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11:09 24 Agosto 2019

Intestino irritabile? Da oggi si diagnostica senza colonscopia

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L'intestino irritabile è legato alle infiammazioni, come il morbo di Crohn, la rettocolite ulcerosa e la celiachia. Dalla scienza arriva un nuovo metodo di diagnosi non invasivo.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Medicina di Varsavia guidato dal dott. Marcin Ufnal ha elaborato un nuovo metodo non invasivo per individuare e monitorare le malattie dell’intestino, come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa.

Negli ultimi anni i ricercatori in campo medico si sono focalizzati sul tema del mantenimento della salute dell’intestino e della varietà dei suoi batteri. L’intestino è stato addirittura soprannominato “secondo cervello” e si trovano sempre più conferme della dipendenza della salute fisica e psichica della persona dalle sue condizioni.

L’irritabilità intestinale è un importante indicatore dello stato di salite di questo organo. Un’alta irritabilità è legata alle infiammazioni dell’intestino, come il morbo di Crohn, la rettocolite ulcerosa, la celiachia e le intolleranze alimentari.

Secondo i dati di The Lancet, questi problemi oggi riguardano una larga fetta della popolazione mondiale, quindi il problema di una rapida diagnosi, del controllo e della cura di queste condizioni è molto importante.

Oggi i medici sono costretti a fare una diagnosi sulla base dei sintomi clinici (dolori dello stomaco, sanguinamento, perdita di peso e costante stanchezza) e dei risultati della colonscopia. Ma l’ultimo metodo ha diversi svantaggi: per prima cosa sono in pochi a decidersi a farlo, e inoltre si tratta di un metodo invasivo che spesso richiede l’assunzione di antidolorifici. Questi fattori ostacolano l’efficacia della diagnosi e della cura.

I ricercatori polacchi, la cui ricerca è riportata su Experimental Physiology, propongono un altro metodo che richiede solo due campioni: di sangue e delle feci. Senza alcuna invasione.

Some spiegano gli specialisti, quando aumenta la permeabilità dell’intestino gli alimenti poco desiderabili come i batteri e i prodotti batterici cominciano a introdursi nel sistema venoso. Questo fenomeno influisce negativamente sulla salute.

Una quantità di batteri intestinali nel sangue superiore a quella delle feci è quindi sintomo di pareti dell’intestino danneggiate e, di conseguenza, con alto livello di permeabilità.

“Questo metodo potrebbe diventare uno strumento molo importante per la diagnosi e la cura delle malattie dell’intestino. Si può utilizzare l’intestino irritabile come marker della malattia e anche come potenziale obiettivo delle cure”, spiega il dott. Ufnal.

Una diagnosi rapida delle malattie infiammatorie dell’intestino permette ai pazienti di prendere misure immediate e migliorare la qualità della vita.

I ricercatori polacchi sperano che il nuovo metodo aiuterà a diagnosticare anche altre patologie legate a un’eccessiva permeabilità dell’intestino che possono portare anche a problemi con il fegato e insufficienza cardiaca.

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Ricerca scientifica, Salute
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