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06:46 26 Agosto 2019
Cittadini giocano a calcio nella Capitale dell'Honduras Tegusigalpa

“La guerra del calcio” 50 anni dopo: tutta la verità

© Sputnik . Мария Плотникова
Mondo
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Per mezzo secolo il mondo intero ha creduto che nel 1969 una partita di calcio avesse provocato un conflitto in America centrale.

“Guerra del calcio”, infatti, è il nome dato al conflitto dal noto giornalista Ryszard Kapuscinski in una delle sue opere sul conflitto tra Honduras ed El Salvador che instillò in tutto il mondo la credenza per cui il calcio fosse il catalizzatore della guerra. Tuttavia, questo scontro prese origine da presupposti differenti.

“In realtà, le vere ragioni del conflitto del 1969 derivano dalla disuguaglianza tra queste due nazioni che si registrò in passato e si registra ancora oggi. Probabilmente la differenza sta nel fatto che negli anni ’60 El Salvador era una nazione molto densamente popolata con un territorio più piccolo rispetto all’Honduras”, ha spiegato a Sputnik Efraín Díaz Arrivillaga, ex ambasciatore honduregno presso la sede ONU di Ginevra.

A sua volta, Domingo Santacruz, ambasciatore in carica di El Salvador in Venezuela, ha dichiarato che “la ragione prima dev’essere cercata nella crisi strutturale di El Salvador e dell’America centrale”.

Miseria e disuguaglianza

In quegli anni la popolazione salvadoregna contava 3 milioni di persone mentre quella honduregna 2,3. Ma per via dell’oligarchia fondiaria fra queste nazioni si registrava un’enorme sperequazione.

“Dieci anni prima venne istituito il Mercato Comune Centro-Americano (MCCA) grazie al quale venne ridotta la pressione tra l’oligarchia e il popolo salvadoregni”, ha spiegato Santacruz, che è anche uno dei fondatori del Fronte di liberazione nazionale Farabundo Martì (FMLN).

Dal 1931 a El Salvador venne stabilita una dittatura durante la quale il 43% delle terre coltivate era in mano all’1% dei fondiari.

Diaz ha osservato che “a partire dagli anni ’60 questa classe sociale contribuì alla migrazione in massa di salvadoregni in Honduras. Questo funse da valvola di sfogo nella questione della mancanza di terre a El Salvador”.

L’MCCA “ha alleggerito un po’ le pressioni interne rendendo possibili assunzioni più o meno su larga scala, creando manodopera libera seppur sottopagata e priva di previdenza sociale”, ha aggiunto Santacruz.

L’Honduras disponeva di molte più terre e poteva dare lavoro a molti più salvadoregni nel settore agricolo. Ma nel 1962 il governo honduregno approvò una riforma agraria che aveva come obiettivo la ridistribuzione delle terre.

Di conseguenza, molti salvadoregni che si erano già impossessati di terre in Honduras e le coltivavano dovettero tornare a El Salvador. Per questo motivo, scoppiò una reazione a catena: conflitti sociali e pressioni socioeconomiche.

“Gli scontri tra salvadoregni e honduregni si fecero più intensi e questo portò allo sviluppo di una sorta di sciovinismo che indebolì l’MCCA”, ha spiegato Santacruz.

Il mare, un altro elemento di tensione

Secondo Diaz, un altro problema fu la necessità di uno spazio vitale con sbocco sull’Oceano Atlantico poiché i salvadoregni dovevano entrare in territorio honduregno per avere accesso al mare dall’altra parte.

“Quest’idea dell’espansione territoriale prese piede a El Salvador e fu uno degli elementi scatenanti di questo conflitto che, fra l’altro, pose fine agli sforzi profusi sin dal 1960 per la creazione di un mercato unico centramericano”, ha ricordato l’ex diplomatico.

Da parte honduregna, Diaz ha menzionato una serie di conflitti frontalieri fra le due nazioni nella zona del Golfo di Fonseca che occupa una piccola parte della costa pacifica ed è suddiviso tra Nicaragua, Honduras ed El Salvador. “Qui il problema principale fu lo sbocco dell’Honduras sul Pacifico che andò a creare ulteriori frizioni”, ha osservato l’esperto.

Questo conflitto allontanò l’idea della creazione di una zona di libero scambio che avrebbe unito Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica e Panama fino al 1969 e lasciò gravi ferite alla regione che non si rimarginarono per decenni.

El Salvador – Honduras (1969)

In tal contesto furono giocate 3 partite di calcio che furono le più tese nella storia di queste due nazioni. In gioco vi era la qualificazione ai Mondiali del 1970 in Messico e nessuna delle due nazioni aveva mai partecipato prima a un mondiale. La pressione era palpabile.

L’8 giugno 1969 l’Honduras vinse la prima partita a Tegucigalpa con un punteggio di 1-0. El Salvador replicò la settimana seguente in casa con un punteggio di 3-0. La partita decisiva si doveva tenere il 27 giugno allo stadio Azteca di Città del Messico. Già si erano verificati episodi di violenza durante le prime due partite.

Nel giorno dell’ultima partita le tribune vennero divise. Considerati i precedenti, il governo messicano ordinò la presenza di 5000 militari che furono dispiegati nelle tribune tra i tifosi dei due Paesi. Tuttavia, si verificò comunque uno scontro tra i tifosi.

Alla fine, la squadra di El Salvador conquistò la sua prima partecipazione ai Mondiali del 1970 in Messico e sole 3 settimane dopo scoppiò il conflitto tra le due nazioni.

Il 14 luglio El Salvador lanciò una bomba sull’Honduras dando così inizio al conflitto.

“La possibilità di un’aggressione era per qualche ragione impensabile e colse di sorpresa il governo e l’esercito honduregni. Se non fosse stato per il ruolo decisivo svolto dall’Aeronautica militare honduregna, le conseguenze sarebbero state di gran lunga peggiori”, ha osservato il diplomatico.

Il conflitto durò 100 ore e passò alla storia come “guerra del calcio” dopo che gli fu conferito questo nome dal noto giornalista Ryszard Kapuscinski in un suo articolo.

Giornalista e scrtittore polacco Ryszard Kapuscinski
© AFP 2019 / STR/REPORTER
Giornalista e scrtittore polacco Ryszard Kapuscinski

Il giornalista polacco era uno dei pochi corrispondenti stranieri a trovarsi nella regione quando scoppiò il conflitto. Secondo la sua cronaca, la prima bomba fu sganciata su Tegucigalpa alle 6 di sera.

“Una donna correva sul marciapiede e gridava: Mio figlio! Mio figlio! D’un tratto tacque e tutto intorno c’era solo silenzio. Era tutto così tranquillo che la città sembrava fosse morta. Dopo pochi istanti staccarono l’elettricità e tutta Tegucigalpa fu immersa nella più completa oscurità”, scriveva il giornalista.

Kapuscinski descrisse questo conflitto come qualcosa di assurdo in cui “entrambi gli eserciti portavano la stessa uniforme, avevano le stesse armi e parlavano la stessa lingua”.

“Per alcuni giorni l’Honduras ed El Salvador balzarono alle cronache della stampa internazionale. I piccoli Paesi del Terzo mondo (o anche Quarto) devono far scorrere sangue per avere la possibilità di attirare l’attenzione generale”.

Nel frattempo, nelle due nazioni il conflitto divenne famoso anche come “guerra delle cento ore” e pose fine ai rapporti tra i due Paesi per più di un decennio finché non fu siglato un accordo che definiva i confini. Dopodiché i loro rapporti cominciarono a normalizzarsi.

“La guerra si concluse con la scacciata di migliaia di salvadoregni verso un Paese immerso in una profonda crisi politica. La riforma agraria si tramutò in un simbolo del movimento popolare che si fuse con il conflitto armato di El Salvador della fine degli anni ’60 e che durò per 12 anni”, ricorda Santacruz.

Inoltre, il conflitto pose fine all’MCCA. “Interruppe un processo che, se fosse continuato, avrebbe meglio preparato la regione alla globalizzazione qualora avessimo scelto di spingerci verso un’integrazione economica regionale”, ha dichiarato l’esperto honduregno.

Sono passati 50 anni dalla Guerra delle 100 ore e Diaz ci assicura che le controversie tra Honduras ed El Salvador sono ormai ricordi del passato. “Ci fu, però, un tempo in cui le ferite erano ancora aperte. Oggi fortunatamente i rapporti tra i popoli honduregno e salvadoregno si possono definire di fratellanza”, ha assicurato.

Tags:
Honduras, America Centrale, El Salvador
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