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12:03 24 Agosto 2019
Angela Merkel

Il sessantesimo compleanno di Frau Merkel

© AP Photo / Markus Schreiber
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Il 17 luglio Angela Merkel compirà 65 anni e alla fine dell’anno, se non accadrà nulla, Merkel batterà Adenauer (14 anni) per il mandato più lungo come cancelliere. Poi rimarranno solamente Kohl (16 anni) e Bismark (19 anni).

E andrebbe anche bene così. Persino la crisi del 2015 con l’arrivo dei profughi, che a un altro sarebbe costata il posto di cancelliere, non ha scalfito l’inflessibile Mutti Merkel. Grazie a Dio, Merkel avrebbe scampato un attacco apoplettico, ma sta comunque avendo dei problemi di salute. I media di tutto il mondo spettegolano già riguardo al suo terzo attacco di tremore inarrestabile che l’avrebbe colpita in occasione di cerimonie pubbliche (noi non sappiamo ciò che succede lontano dalle telecamere).

Merkel non può eludere del tutto le domande su questo argomento: dopotutto, essere cancelliera è una funzione pubblica, ma rispondendo a queste domande è estremamente evasiva.

“Quanto alla mia salute posso dire questo. In primo luogo, partite dal presupposto che do tutta me stessa per la responsabilità del ruolo che ricopro e gestisco personalmente le questioni che riguardano la mia salute. In secondo luogo, sappiate che come persona anch’io ho il massimo interesse a rimanere in salute e mi tengo controllata”.

Niente di cui preoccuparsi, parrebbe. Solo che una risposta del genere non chiarisce la natura della malattia né ciò che comporta. E il fatto che Merkel preferisse essere in salute piuttosto che malata non era difficile da immaginare per il pubblico.

Comunque il comportamento della cancelliera è comprensibile. Pochi amano parlare dei propri problemi in pubblico. Inoltre, è spiacevole quando la gente parla delle tue malattie, soprattutto se poi si accompagnano critiche sulla carriera. Non sono solamente i politici di rango, ma anche persone che rivestono cariche non politiche ad evitare di parlare di questi argomenti perché poi i loro concorrenti potrebbero dire ipocritamente:

“Tu sei malato, riposati in ospedale e il tuo posto lo prenderà qualcun altro. L’importante è la salute”.

Chiaramente i politici di rango fanno caso a sé: per loro prendersi un periodo per curarsi è una possibilità molto limitata. Talvolta nelle società non democratiche è possibile. Stalin già alla fine degli anni ’40 era in cattiva salute, ma questo non gli ha impedito di operare fino all’ultimo. Lo stesso accade a Mao. Nelle società democratiche, invece, non è così. La salute del leader in quei casi è oggetto dell’interesse pubblico. O meglio, in teoria è così, ma in pratica non proprio.

La cancelliera Angela Merkel ricevuta dal primo ministro moldavo Maia Sandu a Berlino
© REUTERS / FABRIZIO BENSCH
La cancelliera Angela Merkel e il primo ministro moldavo Maia Sandu a Berlino

Il 2 ottobre 1919 al presidente USA Wilson venne un attacco e dopo non fu più in grado di ricoprire il suo posto. Fino alla fine del mandato presidenziale, nel marzo 1921, gli affari di Stato furono gestiti da sua moglie e l’infarto venne meticolosamente nascosto al grande pubblico. Churchill durante il suo secondo mandato fu colpito da diversi attacchi. Nel febbraio del 1952 dopo un attacco non riuscì a parlare per diversi mesi. Nel giugno del 1953 dopo l’ennesimo attacco rimase parzialmente paralizzato. Tutti questi dettagli medici furono chiaramente celati e Churchill andò in pensione solamente nel 1955. E in quegli anni la politica internazionale fu particolarmente difficile. Tanto che vi fu uno scontro tra gli eredi di Stalin al Cremlino.

Il presidente francese Mitterrand governò per 14 anni, dal 1981 al 1995, e iniziò il suo mandato già gravemente malato di un tumore alla prostata. Per tutti quegli anni la diagnosi fu tenuta segreta. Negli ultimi mesi del suo mandato presidenziale Mitterrand aveva seri problemi, ma questo non gli impedì di perdere le redini della situazione.

I casi di Churchill e Mitterrand sono degni di nota perché leader con gravi problemi di salute governavano nazioni nucleari e rimane un grande mistero chi di fatto spingesse il bottone.

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Germania, Angela Merkel
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