23:51 12 Agosto 2020
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Stando ai dati riportati dall’ONG Human Rights Watch, in Senegal più di 100.000 bambini “sono costretti ad elemosinare”. Questi bambini sono vittime di “gravi violazioni” nonostante le campagne di sensibilizzazione e le leggi in vigore. Due mediatori intervistati dal nostro corrispondente biasimano il governo per aver sottovalutato questo problema.

I Talibés sono i bambini che in Senegal chiedono l’elemosina per strada. Molti alunni delle scuole coraniche (le Daaras) girovagano per ore per le strade chiedendo soldi o cibo.

Le associazioni della società civile da anni si oppongono alla situazione. Nel 2005 in Senegal è stata approvata una legge che vieta l’accattonaggio coatto. Tuttavia, i Talibés continuano a essere vittime di gravi violazioni, come si legge nel rapporto pubblicato l’11 giugno 2019 da Human Rights Watch (HRW) e Plateforme pour la promotion et la protection des droits de l’Homme (PPDH).

“Non sappiamo quante scuole coraniche e quanti Talibés vi siano in Senegal. Non vi sono studi esaustivi a livello nazionale né statistiche ufficiali”, affermano gli autori del rapporto intitolato “Il y a une souffrance énorme: Graves abus contre des enfants talibés au Sénégal, 2017-2018».

Stando ai dati di HRW, i bambini senegalesi costretti all’accattonaggio sarebbero più di 100.000. Sono solo i Talibés a costretti a elemosinare cibo o soldi. Le migliaia di altri bambini che frequentano la scuola coranica non sono costretti ad elemosinare”, come indicato nel rapporto.

“La stragrande maggioranza dei Talibés è di età compresa tra i 5 e i 15 anni”. Alcuni di loro hanno raccontato che ogni giorno devono raccogliere una “determinata somma” che talvolta raggiunge i 1250 franchi CFA, ovvero 2 euro.

Un talibé a Dakar
© Foto : 2018 Lauren Seibert/Human Rights Watch.
Un talibé a Dakar

Dopo aver studiato questo problema in Senegal per alcune settimane sulla base delle testimonianze di persone indigenti e non, gli autori affermano di aver documentato alcune decine di casi di violenza su questi bambini alcuni dei quali sono morti tra il 2017 e il 2018. In particolare, gli autori del rapporto constatano “casi di morte, di percosse, di violenza sessuale, scrivono di bambini tenuti legati con le catene o rinchiusi in celle o ancora di casi in cui i bambini erano sottoposti ad altri pericoli”. I casi di violenza sono stati registrati in “almeno 8 delle 14 regioni amministrative del Senegal”. HRW “ha documentato la morte di 16 bambini Talibés nel 2017 e nel 2018 in seguito a violazioni di diritti umani e negligenza commesse da insegnanti delle scuole coraniche. (…) Tre di questi bambini tra i 5 e i 15 anni sono morti in seguito a percosse, 4 durante due incendi scoppiati nella scuola, 5 dopo incidenti stradali avvenuti mentre elemosinavano per strada o non volevano tornare a scuola, altri 4 di malattie non curate”, si legge nel rapporto.

Nel medesimo periodo, sulla base delle testimonianze provenienti dalla stessa fonte, l’ONG “ha documentato 61 casi di percosse o violenza fisica sui Talibés, 15 casi di stupro, tentato stupro e reati a sfondo sessuale, 14 casi di reclusione di minore”.

Lo sfruttamento dei bambini costretti a elemosinare è un fenomeno diffuso in Senegal da ormai molti anni. Le ONG dedicano molto tempo a questo problema, creano progetti e conducono ricerche: il rapporto pubblicato l’11 giugno è il sesto documento stilato da HRW dal 2010. Anche gli artisti e la classe colta contribuiscono in tal senso. Ad esempio, il celebre musicista senegalese Ismaël Lô ha dedicato loro la canzone Talibés.

Il rapper senegalese Keyti che canta in wolof, una delle lingue più diffuse in Senegal, ha scritto la canzone “Nguir gune doon gune” (Perché un bambino rimanga un bambino).

Nel 1975 lo scrittore senegalese Chérif Adramé Seck ha scritto un romanzo sulla vita dei Talibés “Njangaan - Un disciple de daara au destin tragique” pubblicato dalla casa editrice Nouvelles Editions Africaines du Sénégal (NEAS) e ristampato nel 2016. Nel romanzo sono descritte scene di violenza simili a quelle riportante anche da HRW e PPDH, come:

“Njangaan urlò per il dolore, ma il maestro lo colpì con la frusta sulla testa senza capelli… Il bambino tremante ubbidì… Njangaan studiava in quella scuola già da un anno. L’inesorabile frusta del maestro gli fece asciugare le lacrime. Come i suoi compagni, corse per le strade del villaggio, bussando a tutte le porte e chiedendo l’elemosina. Fu più volte picchiato dai suoi compagni più grandi ai quali diede la propria parte e si rimise a elemosinare. Tutto quello che poteva fare era sopportare”.

Il regista senegalese Mahama Johnson Traoré ha girato il film “Njangaan” basato su questo scioccante romanzo. Il film, girato in lingua wolof, ha suscitato sgomento tra gli spettatori che hanno ridato vita al dibattito sull’accattonaggio coatto dei bambini.

L’avidità di alcuni maestri delle scuole coraniche

Nel maggio 2005 in Senegal è stata approvata una legge che vieta “la tratta di esseri umani e altre azioni ad essa comparabili con l’obiettivo di proteggere le vittime”. La legge è stata adottata per difendere in particolare “le donne e i bambini” e identifica come reato “l’obbligare un’altra persona a elemosinare”, ha precisato a Sputnik Mamadou Wane, coordinatore di PPDH, uno dei coautori del rapporto.

Chi è riconosciuto colpevole di aver obbligato un’altra persona a elemosinare rischia “la reclusione in carcere tra 2 e 5 anni” e “un’ammenda compresa tra 500.000 e 2 milioni di franchi CFA (760-3.000 euro)”. Inoltre, non è prevista la proroga per l’esecuzione della pena “nel caso in cui la violazione sia stata commessa nei confronti di un minore o di un soggetto particolarmente vulnerabile per età o per condizioni di salute”.

Il presidente senegalese Macky Sall, eletto nel 2012 e rieletto nel 2019, riferendosi a questa legge, ha twittato il primo luglio 2016 di “aver ordinato di portare via il prima possibile i bambini dalle strade”.

Questo programma ha permesso di togliere dalla strada “1.800 bambini di cui 1.300 Talibés” tra il 2016 e il 2018. Come si spiega però che decine di migliaia di Talibés continuano a passare ore per strada a elemosinare nelle grandi città del Senegal nonostante la legge e le numerose iniziative statali e private? Secondo Mamadou Wane la tratta di bambini, un fenomeno diffuso in tutto il Paese, trova la sua ragione nell’avidità dei maestri.

“Questo sistema va avanti perché è legato alla formazione coranica del Senegal, un Paese al 95% musulmano. (…) Questo è un fenomeno di identità comunitaria dietro al quale si nascondono questi contrabbandieri di esseri umani per guadagnarci sulle elemosine. I senegalesi sono generosi quando fanno l’elemosina. Alcuni maestri delle scuole coraniche, approfittandosi della situazione, hanno attirato bambini dai villaggi a nord e a sud del Paese e nei Paesi vicini. Di fatto, il fenomeno si è trasformato in una vera e propria tratta di bambini”, spiega il nostro interlocutore.

Secondo lui, i vari governi hanno tentato di “trovare una soluzione”, approvando provvedimenti, introducendo determinate giornate in cui è permesso chiedere l’elemosina, approvando la legge che condanna l’accattonaggio coatto, ma non si sono impegnati nel contrastare parte dei leader spirituali musulmani. Pare che temano che simili provvedimenti mettano in dubbio l’esistenza stessa delle scuole coraniche.

Mancanza di volontà politica a livello statale

“Non c’è la volontà politica di lottare per i bambini costretti a elemosinare. Di tanto in tanto le autorità prendono provvedimenti. Ad esempio, dopo che si è verificato un evento particolarmente grave. O quando la gente, stufa della situazione, o alcuni creditori fanno pressione. Ma non appena i leader spirituali (musulmani) tradizionalisti si oppongono, le autorità si arrendono”, afferma con sdegno Mamadou Wane.

Mame Couna Thioye è coordinatrice del RADDHO (Programme Droits de l’Enfant à la Rencontre Africaine pour la Défense des Droits de l’Homme), la cui sede si trova a Dakar. In un’intervista rilasciata a Sputnik Thioye ha ricordato che già nel 2012 RADDHO e il Centro per i diritti umani dell’Università di Pretoria hanno intentato una causa contro il governo senegalese dinanzi il Comitato africano degli esperti sui diritti umani e il benessere del fanciullo presso l’Unione Africana (UA). Nella denuncia si afferma che il governo senegalese supporta l’accattonaggio coatto infantile sul proprio territorio e non osserva i propri doveri nei confronti dei bambini sanciti dai documenti a livello nazionale e internazionale. Due anni dopo l’UA ha ritenuto che il caso potesse essere deferito dinanzi un giudice e ha richiesto che il governo senegalese prendesse provvedimenti perché i Talibés non elemosinassero più per strada e perché chi li obbliga a farlo venisse consegnato alla giustizia.

“Ma da allora poco è cambiato”, constata Thioye. La donna si dispiace del fatto che questo comitato dell’UA “giuridicamente non possa costringere i governi” ad attuare le sue raccomandazioni.

In Senegal “la questione della protezione dei bambini non è una priorità per il governo, mentre noi pensiamo che riguardi lo sviluppo del Paese. Nessun Paese può svilupparsi se non investe nell’istruzione, nella sanità dei bambini e nel garantire loro pari opportunità”, ha dichiarato Thioye nell’intervista a Sputnik.

Nel loro rapporto HRW e PPDH invitano il governo senegalese a prendere provvedimenti per “porre fine allo sfruttamento” dei Talibés, per “citare in giudizio chi li sfrutta, investire di più nelle organizzazioni che difendono i diritti del fanciullo, condurre ispezioni nelle scuole coraniche di tutto il Paese e prescrivere norme che ne regolino il funzionamento”.

Dunque di cosa si tratta: di una coincidenza o di una mitigata reazione alla pubblicazione del rapporto? Il 13 giugno, alla seduta del Consiglio dei ministri, il presidente Macky Sall ha espresso la sua opinione circa lo sfruttamento infantile nel Paese e ha richiesto che venisse approvato tempestivamente il Code de l’Enfant, come riportato in un comunicato ufficiale.

Il capo di Stato senegalese “è preoccupato del grave sfruttamento dei bambini e dei gruppi più vulnerabili della popolazione”. In particolare, “ha richiesto ai membri del governo di dare una valutazione circa l’implementazione della Strategia nazionale di protezione del fanciullo, di preparare tempestivamente un disegno di legge sul Code de l’Enfant”, come si legge nel comunicato pubblicato in seguito alla seduta del Consiglio dei ministri.

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Tags:
Violenza, Human Rights Watch, sfruttamento, Bambini, Africa, Senegal
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