04:58 20 Novembre 2019

Caporedattore di WikiLeaks: 175 anni ad Assange in USA sono questione di vita o di morte

CC BY 2.0 / JD Lasica / Kristinn Hrafnsson
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Sputnik ha intervistato il caporedattore di WikiLeaks Kristinn Hrafnsson quello che sta accadendo a Julian Assange, il loro piano d'azione e il ruolo della stampa.

- Lei ha fatto visita ad Assange il 26 giugno. Potrebbe parlarci delle sue condizione psicologiche? Come si sente?

- Sono lieto di dire che si è stabilizzato. Sicuramente è in condizioni migliori di qualche settimana fa. Com’è noto, era stato portato al reparto ospedaliero del carcere di Belmarsh e sono stato felice di vedere che la sua salute è un po’ migliorata. Ma è ancora debole, sta ancora soffrendo. E di fatto, senz’altro, è stato messo in una posizione nella quale non è in grado di preparare sufficientemente la propria difesa.

E questa è certamente la cosa peggiore che possiamo far provare a una persona. Ed è fatto in modo assolutamente intenzionale: sta ottenendo una sentenza molto dura per un reato di per sé minore come la violazione delle condizioni di custodia. La sentenza maggiore è totalmente inaccettabile perché si sapeva che sarebbe stato in una posizione nella quale non avrebbe potuto prepararsi appropriatamente alla sua difesa sul caso dell’estradizione.

Quindi potete immaginarvi l’ansia cui è sottoposto. Totale isolamento, non ha informazioni sufficienti, la sua vita è praticamente su un filo. Perché si tratta di una questione di vita o morte. 175 anni di prigione negli Stati Uniti sono questione di vita o morte.

- L’udienza per l’estradizione negli USA si terrà solo a febbraio 2020. Prima di allora, qual è il piano d’azione di WikiLeaks?

- L’udienza formale sarà a fine febbraio. E faremo ulteriori passi in quella direzione. Ma nel frattempo certamente continueremo la lotta e continueremo a far accettare alle persone la realtà che questo è un caso molto grave. E stabilisce un precedente che riguarda non Julian o WikiLeaks, ma l’attacco più grave alla libertà di stampa in decenni. Ci focalizzeremo sul supporto, anch’io come caporedattore, e continueremo, anche se abbiamo una capacità limitata, a pubblicare informazioni sul sito di WikiLeaks.

- Secondo lei Assange dovrebbe appellarsi alla Corte e uropea dei diritti dell'uomo dopo quello che ha detto il relatore speciale sulla tortura?

- Non so se sia possibile farlo basandosi su questo. Bisogna esaurire i rimedi legali nelle corti del proprio paese prima di potersi veramente appellare e aspetterei di vedere cosa accade alla fine, dopo che il Regno Unito porterà il caso in tutte le corti. Ma non sono troppo ottimista che sarà liberato. E questo vorrebbe dire reclusione per anni e anni.

- I media e in particolare WikiLeaks hanno il diritto di pubblicare informazioni molto segrete e sensibili riguardanti uno stato? E dove è la linea di confine tra aiutare la società tenendola al corrente e minacciare il funzionamento dello stato?

- Uno stato consiste di molti elementi, e ovviamente il più importante elemento di uno stato e un paese è il popolo. E quando sei un giornalista, servi il popolo, e non i poteri. Come giornalisti abbiamo un mandato dal grande pubblico e abbiamo un dovere rispetto al grande pubblico di far rispondere i poteri, sia le aziende che lo stato, delle loro azioni.

È quello che facciamo. Quando valutiamo un’informazione per vedere se dovrebbe essere pubblicata o no, è la stessa valutazione che fa ogni giornalista: è rilevante per la stampa? Se lo è, deve essere pubblicata. Chiamarlo spionaggio, chiamarlo minaccia è assurdo. Certamente qui c’è una linea di confine. Anche se ricevessimo il codice per il lancio dei missili balistici intercontinentali di alcune nazioni, non li pubblicheremmo mai, certo che no. Non pubblicheremmo neanche informazioni mediche personali fini a se stesse.

Quindi ci sono limiti e questi limiti in generale sono rispettati. Quello che deve essere di dominio pubblico sono le informazioni che le persone devono avere per poter valutare i poteri.

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Tags:
USA, Wikileaks, Julian Assange
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