01:23 10 Agosto 2020
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Le guardie di frontiera cinesi non solo controllano la corrispondenza sui cellulari dei turisti, ma installano anche applicazioni per tracciare i loro movimenti e messaggi. Lo si afferma in un'inchiesta congiunta dei giornali Guardian, New York Times e Süddeutsche Zeitung.

Negli smartphone dei turisti viene installata l'applicazione Fēng cǎi, traducibile come "api che raccolgono il miele". Consente ai servizi segreti e alla polizia cinese di ottenere l'accesso remoto alle e-mail, ai contatti e alle informazioni memorizzate sul cellulare, come le foto.

L'installazione dell'applicazione avviene quando il turista, su richiesta della guardia di frontiera, dichiara la password per accedere al proprio dispositivo. Successivamente il telefonino viene portato in una stanza separata, apparentemente per dei controlli.

L'inchiesta evidenzia che Fēng cǎi è stato rilevato solo sugli smartphone con il sistema operativo Android. Gli esperti di sicurezza informatica con cui hanno parlato i giornalisti sostengono che anche gli smartphone col sistema operativo iOS vengono portati in una stanza separata, dove possono essere collegati a dispositivi speciali e scannerizzati.

In precedenza il Consolato Generale della Federazione Russa a Guangzhou aveva avvisato che erano stati rafforzati i controlli al confine per entrare in Cina. Ora le guardie di frontiera hanno il diritto di controllare a propria discrezione i contenuti degli smartphone dei turisti e la cronologia delle chat (esempio WhatsApp). Ufficialmente viene giustificato con il fatto che le autorità cinesi vogliono accertare la veridicità degli obiettivi dichiarati all'arrivo.

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