle prime città ad aver riconosciuto l’istituzione della Repubblica popolare di Donetsk”, conclude Blokha.

La missione dell’ONU ha documentato 16 casi

Gli eventi che si verificano all’aeroporto di Mariupol e in altre prigioni segrete dell’Ucraina e delle repubbliche autoproclamate sono continuamente stati oggetto di interesse della Missione di monitoraggio delle Nazioni Unite sui diritti umani in Ucraina (HRMMU) e registrati nei rapporti della missione.

Come ha comunicato a Sputnik Fiona Frazer, capo della missione, in 5 anni “sono state registrate diverse centinaia di casi di arresto e/o fermo coatto sotto scorta senza rapporto con il mondo esterno e di violazioni e abusi dei diritti umani (torture) perpetrati sia dal governo ucraino sia dai gruppi armati della Repubblica popolare autoproclamata di Donetsk e della Repubblica popolare autoproclamata di Lugansk”.

L’HRMMU ha documentato 16 casi di arresto e/o interrogatorio di persona nel territorio dell’aeroporto di Mariupol. “Tutti i casi risalgono al 2014, al 2015 e alla prima metà del 2016. L’arresto più breve è stato di alcune ore, il più lungo di un mese”, ha osservato Frazer.

La procura generale della Repubblica di Donetsk investiga su 9 casi penali

Al momento il Dipartimento investigativo della Procura generale della Repubblica popolare autoproclamata di Donetsk (DNR) sta svolgendo ricerche su 9 casi di presunta violazione dell’articolo 427 del Codice Penale della DNR (“Applicazione a fini bellici di mezzi e metodi vietati per legge”). Lo ha riferito a Sputnik la stessa Procura generale.

Le istanze dei civili sono state ricevute dalla Procura generale della DNR e riferiscono di trattamenti atroci commessi da parte degli organi di sicurezza ucraini nei confronti della popolazione civile. Tutte e 9 le persone che hanno presentato istanza avrebbero subito trattamenti illegali (torture) da parte di membri dell’SBU: scosse elettriche, soffocamento con sacchetti di plastica, utilizzo di acqua sugli organi respiratori dell’organismo.

  • Un ex prigioniere del carcere a Mariupol
    Un ex prigioniere del carcere a Mariupol
    © Foto : Courtesy of Vasily Prozorov
  • Un ex prigioniere del carcere a Mariupol
    Un ex prigioniere del carcere a Mariupol
    © Foto : Courtesy of Vasily Prozorov
  • Un ex prigioniere del carcere a Mariupol
    Un ex prigioniere del carcere a Mariupol
    © Foto : Courtesy of Vasily Prozorov
1 / 3
© Foto : Courtesy of Vasily Prozorov
Un ex prigioniere del carcere a Mariupol

Frigoriferi in “biblioteca”

Secondo quanto ha raccontato Prozorov durante la conferenza stampa nell’aeroporto di Mariupol per lungo tempo è esistita una prigione segreta, la “biblioteca”, nella quale venivano tenuti dei “libri” (questo il nome dato ai prigionieri, miliziani della DNR e comuni cittadini, sospettati di separatismo). Qui venivano torturati per farli confessare, per vendicare la sconfitta dell’SBU al fronte o per realizzare le inclinazioni sadistiche degli aguzzini. I prigionieri venivano tenuti in 2 celle frigorifere spente le cui porte si chiudevano ermeticamente e non facevano entrare neanche il calore.

Durante la conferenza stampa Prozorov ha mostrato le fotografie di 9 prigionieri della “biblioteca” di età diversa tra loro: dall’adolescente con una canotta color kaki per la quale probabilmente fu fermato a due anziani che presentavano segni di forti percosse. Stando alle dichiarazioni di Prozorov in qualche luogo dell’aeroporto vi erano anche le sepolture segrete di chi non era riuscito a resistere alle torture o era stato ucciso dagli aguzzini. A gestire la “biblioteca” erano i soldati del battaglione Azov sotto il controllo dell’SBU: di norma, quelli dell’Azov facevano il lavoro sporco, mentre gli uomini dell’SBU registravano le confessioni dei prigionieri.

Mettiamolo subito in chiaro: di prove ce ne sono poche, bisogna raccoglierle briciola per briciola. L’Ucraina ancora non è ancora abbastanza matura da indagare sui crimini militari da lei stessa commessi.

Tra le prove figurano anche gli esiti delle perizie di medicina legale a cui i “libri” si sono sottoposti sia in carcere sia in seguito allo scambio di prigionieri una volta arrivati in territorio DNR. Alcuni dopo la prigionia hanno trascorso dei mesi in ospedale. Quattro miliziani della DNR, che da 5 anni si trovano al penitenziario di Mariupol, sono riusciti a convincere la Procura militare della guarnigione di Mariupol ad avviare un’azione legale relativa alle torture.

Un’altra prova importante: la mancata corrispondenza delle date nei documenti dei prigionieri. Passavano alcuni giorni, se non settimane, tra l’arresto effettivo e l’emissione della documentazione ufficiale. Ma la loro cattura spesso veniva registrata in video dell’Azov e nei comunicati stampa dell’SBU. Successivamente vi era un lasso di tempo “grigio” in cui i prigionieri erano sottoposti a torture: così venivano preparati agli interrogatori ufficiali dell’SBU. Gli aguzzini torturavano i prigionieri per carpire qualunque informazione, nomi di altri “separatisti”, missioni ricevute da Donetsk.

Vi sono molte informazioni circa gli eventi verificatisi nelle prigioni segrete all’interno dei rapporti della Missione di monitoraggio dell’ONU. Inoltre, Sputnik ha trovato altri due ex collaboratori dei servizi di sicurezza ucraini le cui testimonianze sulle prigioni segrete non sono ancora state pubblicate.

Tags:
Donbass, Donbass, donbass, Donbass, Ucraina
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik