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18:58 22 Ottobre 2019
Nuovo reattore in costruzione

E' tornato il "secolo d'oro" dei reattori nucleari sperimentali?

© Sputnik . Alexandr Kryazhev
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La leadership mondiale della Russia nel settore dell’energia nucleare è universalmente riconosciuta. I potenti e moderni reattori nucleari delle centrali russe sono un “biglietto da visita” del Paese nel settore delle tecnologie di punta.

Tuttavia non di rado (e ciò è del tutto immeritato) rimangono nell’ombra i traguardi russi nel campo dei reattori nucleari sperimentali. Dopotutto senza questi “fratelli più piccoli” l’energia nucleare non sarebbe nemmeno possibile. Su questi reattori si studiano, ad esempio, nuove tipologie di carburante nucleare e di materiali di costruzione. Inoltre, questi reattori sono richiesti come strumenti universali da impiegarsi nell’esecuzione di studi all’avanguardia nei settori più diversi: fisica, chimica, biologia, geologia, studio dei materiali, medicina.

In un’intervista rilasciata a Sputnik Igor Tretyakov, costruttore capo di reattori sperimentali e isotopici della società di stato Rosatom e appartenente al NIKIET (Istituto Dollezhal di ricerca e progettazione di tecnologie per la produzione di energia), ha parlato di come la Russia mantenga il proprio primato nel mondo nel campo della progettazione di reattori, quali nuovi mezzi unici nel loro genere col tempo verranno utilizzati nel Paese, come presentare creazioni russe su mercati esteri così da garantire la presenza della Russia in commesse di stato estere.

- Perché i reattori nucleari sperimentali sono considerati uno dei parametri per giudicare il livello di sviluppo tecnologico di un Paese?

- I reattori sperimentali sono impianti dalla cui produzione si ricava un prodotto principale, ovvero i neutroni e i raggi gamma. Vengono impiegati per condurre ricerche scientifiche volte allo sviluppo di nuove tecnologie. Le caratteristiche principali di un reattore sperimentale sono il fatto di essere un prodotto tecnologico di punta. Ad esempio, giudicate voi se il carburante nucleare che utilizzano è una tecnologia di punta o meno.

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- Senz’altro!

- Questa è una parte della questione. Poi bisogna dire che lo sfruttamento dei reattori sperimentali è un settore di attività autorizzato. Ma per avere il diritto di operarvi è necessario possedere i moderni strumenti di calcolo analitico, saperli utilizzare, ovvero impiegare personale altamente specializzato e certificato poiché per il controllo e la gestione di un reattore si impiegano i più moderni sistemi digitali, nonché mezzi di controllo tecnologici di punta (sensori e indicatori).

- Il reattore stesso, gli strumenti per la gestione degli esperimenti e quelli di misurazione sperimentale sono tutti altamente tecnologici. Rispondo cosi alla domanda del perché i reattori sperimentali siano indicativi del livello di sviluppo tecnologico di un Paese.

- La Russia è uno dei pochi Paesi al mondo a possedere una solida e sviluppata base di reattori sperimentali. Inoltre, oggi siamo leader sia per numero di impianti nucleari di ricerca attivi (più del 20% del totale mondiale) sia per numero di reattori sperimentali ad alto flusso sia per diversità del parco nucleare. La società di stato Rosatom utilizza il maggior numero di reattori sperimentali russi.

- Quali sono le tendenze a livello mondiale? Chi avrebbe bisogno di reattori sperimentali?

- La tendenza generale a livello mondiale è una riduzione del numero complessivo di impianti nucleari sperimentali. In via teorica si tratta di una tendenza del tutto logica e comprensibile. Oggi nel mondo sono attivi circa 240 impianti simili e questo numero negli ultimi anni sta calando in maniera impercettibile. Ma considerato che i reattori esauriti vengono chiusi, mantenere tutti i reattori attivi a un livello più o meno costante significa che i reattori chiusi vengono sostituiti da reattori nuovi. Se così fosse, significa che c’è richiesta.

Tra l’altro, questa richiesta è ridotta rispetto al “secolo d’oro” dei reattori sperimentali, ovvero agli anni ’50 e ’70 quando ogni anno nel mondo si aprivano fino a 16 nuovi impianti. Oggi comunque la qualità dei nuovi reattori, la loro sicurezza e le loro capacità sperimentali sono sensibilmente maggiori. Nell’ultimo periodo l’aumento riguarda i reattori ad alto flusso di potenza pari e superiore ai 20 MW.

A costruirli, di norma, sono Paesi che hanno già realizzato tecnologie nucleari (come la Francia, la Russia, la Cina, la Corea del Sud, l’Argentina), ma chiaramente rimane vivo l’interesse verso questi reattori anche da parte di Paesi che stanno valutando solo ora l’energia nucleare (si tratta dei Paesi africani, dell’America Latina e del Sud-Est asiatico).

- Lei ha detto che la Russia è leader nel mondo per dimensioni del suo parco di reattori sperimentali. In tal senso quali lavori possono essere effettuati oggi?

- La Russia chiaramente è leader per numero di reattori sperimentali attivi e per la loro diversità, nonché per numero di reattori sperimentali ad alto flusso. E in Russia leader è la società di Stato Rosatom. Ad esempio, il reattore sperimentale ad alto flusso a neutroni veloci BOR-60, attivo presso l’Istituto di ricerca sui reattori nucleari di Dmitrovgrad, oggi è di fatto l’unico al mondo nel suo genere a rendere possibili gli studi in questo ambito di ricerca.

- Il BOR-60 è un veterano che si è meritato il suo status. Quest’anno compie 50 anni, vero?

- Sì. Per sostituirlo sulla stessa piattaforma è in fase di costruzione il reattore sperimentale multifunzionale a neutroni veloci MBIR che possiederà capacità sperimentali maggiori.

Passiamo ad altro. Un ruolo fondamentale nel campo della ricerca è svolto dal reattore ad impulsi IBR-2 presso l’Istituto unito di ricerche nucleari a Dubna. È stato avviato il programma di lancio del reattore ad alto flusso presso l’Istituto Kurchatovsky facente parte dell’Istituto di fisica nucleare di San Pietroburgo a Gatchina. L’appaltatore e costruttore capo di questi reattori è il NIKIET. Questi due impianti soddisfano pienamente non solo il fabbisogno russo di ricerca nell’ambito dei fasci di neutroni, ma permettono anche a ricercatori stranieri di usufruirne.

Inoltre, oggi i reattori sperimentali vengono utilizzati su larga scala non solo per le ricerche, ma anche ad esempio per la produzione di isotopi da impiegare in ambito medico o industriale.

- Mi parli anche dei concorrenti.

- Forse piuttosto che parlare di concorrenza, è meglio parlare di indipendenza tecnologica. Oggi la Russia nell’ambito dell’industria del nucleare è grazie ai suoi reattori sperimentali un Paese del tutto indipendente. Inoltre, la sua indipendenza e il suo primato saranno garantiti anche nei prossimi 50 anni grazie all’avviamento dei reattori ad alto flusso MBIR, PIK e del nuovo reattore di Dubna.

Anche gli altri Paesi avanzati stanno lavorando allo sviluppo di reattori sperimentali propri. Ad esempio, in Francia è in fase di costruzione il reattore ad alto flusso da 100 MW Jules Horowitz. La Corea del Sud è impegnata nell’avviamento di un reattore da 20 MW, mentre in Argentina e in Brasile sono in costruzione reattori da 30 MW. A un ritmo inferiore si sta sviluppando anche il progetto di costruzione dell’impianto MYRRHA in Belgio. Stando alle ultime pubblicazioni, gli USA sono al lavoro sulla creazione del proprio potente reattore “veloce”, una sorta di analogo dell’MBIR.

Il prossimo passo in questa direzione è una cooperazione internazionale ragionata. E questo è terreno fertile per la concorrenza. Infatti, un reattore sperimentale utilizzato in programmi internazionali può generare profitto non solo dal punto di vista commerciale per il supporto fornito durante gli esperimenti, ma anche dal punto di vista scientifico e tecnico per la condivisione dei risultati dello studio. E non da ultimo anche dal punto di vista dell’immagine. La Russia già lavora in tal senso. Spero che si vedano i risultati.

- E cosa determina la competitività di reattori sperimentali di un tipo o di un altro?

- Vi sono parametri sia oggettivi sia soggettivi. Fra quelli oggettivi vi è la “qualità” del reattore: si tratta di un parametro tecnico ed economico che determina qual è il costo della densità richiesta da un flusso di neutroni. Il “costo” in questo caso è espresso da una grandezza della potenza calorifera che, com’è noto, influenza in maniera sensibile la portata delle spese in termini di capitale.

Tra i fattori oggettivi vi sono da segnalare anche la densità del flusso di neutroni, la presenza di un esemplare di riferimento o di soluzioni tecniche perfezionate, l’impiego di uranio poco arricchito (fattore importante per i moderni requisiti di non proliferazione), la produttività in base ai prodotti (isotopi e silicio), al prezzo, alla sicurezza.

I parametri soggettivi sono l’immagine del fornitore, i requisiti privati del committente (ad esempio, la tipologia di carburante), le preferenze politiche e quelle storiche.

- L’avvio del reattore ad alto flusso PIK è stato un grande evento quest’anno. Ne ha parlato anche il presidente Vladimir Putin nel suo discorso all’Assemblea federale. Per molte ragioni ci è voluto del tempo per costruire il reattore, ma si tratta di un impianto moderno e unico. Quali esperimenti si potranno eseguire con il PIK? Vi sono lavori attuabili solamente da questo reattore?

- Quanto alle capacità sperimentali del PIK posso assicurarvi che, sebbene il progetto del reattore sia stato ideato negli anni ’70, il reattore presenterà parametri di consumo incredibili: sia per densità stazionaria del flusso di neutroni (5 x 1015 / cm2 x s) inarrivabile ad oggi con altri reattori a fascio sia per quantità e portata dei volumi.

Il programma scientifico del reattore PIK viene condotto dagli scienziati dell’Istituto Kurchatovsky e del PIYAF con la collaborazione di potenziali utenti esteri. Ma chiaramente su questo tema vi sapranno dare risposte migliori gli esperti dell’Istituto Kurchatovsky.

- Oggi in Russia è in costruzione un impianto unico: il reattore sperimentale multifunzionale a neutroni veloci MBIR. Considerata l’ampia gamma di esperimenti e studi nei quali l’MBIR può essere impiegato, è possibile affermare con certezza che le risorse del reattore saranno utilizzate in maniera ottimale?

- Io sono un costruttore e posso confermare che quello che potrà fare l’MBIR a livello sperimentale è fuori dalla portata dei reattori sperimentali ad oggi attivi. L’utilizzo ottimale degli MBIR deve essere garantito da un’organizzazione coordinata di concerto con la società di Stato Rosatom. So che già da più di un anno si lavora in maniera sistematica per organizzare il Centro studi internazionale sul reattore MBIR. La fase di organizzazione è gestita dal rappresentante speciale di Rosatom per i progetti internazionali e tecnici Vyacheslav Pershukov.

- In Francia si sta costruendo il reattore Jules Horowitz. In futuro sarebbe possibile creare tra l’Horowitz e l’MBIR un’infrastruttura internazionale di ricerca unica nel suo genere per lo sviluppo dell’energia nucleare bicomponente nell’ambito della quale i tradizionali reattori termici fossero legati ai reattori a neutroni veloci?

- Il Jules Horowitz di Cadarache è un reattore ad acqua pressurizzata. Il suo scopo principale è fornire prove scientifiche a livello di carburante e materiali di reattori ad acqua pressurizzata in fase di sperimentazione. E nell’ambito di sviluppo della rete nucleare in Unione europea il Jules Horowitz occuperà una posizione chiave. I cosiddetti reattori di supporto sono tre: il reattore tedesco FRM-II da 20 MW attivo dal 2004 che studia essenzialmente i fasci di neutroni, il reattore Jules Horowitz che si occupa soprattutto dello studio dei materiali e il futuro reattore olandese PALLAS che studierà gli isotopi. In questo triangolo manca un reattore sperimentale “veloce” che svolga le funzioni di impianto di base per lo studio di futuri reattori a neutroni veloci e della chiusura del ciclo del combustibile nucleare. In Russia, invece tutti gli ambiti di studio sono coperti grazie ai reattori sperimentali.

- Facciamo qualche calcolo…

- Sull’ambito dei neutroni veloci ad oggi abbiamo il BOR-60 e dal 2025 l’MBIR. Per l’ambito dei reattori termici vi sono l’IVV-2M e l’MIR-M1. Per lo studio dei fasci abbiamo l’IBR-2 di Dubna e il PIK e in futuro ce ne sarà un altro a Dubna. Infine, per lo studio degli isotopi ci sono l’SM, l’RBT, l’IVV-2M, il VVR-ts e l’MBIR.

Dunque, è evidente che alla Russia il Jules Horowitz non serve perché l’MBIR deve essere richiesto sia in Russia sia all’estero. Tuttavia, non bisogna ritardare l’avvio dell’MBIR: ricordo che gli USA intendevano creare entro il 2025 un reattore sperimentale “veloce” da 300 MW, chiamato VTR.

- Ci parli per favore di un altro futuro impianto del tutto unico, il Superbooster Neptune, che sostituirà il reattore a impulso IBR-2M presso l’Istituto unito per la ricerca nucleare. Il NIKIET è il costruttore principale del Neptune. Perché è stato necessario modificare la struttura di questa fonte di neutroni? Cosa fornirà di nuovo il Neptune agli scienziati rispetto a impianti come l’IBR-2M e quali problemi potranno essere risolti con il Neptune? Le caratteristiche del Neptune gli permetteranno di diventare un leader a livello mondiale tra gli impianti per la produzione di neutroni a partire da acceleratori di protoni?

- Il reattore IBR-2 è un impianto a impulsi per la produzione di neutroni con modulazione della reattività e raffreddamento al sodio. La modulazione della reattività con frequenza di 5 volte al secondo (frequenza di 5GHz) viene effettuata tramite il passaggio di due pale rotanti riflettenti accanto alla zona di attività. A questo punto il reattore entra in una condizione di criticità, si verifica la fissione a catena del carburante con un breve picco nel fascio pari a 1016 neutroni per cm2/s.

Quando le pale abbandonano l’area di chiusura della zona di attività, si esce dalla condizione di criticità, ovvero si esaurisce la reazione a catena. I neutroni veloci generatisi all’interno della zona di attività del reattore, attraversando le aree di rallentamento, scorrono lungo 14 canali orizzontali che defluiscono nella cosiddetta sala sperimentale dove i fasci di neutroni vengono utilizzati dagli scienziati. Questo in linea di massima è il funzionamento del reattore IBR-2.

Il reattore ha avuto buone prestazioni ed è stato impiegato in esperimenti sin dal 1982. Tra il 2006 e il 2011 ha subito un profondo ammodernamento (sostituzione delle risorse esaurite) dell’apparecchiatura principale e del caricamento del combustibile. Ora si prevede che le risorse si esauriranno nuovamente tra il 2032 e il 2035. Entro quella data dovrebbe essere già pronto all’uso il nuovo impianto che garantirà l’esecuzione di studi sui flussi di neutroni da parte degli scienziati dell’Istituto unito per le ricerche nucleari.

Viktor Aksenov, direttore scientifico del Laboratorio di fisica dei neutroni (LNF) presso l’Istituto unito per le ricerche nucleari e membro dell’Accademia nazionale russa delle scienze, ha avviato il processo di ideazione dell’IBR-3.

I principali collaboratori dell’LNF hanno cominciato ad elaborare i criteri necessari per l’impianto e ad idearne le possibili varianti. Così sono nate le prime proposte per il Superbooster Neptune. Nel 2018 a questi lavori si è unito il NIKIET. L’obiettivo di quest’anno è passare al vaglio le possibili soluzioni applicabili al nuovo impianto in modo da renderlo il migliore possibile.

Cos’è il Superbooster? Si tratta di un reattore nucleare che opera in regime di reattività di pulsazioni periodica (questa è una grandezza che determina le dinamiche della reazione a catena nucleare, NdR), la reazione subcritica massima è inferiore a 1 e la fonte di neutroni che si integra in maniera simultanea nel momento di massima reattività è esterna.

Le stime iniziali dei colleghi dell’LNF hanno evidenziato risultati incoraggianti: la densità massima del flusso di neutroni sulla superficie esterna raggiunge i 1017 neutroni per cm2/s, mentre la densità media è di circa 1014 neutroni per cm2/s, cioè più di quanto si raggiunga con l’IBR-2. Anche la quantità di fasci emessi può essere incrementata. Dunque, anche la produttività degli esperimenti aumenterebbe. Raggiungere questi parametri di consumo è promettente per gli istituti di ricerche che ora lavorano sull’IBR-2.

- Come si evince da alcune presentazioni dell’Istituto unito di ricerche nucleari e da altri articoli scientifici, si prevede di impiegare il nitruro di nettunio-237 invece del diossido di plutonio-239 come nell’IBR-2. Quali vantaggi comporta questa scelta?

- Il nettunio-237 a differenza del tradizionale carburante nucleare a base di uranio-235 o di plutonio-239 possiede un livello molto basso di fissione spontanea, meno di 0,05 fissioni al secondo per kg. Di conseguenza, il miglior agente rallentante dei neutroni è l’idrogeno che nella zona in cui si trova il nettunio assorbe i neutroni come se fosse un agente assorbente. Questo può essere sfruttato per diminuire la riserva iniziale di reattività, cosa che in via teorica aumenta il livello di sicurezza dell’impianto.

Un criterio di consumo importante in un reattore ad impulsi è il tempo di sopravvivenza dei neutroni veloci. Per il nettunio questo valore è molto inferiore rispetto, ad esempio, al plutonio. Dunque, in una zona di attività al nettunio è possibile ottenere un impulso più corto del picco di neutroni, il che si confà maggiormente al lavoro degli scienziati. Inoltre, nel caso in cui si utilizzi il nettunio si osserva la presenza di un fondo di neutroni tra gli impulsi, ulteriore fattore positivo.

Infine, il carburante nucleare al nettunio ha un’altra proprietà saliente: nel reattore non si osserva un calo del coefficiente di moltiplicazione per via della combustione del nettunio, fenomeno invece tipico delle zone di attività all’uranio e al plutonio. La ragione di ciò è che circa un neutrone su tre di quelli emessi in fase di fissione viene catturato dal nocciolo di nettunio-237 a cui fa seguito il decadimento beta del nocciolo di nettunio-238 e la formazione dell’isotopo plutonio-238 rilasciato. Questo, a sua volta, prende parte al processo di fissione assieme al nettunio: di fatto, il coefficiente di moltiplicazione dei neutroni non cambia durante il periodo di attività del Neptune. In pratica, ciò significa che l’impianto al nettunio di fatto non richiede strutture di gestione che compensino la combustione del carburante.

Inoltre, il nettunio-237 è un isotopo artificiale con un’emivita di 2,14 milioni di anni. Si accumula come prodotto secondario nel carburante di reattori nucleari termici. Un reattore tipico è in grado di produrre circa 0,4 kg di Np-237 per tonnellata di uranio combusto. Secondo alcune stime, un nocciolo di un reattore ad acqua pressurizzata arriva a produrre fino a 13 kg di nettunio l’anno. Dunque, quest’isotopo rappresenta una delle scorie più significative nella produzione di energia nucleare e, al contempo, una tipologia di carburante alternativa in combinazione, ad esempio, con il plutonio.

In tal modo, l’impiego di nettunio in un nuovo impianto permetterà di risolvere immediatamente due criticità: una legata al carburante e l’altra ambientale.

Il nitruro di nettunio ha proprietà interessanti per essere impiegato come carburante nucleare: un’elevata densità (circa il 30% maggiore di quella tradizionale) e una buona conducibilità termica (circa 7 volte maggiore), è compatibile con i rivestimenti in acciaio degli elementi combustibili. In linea teorica, negli anni ’70 vi sono già state esperienze nell’impiego di reattori con combustibile a base di nitruro di uranio e non di nettunio.

- Affrontiamo ora la questione ambientale. Quanto all’utilizzo di carburante a base di nitruro in una grande centrale va considerato il problema delle radiazioni legato alla formazione del persistente isotopo radioattivo carbonio-14. Si è pensato di utilizzare per il Neptune l’azoto nel suo isotopo arricchito azoto-15 per evitare il problema del carbonio-14?

- Una proprietà intrinseca del carburante a base di nitruro è la formazione del carbonio-14 che è tossico. Ma non si può pensare che tale fattore sia critico tanto più se si impiegano questi carburanti in piccole quantità come avviene nei reattori sperimentali.

In primo luogo, considerata l’attività totale degli isotopi presenti nel carburante (cesio, stronzio, cobalto e altri) il carbonio-14 è pari a meno dell’1% e non è in grado di rappresentare un pericolo. In secondo luogo, il carbonio è presente nel carburante in una sorta di stato vincolato: ovvero, la sua fuoriuscita può essere causata dal raggiungimento di elevate temperature o, ad esempio, dal contatto diretto con l’acqua. Dunque, la fuoriuscita può avvenire in fase di lavorazione del carburante esausto e non in fase di utilizzo dello stesso all’interno del reattore. Per questo, perlomeno al momento non prendiamo in considerazione l’aggiunta di azoto-15 nel carburante.

- Quando sarà pronto il progetto per questa nuova fonte di neutroni? E quali sono le tempistiche per l’ideazione del progetto tecnico di Neptune?

- Probabilmente già nel 2020 si discuterà dei materiali scelti e in base ai risultati ottenuti si decideranno i passi successivi da intraprendere. Ad ogni modo, l’obiettivo del 2032-2035 come date limite per l’entrata in uso del nuovo reattore di Dubna rimane importante per determinare poi l’intero processo di costruzione.

- Negli ultimi anni Rosatom ha cominciato a promuovere anche all’estero i Centri di scienza e tecnica nucleare uno dei principali elementi dei quali sono i reattori sperimentali. Il NIKIET spera di avere un richiamo mondiale?

- Sì, in epoca sovietica il nostro istituto partecipava attivamente a progetti per lo studio dei reattori sperimentali aperti a utenti stranieri. I reattori delle tipologie IRT e VVR (costruiti su progetti o con la partecipazione di NIKIET) sono stati costruiti in molti Paesi del mondo come la Bulgaria, l’Egitto, l’Ungheria, la Corea, la Libia, il Vietnam. Molti di questi lavorano ancora oggi ai progetti.

Già tra il 2011 e il 2012 abbiamo svolto un’analisi del mercato internazionale per la fornitura di reattori sperimentali, abbiamo determinato la potenza dei reattori, elaborato i loro criteri, delineato i progetti di costruzione, preparato i materiali informativi e di sponsorizzazione, parlato del progetto in alcune conferenze internazionali.

Quest’attività ha una base solida. Innanzitutto, questa base è costituita dagli anni di ininterrotto lavoro alla costruzione delle piattaforme che ospitano i reattori sperimentali (più di 60 anni, a partire dal 1957). All’interno dell’istituto vi sono reparti specializzati nella creazione di reattori sperimentali e di carburante da utilizzare in questi ultimi, vi sono esperti e strumenti in grado di eseguire analisi in vari ambiti (termoidraulica, studio dei neutroni, della densità, della probabilità e dell’affidabilità, della sicurezza radioattiva, ecc.).

Infine, vi è un intero reparto impegnato nella creazione e nella fornitura di sistemi di gestione. Posso affermare senza falsa modestia che il NIKIET è migliore di qualsiasi altro ente nella preparazione di progetti di reattori sperimentali e nella fornitura di quest’ultimi all’estero. Il NIKIET dispone di una vasta rete di contatti ormai consolidati con gli stabilimenti di produzione certificati per operare nel settore dell’energia nucleare. Per questo, siamo pronti a proporci come fornitore di apparecchiatura per reattori e di sistemi di gestione.

- Nessun committente vuole qualcosa che non ha funzionato altrove.

- Assolutamente sì. Proprio per questo collaboriamo con diverse società per trovare la piattaforma più adatta per rinnovare la base di reattori nucleari interna e che possa essere impiegata come progetto di riferimento per i committenti stranieri.

Solitamente il reattore sperimentale è solo una parte nella richiesta di un potenziale committente. Di norma, quest’ultimo necessita di un reattore con sistema di gestione e con l’apparecchiatura necessaria per l’impiego del carburante, nonché di un laboratorio e delle tecnologie adeguate, di formazione del personale e di una serie di test. Per questo, in parte si tratta di reattori sperimentali, ma poi gradualmente si finisce a trattare anche questioni relative alla configurazione.

In tal senso è necessario garantire la referenzialità del progetto in toto. Il reattore sperimentale, dunque, è una sorte di “locomotiva” sui generis per il committente. Infatti, è possibile entrare in nuovi mercati iniziando da un reattore sperimentale. Così altri Paesi cominceranno a manifestare il proprio interesse non solo su commesse future, ma anche sul bagaglio tecnico e i traguardi raggiunti dalla Russia in questo campo. Si vengono, dunque, a creare nuovi contatti e si crea una collaborazione a un livello del tutto diverso.

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Rosatom, Scienza e Tecnica, Ricerca scientifica, Ricerca, esperimento, Reattore nucleare, Russia
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