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03:39 18 Settembre 2019
L'Alzheimer

Sempre più scienziati ritengono che il digiuno aiuti contro l'Alzheimer

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Secondo alcuni ricercatori, lo stile di vita moderno con pasti regolari indebolisce la difesa del corpo dalle malattie neurodegenerative. Il modo migliore per ripristinare le difese sono dei periodici "giorni di digiuno".

Nonostante molti anni di ricerche, gli scienziati non sono ancora in grado di capire le cause del morbo di Alzheimer. Sebbene il degrado dei neuroni caratteristici di questa malattia sia associato all'accumulo di proteine ​​tossiche, rimane sconosciuto ciò che scatena esattamente questo processo, afferma Discover.

Secondo Mark Mattson, professore di neurologia in pensione della Johns Hopkins University, le radici della malattia di Alzheimer e le modalità per prevenirlo dovrebbero essere ricercate nelle nostre abitudini alimentari. Il ricercatore per diversi decenni ha studiato la relazione tra l'apporto calorico e la neurodegenerazione.

I suoi esperimenti con topi geneticamente predisposti alla malattia di Alzheimer hanno mostrato che gli individui che, tra brevi periodi di nutrimento, erano esposti a una fame prolungata, vivevano più a lungo, soffrivano meno di problemi cognitivi e accumulavano più lentamente proteine ​​tossiche nel cervello.

Lo scienziato è sicuro che un principio simile sia caratteristico dell'uomo. Assume che prima dell'avvento dell'agricoltura, i nostri antenati, cacciatori-raccoglitori, non trovavano cibo ogni giorno e che regolarmente soffrivano la fame. Forse è proprio a questa dieta che l'organismo umano si è adattato evolutivamente. E la transizione ai pasti regolari ha dato origine a una serie di malattie, tra cui il morbo di Alzheimer.

Come osserva Mattson, 12 ore dopo un pasto, il corpo passa dal glucosio ai chetoni prodotti dal fegato. Secondo alcuni rapporti, questa fonte di energia nutre in modo più efficiente i neuroni e, a lungo termine, previene il loro degrado e la loro morte. Tuttavia, una dieta moderna con pasti regolari non consente al corpo di passare ai chetoni.

Per dimostrare la sua teoria, Mattson ha condotto ricerche su persone ad alto rischio di emersione del morbo di Alzheimer. Tutti avevano un'età compresa tra 55 e 70 anni, erano obesi e resistenti all'insulina. Durante l’esperimento ai partecipanti è stato richiesto di mangiare come al solito cinque giorni a settimana e di digiunare i restanti due giorni.

I risultati dello studio non sono ancora stati pubblicati, ma Mattson rileva che il digiuno ha un effetto benefico sulle capacità cognitive dei volontari.

Il collega di Mattson, il professor Walter Longo della University of Southern California, è arrivato a conclusioni simili sul legame tra fame e salute del cervello. Recentemente ha avviato uno studio che ha coinvolto 120 persone a cui era stato diagnosticato un morbo di Alzheimer precoce e un lieve deterioramento cognitivo. Al posto del digiuno dovranno seguire una dieta più parsimoniosa che consiste in una piccola quantità di grasso.

Sfortunatamente, i dati esistenti non sono ancora sufficienti per definire con certezza il digiuno un rimedio efficace per il morbo di Alzheimer. Tuttavia, il beneficio di brevi periodi di digiuno è riconosciuto da un numero sempre maggiore di scienziati. È sufficiente almeno rinunciare agli spuntini serali.

Dei ricercatori giapponesi hanno scoperto che astenersi dal cibo per diversi giorni può avere un effetto "ringiovanente" sul corpo. Il motivo è che il digiuno aumenta la concentrazione di numerosi metaboliti sani.

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Salute, Medicina, Ricerca scientifica, Ricerca, Malattie, Morbo di Alzheimer
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