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07:48 26 Agosto 2019

Su una botte di plutonio. Dove si trovano le bombe nucleari perse dai militari?

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Non sono rari i casi in cui l’aeronautica militare di un Paese abbia dovuto effettuare uno sgancio di emergenza della propria testata. Ad esempio, la settimana scorsa l’aereo d’attacco A-10 Thunderbolt dell’Aeronautica militare statunitense dopo aver impattato con un uccello ha sganciato le bombe fittizie che trasportava sulla Florida.

Un incidente simile era accaduto una settimana prima in India dove un caccia ha sganciato le armi da addestramento sulla città di Ambala. A volte sono state sganciate anche testate vere, fra cui anche testate nucleari. Il Pentagono ha anche creato un apposito codice per questo tipo di incidenti: Broken Arrow (ovvero, Freccia spezzata). Sputnik vi spiega dove e come l’umanità ha perso le sue armi più pericolose.

Caccia senza conducente

Negli anni della Guerra fredda si registrarono circa 50 diversi incidenti con le armi nucleari che hanno visto coinvolti gli americani. Un’arma nucleare fu persa per la prima volta nel febbraio del 1950. Il velivolo Convair B-36 dell’Aeronautica militare statunitense volava dall’Alaska al Texas con la testata nucleare Mark IV. Lungo il tragitto il pilota doveva simulare un attacco nucleare su San Francisco. Ma dopo 7 ore di volo per via del raffreddamento i motori del caccia vennero meno: il velivolo cominciò a perdere rapidamente velocità e quota. Il comandante ordinò all’equipaggio di sganciare il pericoloso carico e di abbandonare il velivolo.

Il B-36 senza nessuno alla guida continuò il sorvolo per qualche centinaio di miglia e si schiantò nella provincia canadese della Columbia britannica. Stando al rapporto ufficiale, la bomba esplose a quota 300 metri sulla superficie dell’oceano. Ma il Pentagono non fu in grado di confermare con certezza l’autodistruzione dell’ordigno. Il caccia schiantatosi venne rinvenuto solamente 3 anni dopo. E sul luogo dell’incidente furono trovati dei detonatori che confermano in maniera indiretta che l’ordigno era una bomba vera e propria e non fittizia. Molto probabilmente, la bomba nucleare si trova ancora oggi sul fondo del Pacifico.

Un rifornimento di carburante finito male

Nel marzo del 1956 il bombardiere americano B-47 doveva effettuare un sorvolo senza scali dalla base MacDill in Florida alla base di Ben Guerir in Marocco. Per la maggior parte del tempo non si riscontrarono problemi, ma sul Mar Mediterraneo, quando il velivolo si stava preparando all’ennesimo pieno di carburante in aria, a quota 4 km improvvisamente si interruppe ogni collegamento. A bordo del bombardiere furono poi trovati due contenitori di plutonio.

Le ricerche del velivolo schiantatosi continuarono per diverse settimane. Ma non si riuscì né a determinare il luogo dello schianto né a trovare i corpi dei tre membri dell’equipaggio. Non furono trovati nemmeno i contenitori con il metallo radioattivo. È noto che l’ultimo collegamento dell’equipaggio venne stabilito ad alcune decine di km dalla frontiera marocchina. Molto probabilmente il plutonio si trova ancora nei pressi di quelle zone.

L’aurora boreale

Un altro incidente che ha visto coinvolto un bombardiere americano si è verificato più di 50 anni fa. Nel gennaio del 1968 il velivolo strategico B-52 con 4 bombe H a bordo si schiantò a 7 miglia dalla base aerea di Thule in Groenlandia. L’aereo stava effettuando un pattugliamento. Durante il volo nella cabina di pilotaggio scoppiò un incendio. L’equipaggio tentò di domare le fiamme, ma la superficie dell’incendio continuava ad estendersi. Per questo, non fu possibile effettuare un atterraggio di emergenza.

Solamente 6 dei 7 membri dell’equipaggio riuscirono a lanciarsi, un militare morì dopo essersi procurato gravi ferite a bordo. Il bombardiere si schiantò su una distesa di ghiaccio. L’enorme velivolo fece breccia nello spesso strato di ghiaccio e affondò. Immediatamente partirono le ricerche del relitto e, cosa più importante, delle testate nucleari. Come fu reso noto in seguito, una delle bombe detonò provocando gravi danni ambientali. In seguito, migliaia di tonnellate di neve e ghiaccio contaminati furono inviati negli USA per essere stoccate.

Un’altra bomba fu gravemente danneggiata, ma non esplose. Due altre testate affondarono assieme ai resti del velivolo. Si riuscì a trovare la prima testata e ad estrarla dal fondo oceanico solamente 10 anni dopo. La seconda ancora giace sul fondo della Baia di Baffin. Quest’incidente attirò l’attenzione popolare e il governo danese manifestò il suo malcontento. Inoltre, l’accaduto indusse il Ministero statunitense della Difesa a interrompere i pattugliamenti aerei di bombardieri con cariche nucleari a bordo.

Scontro su una destinazione turistica

Tybee Island è oggi una delle destinazioni turistiche più popolari degli USA. La sua spiaggia di sabbia, il mare caldo e il sole attirano sull’isola migliaia di turisti. L’unica cosa che le agenzie turistiche cercano di non menzionare nei dépliant pubblicitari è il grave incidente avvenuto lì circa 50 anni fa che ha visto coinvolto una testata nucleare. Nel febbraio del 1958 il bombardiere B-47 stava effettuando un volo di addestramento. A bordo del velivolo si trovava la bomba nucleare Mark 15 da 3,5 tonnellate.

Ma nello stesso momento in aria stava compiendo delle manovre il caccia F-86. A causa del mancato coordinamento delle operazioni tra gli equipaggi dei due velivoli si verificò uno scontro. Il caccia danneggiò l’ala del bombardiere. L’equipaggio del B-47 si preparò ad effettuare un atterraggio di emergenza, ma prima di farlo sganciò il carico radioattivo nel fiume Savannah. L’aereo atterrò con successo e i piloti furono premiati.

Quanto alla testata nucleare, ad oggi non è ancora stata trovata nonostante i numerosi tentativi. Alcuni entusiasti ne sono alla ricerca ancora oggi. Dunque, i turisti fanno il bagno a mare e prendono il sole sulle spiagge di Tybee Island in prossimità di una bomba nucleare da 3 tonnellate.

Si sa poco della perdita di testate nucleari aviotrasportate in Unione Sovietica: con una buona dose di probabilità si può dire che non vi furono proprio episodi simili. Tuttavia, anche i militari sovietici hanno lasciato un’arma nucleare sul fondo oceanico non per un’emergenza aerea, ma per l’incidente di un sommergibile.

Infatti, dopo l’incidente fatale del sommergibile K-278 Komsomolets del 7 aprile 1989 sul fondale del Mar di Norvegia rimasero un reattore nucleare e alcuni siluri con testate nucleari. In quell’incidente morirono 42 membri dell’equipaggio.

Oggi il Komsomolets riposa a una profondità di 1658 metri. Tra il 1989 e il 1998 sul luogo dell’incidente furono inviate 7 spedizioni subacquee. Con l’aiuto delle sonde Mir-1 e Mir-2 i ricercatori studiarono le condizioni della stiva, del reattore e dei siluri. Arrivarono alla conclusione che il sommergibile non costituisce un pericolo per l’ambiente circostante.

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Tags:
Ambiente, URSS, guerra fredda, Armi nucleari, Armi, USA
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