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20:13 22 Settembre 2019

Video: Aerei caccia finti contro la NATO, perché i serbi non si considerano perdenti?

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I bombardamenti sulla Jugoslavia sono stati la prima “guerra antisettica” della NATO che quest’ultima condusse da alta quota per sporcarsi il meno possibile le mani e farla finita più in fretta.

Tuttavia, la durata delle operazioni prolungatesi per circa 3 mesi e le minime perdite in termini di soldati e mezzi militari (nonostante la sproporzione fra le due parti) permettono ai serbi di considerarsi ancora non vinti.

L’esperto militare Miroslav Lazanski afferma che l’attacco aereo contro l’esercito jugoslavo in Kosovo fu inefficace: le bombe della NATO distrussero molte più automobili civili e surrogati di mezzi militari che mezzi veri e propri delle Forze armate jugoslave. Stando a Lazanski i gruppi di ricognizione dell’Aviazione militare statunitense, che per molte settimane dopo la fine delle operazioni perlustrarono il Kosovo a piedi e dagli elicotteri, trovarono prove di soli 58 dei 744 presunti attacchi dell’Aviazione della NATO durante i bombardamenti.

“Durante le operazioni militari in Jugoslavia Henry Shelton, generale e capo del Comitato unito dei comandanti dei quartier generali delle Forze armate statunitensi, ha più volte dichiarato che in seguito agli attacchi aerei della NATO sarebbero stati distrutti circa 120 carri armati jugoslavi, 220 veicoli blindati e fino a 450 pezzi d’artiglieria. Il generale Wesley Clark, l’allora comandante delle Forze NATO in Europa, era più accorto: nel rispondere alla domanda su quanti carri armati e mezzi militari jugoslavi fossero stati distrutti in Kosovo, rispondeva sempre: “a sufficienza”.

Quando alla fine della guerra il generale Nebojsa Pаvkovic, a capo del Terzo esercito jugoslavo, comunicò che in Kosovo i serbi avevano perso solo 13 carri armati, Clark dichiarò che i serbi stavano facendo disinformazione”, ricorda l’esperto militare a Sputnik.

L’esperto spiega che, considerata la superiorità numerica e tecnica della NATO, l’esercito jugoslavo avrebbe potuto solamente fare affidamento alle sue capacità di manovra e camuffamento. L’idea più creativa ed efficace venuta ai serbi a livello di camuffamento fu senz’altro quella dei surrogati di MiG-29 grazie ai quali l’Aviazione militare jugoslava riuscì a salvare dalle bombe della NATO un terzo della propria modesta flotta di aerei di combattimento: di 16 caccia MiG-29, presenti negli armamenti dell’esercito jugoslavo all’inizio dell’attacco della NATO, 5 sopravvissero ai bombardamenti.

Quest’idea (mettere insieme aerei finti a partire dai materiali di scarto trovati in discarica e darli alla mercé del nemico invece di quelli veri) venne al colonnello dell’Aviazione militare Djordje Ivanov che ha raccontato a Sputnik in che modo concretizzarono quest’idea e quanti soldi fecero risparmiare a Belgrado:

“Quest’idea mi venne all’inizio della guerra, trovai una bella squadra di artigiani di Nova Pazova che supportarono il progetto: un falegname, un fabbro… Lavorammo con tutto ciò che trovavamo. Non è facile costruire un finto aereo a grandezza naturale quando le bombe ti sfiorano la testa”, ricorda Ivanov.

Ivanov dice che andò tutto bene: i caccia surrogati serbi erano fatti prevalentemente di pezzi di ricambio trovati nella spazzatura (tettucci di vecchie macchine e trattori arrugginiti, compensato, tubi, pezzi di lamiera). Secondo questo “costruttore alternativo” la cosa importante era che dall’alto assomigliasse a un aereo e che l’intera costruzione fosse leggera e mobile così da poter essere spostata rapidamente e da indurre in inganno il nemico.

“Un surrogato costò circa 2000 euro. Mentre un MiG-29 vero costa circa 18-20 milioni di dollari. Fate voi i conti… Cinque nostri surrogati vennero completamente distrutti, il sesto surrogato fu colpito da un missile, ma non venne distrutto. A mio avviso, se non ci fosse venuta quest’idea, non so cosa sarebbe rimasto della nostra aviazione”, dice.

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Bombardamento aereo, Bombardamenti, Bombardamento, NATO, Video, Jugoslavia, Serbia
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