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20:00 21 Luglio 2019
Vino

I galli apprezzavano il vino del Mediterraneo

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I galli amavano il vino del Mediteranneo nonostante vivessero nell’attuale regione francese della Borgogna, nota per i suoi vigneti.

Degli archeologi stanno studiando una ceramica trovata in un insediamento proto celtico a Vix, che esisteva nell'età del ferro nell'est della Francia moderna. L'analisi ha mostrato che l'aristocrazia gallica preferiva il vino portato dalle colonie greche al Mediterraneo, e che i loro parenti più poveri bevevano più birra. In questo caso, entrambi amavano il miele.

Vix è un complesso archeologico vicino al paese dal nome omonimo in Borgogna. Qui si trovano i resti di un villaggio celtico fortificato e diversi tumuli che vanno dal VII al V secolo a.C. Il villaggio si trova sopra una collina con una cima piatta. La differenza trovata tra le costruzione e la disposizione delle abitazioni, nonché degli utensili trovati all’interno, indicano che c’era una certa stratificazione sociale.

Durante gli scavi di Vix, gli scienziati hanno trovato centinaia di frammenti di ceramica, e resti di contenitori dipinti a figure rosse e nere originari delle colonie greche sulla costa mediterranea. Come parte del nuovo lavoro, un gruppo di archeologi di diverse istituzioni europee ha deciso d'indagare dettagliatamente su queste ceramiche per scoprire esattamente come venivano utilizzati i contenitori, cioè che cosa esattamente contenevano.

Gli scienziati hanno esaminato frammenti di 99 contenitori da un museo locale. Secondo la loro forma, materiale e ornamento, gli scienziati hanno determinato che 16 contenitori sono state portati dalle rive del Mediterraneo, mentre il resto sono opera di artigiani locali. Tutti i frammenti sono stati studiati utilizzando cromatografia e spettrometria di massa, tecniche che consentono la rilevazione di molecole di sostanze che una volta erano conservate nei vasi. Quindi gli archeologi hanno confrontato i luoghi in cui si sono trovati questi contenitori.

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La ceramica mediterranea più elaborata è stata trovata più spesso nelle residenze delle élite, in cui le sostanze indicavano la conservazione del vino, per esempio, l'acido tartarico. Dal momento che gli archeologi non avevano mai trovato tracce di vinificazione nelle vicinanze, gli scienziati presumono che il vino, come i vasi per il suo trasporto, sia stato portato dal Mediterraneo. Anche le birre locali a base di orzo e di linfa di betulla venivano bevute dagli stessi contenitori.

Delle tracce di vino nei vasi dei comuni sono state trovate solo in casi isolati. Gli archeologi ritengono che l'abbiano semplicemente tenuto lì per ulteriori vendite, perché un'importante rotta commerciale si trovava nelle vicinanze. In tali vasi c'erano molte più sostanze che indicavano il miglio. Probabilmente le persone di basso rango sociale si accontentavano delle bevande ricavate da questo raccolto di cereali. Inoltre, in oltre il 30% del vasellame utilizzato dalla gente comune, gli scienziati hanno trovato grassi animali.

Più del 50% delle ceramiche locali contenevano i resti di cera d'api. Il miele non si sarebbe potuto conservare nei vasi per così tanto tempo, dato che si tratta di saccaridi che si decompongono rapidamente. Ma filtrare completamente la cera dal miele sarebbe stato impossibile, e dal momento molta di essa si è preservata, gli scienziati hanno concluso che il miele era molto popolare tra i Celti. Molto probabilmente, veniva usato per addolcire bevande, e, forse, veniva usato per produrre una bevanda alcolica basata su di esso.

Gli archeologi osservano che il loro studio afferma che le bevande alcoliche avevano un ruolo importante nella vita della società gallica. Una parte significativa delle bevande era vino del Mediterraneo, questo indica una probabile rotta commerciale tra i Galli e gli abitanti delle colonie greche. I resti della cera d'api testimoniano non solo che i Celti mangiavano (e bevevano) il miele, ma anche che potevano aver addomesticato le api e che il miele non era raccolto nella foresta, ma nei loro alveari.

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Francia, Archeologia, archeologia
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