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07:17 24 Agosto 2019
Bambini del campo di profughi Moria nell'isola greca di Lesbo

Il problema delle isole dei profughi: la parola ai proprietari degli hotel

© Sputnik . Alejandro Martinez Velez
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Il numero di profughi al momento in Grecia si è ridotto rispetto al 2015, ma le isole greche, dove arrivano i profughi, continuano a versare in uno stato critico.

Il corrispondente di Sputnik ha affrontato la questione con i proprietari degli hotel che hanno chiesto di fare qualcosa per cambiare l’immagine ormai compromessa delle loro isole.

La crisi dei profughi, scoppiata alla fine del 2015, ha portato grandi cambiamenti nel quotidiano delle isole dell’Egeo settentrionale e ha inevitabilmente interessato anche il turismo di quest’arcipelago. I maggiori problemi sono stati riscontrati dalle isole di Lesbo e Chio verso le quali i flussi di turisti si sono considerevolmente ridotti. I proprietari degli hotel di questa ragione ancor’oggi affrontano le conseguenze della crisi e chiedono che vengano presi tempestivamente dei provvedimenti.

“Il problema della crisi dei profughi persiste indipendentemente dal fatto che se ne parli o meno sui media. È necessario cambiare rapidamente il modo in cui la gente ci percepisce”, afferma a Sputnik Dimitris Avagianos, proprietario di un hotel della zona e presidente dell’Associazione dei proprietari di hotel a Lesbo.

“In particolare nel 2016 abbiamo registrato un calo importante del flusso di turisti sull’isola. In alcune zone dell’isola abbiamo raggiunto un -70/-90%. L’associazione dei proprietari di hotel ha raccolto i documenti necessari da presentare al Ministero del Turismo perché chi realmente avesse subito delle perdite venisse rimborsato”, aggiunge.

Inoltre, il signor Avagianos sottolinea che i profughi si sono aggiunti a problemi già esistenti sull’isola, come la rete di trasporto locale poco sviluppata e l’assenza di aerei di linea, cosa che dal canto suo scoraggia i turisti.

Una situazione analoga è descritta da Giorgos Misetsis, proprietario di un hotel e presidente dell’Associazione dei proprietari di hotel sull’isola di Chio, il quale parla della responsabilità dell’Unione europea nella risoluzione di questo problema.

“L’Unione europea è responsabile di ciò che accade nel Centro di accoglienza e registrazione dei profughi. Al momento registriamo un aumento del numero di migranti africani”, afferma.

“I profughi rimarranno al Centro per due anni. Queste voci sull’arrivo di nuove persone, il cui status sull’isola ancora non è stato definito, preoccupano l’isola e pare e che i problemi non si fermeranno a questo. L’Europa ha “costretto” le isole a tenere le “porte aperte”. Ma questo ha scoraggiato i turisti a frequentare la nostra isola come vorremmo”, sottolinea.

Intanto il signor Misetsis descrive la portata del danno causato in seguito alla crisi dei profughi sull’isola e gli sforzi che stanno facendo per cambiare la situazione.

“A partire dal 2016 il numero di turisti è diminuito. Per via della crisi dei profughi i voli di linea su Chio sono stati cancellati. Sembra che le compagnie aeree non siano pronte a tornare. Siamo fuori dalla portata del turismo di massa. Abbiamo bisogno di un cambiamento radicale della nostra immagine. Chiaramente negli ultimi anni abbiamo profuso sforzi importanti per sviluppare un turismo alternativo che tuttavia non può sostituire completamente quello di massa. I turisti sono attirati da escursioni, erbe curative, la mastica e i seminari su come coltivarla, il kayak, le immersioni subacquee. Tuttavia, è solo il 20% dei turisti che c’erano prima. Mentre fino al 2015 registravamo 360 arrivi a settimana, oggi ce ne sono tra i 60 e i 100 e per la maggior parte sono turisti “alternativi””.

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