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18:43 19 Settembre 2019
Il Mar Mediterraneo, Cipro

Trovato gas a Cipro: se lo litiga già mezzo mondo

© Sputnik . Alexey Danicev
Mondo
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L’aria intorno a Cipro si fa pesante: Israele, Libano, Egitto, USA e UE stanno tentando di rivendicare un po’ del gas e del petrolio presenti in questa regione. Non stanno con le mani in mano nemmeno i due attori fondamentali della questione: Grecia e Turchia.

Tuttavia, mentre tutte le nazioni sopraelencate sono dalla parte di Atene, Ankara è costretta a combattere da sola per accaparrarsi il diritto di estrarre idrocarburi. Sputnik vi spiega quale sia il ruolo della Russia in questo conflitto.

Un pezzetto appetitoso

“Se le autorità cipriote tenteranno di arrestare l’equipaggio della nave turca di perforazione Fatih che si trova nel Mediterraneo orientale, Ankara risponderà in maniera simmetrica”, ha minacciato Hami Aksoy, portavoce del Ministero turco degli Esteri. Poco prima il presidente turco Erdogan aveva fatto intendere che Ankara fosse intenzionata a continuare la prospezione dei giacimenti al largo di Cipro grazie alla difesa fornita dalle proprie forze armate sino al 3 settembre.

Dopo che al largo e all’interno della zona economica esclusiva di Cipro sono stati rilevati giacimenti di gas, le autorità turche stanno tentando di dimostrare che i turco-ciprioti alla pari dei greci hanno diritti sulle ricchezze naturali della regione.

Di quest’opinione, tuttavia, sono solo i turchi. Né da parte europea né da parte statunitense le autorità turche hanno ricevuto l’approvazione: Bruxelles e Washington si sono affrettate a dichiarare il loro pieno supporto a Nicosia e ad Atene, richiedendo alla Turchia di “interrompere tempestivamente le operazioni di perforazione e di non condurle più in futuro”. Da Ankara rispondono solamente che continueranno le perforazioni e che le posizioni dell’UE e degli USA “non sono costruttive e violano il diritto internazionale”.

Un vecchio conflitto latente

Il coinvolgimento di attori internazionali complica una situazione già critica. Turchi e greci sono costretti a vivere fianco a fianco su un’isola già da 4 secoli e mezzo senza di fatto mischiarsi fra loro. Nel XVI secolo il sultano Selim II, sottraendo questo territorio ai veneziani, fece trasferire qui alcuni dei suoi sudditi con le loro famiglie. Le due parti si ingegnarono a convivere in maniera pacifica anche dopo che nel 1915 l’isola divenne colonia britannica.

Quando dopo 45 anni Cipro conquistò l’indipendenza, i turchi (fino a quel momento il 18% della popolazione isolana) detenevano un terzo dei seggi del governo locale. Garanti del rispetto dei diritti di greci e turco-ciprioti si fecero Ankara, Atene e Londra.

Tuttavia, solo dopo alcuni anni scoppiò una crisi: i greci scacciarono i turchi da tutte le cariche governative, cominciarono gli scontri tra le comunità in seguito ai quali i turchi si rifiutarono di approvare delle leggi ad oggi applicate solamente dai greci, formarono un organo proprio di autogestione, l’Amministrazione provvisoria turco-cipriota.

La situazione precipitò nel 1974: sull’isola vi fu un colpo di Stato e l’autorità cadde nelle mani dei nazionalisti greci. Con il pretesto di tutelare l’accordo del 1960 i turchi fecero entrare a Cipro le proprie truppe. L’autorità dei nazionalisti crollò e fu nominato presidente l’arciepiscopo greco Macario.

Le truppe turche si impossessarono del 37% dell’isola creando lo Stato Federato turco di Cipro del Nord. Si pensava che questa fosse una misura provvisoria e che già l’anno seguente sarebbe nata la Repubblica Federale di Cipro all’interno della quale si sarebbero rispettati i diritti di entrambe le comunità. Tuttavia, le parti non riuscirono a trovare un accordo. Dunque, nella parte nord dell’isola fu proclamata la Repubblica Turca di Cipro del Nord. Quest’idea non incontrò il sostegno della comunità internazionale. Cipro del Nord è riconosciuto solamente da una nazione, la Turchia.

Le parti greca e turca dell’isola sono suddivise da una “linea verde”. Da entrambi i lati della linea sono in servizio greco-ciprioti e turco-ciprioti, mentre fra di loro vi sono i pacificatori dell’ONU. Per circa 30 anni la Linea verde è stata impenetrabile per i cittadini di Cipro. Ma oggi è possibile attraversarla in determinati momenti. E nel Sud del Paese (nella parte greca) vivono in pace comunità turche.

Nel 2005 le parti ebbero la splendida possibilità di unirsi seguendo il progetto del segretario generale dell’ONU Kofi Annan. Il piano prevedeva la creazione di una Repubblica cipriota unita composta da due regioni autonome che sarebbero state gestite da un governo di 4 greci e 2 turchi. Inoltre, si prevedeva di ridurre la parte turca dell’isola a ¼ del totale e di rimpatriare i profughi greci nel loro luogo d’origine. La maggior parte dei turco-ciprioti sostenne questo piano in occasione del plebiscito. I greco-ciprioti, invece, considerarono il documento eccessivamente filoturco e votarono a sfavore.

I ministri europei accolsero con favore la votazione dei turco-ciprioti e decisero in segno di ringraziamento di levare l’embargo economico dalla comunità turca. Inoltre, stanziarono centinaia di milioni di euro in aiuti finanziari e permisero loro di esportare in Europa frutta e verdura senza pagare i dazi.

La questione, però, si fermò lì. I greco-ciprioti ricevettero un regalo assai più prezioso: nel maggio 2004 la parte greca dell’isola entrò a far parte dell’UE. In corrispondenza della Linea verde furono aperti 5 punti di controllo.

I rapporti sarebbero rimasti semplicemente freddi se non fossero stati scoperti i giacimenti di idrocarburi al largo del Mar Egeo. Le parti non sono state in grado di trovare un accordo sullo sfruttamento dei giacimenti e alla fine hanno cominciato a litigare. Ormai non si parla nemmeno più di un’eventuale unione delle due parti.

Chi altro è implicato?

La zona del Mediterraneo orientale, ricca di idrocarburi, è diventata un ostacolo non solo per i rapporti tra Ankara, Atene e Nicosia. Nel conflitto si sono trovati implicati anche altri attori geopolitici: Egitto, Libano, Israele, USA, Gran Bretagna, Francia e Italia.

La Turchia di fatto si oppone su tre fronti: il primo formato da Cipro, Grecia e Israele; il secondo da Cipro, Grecia e Libano; il terzo da Cipro, Grecia ed Egitto. Le parti hanno condiviso gran parte del mare intorno all’isola grazie a un accordo sui confini marittimi. Questi accordi furono firmati da Nicosia e Beirut nel 2003, da Nicosia e Il Cairo nel 2007 e da Cipro e Israele nel 2010. Ma Ankara non riconosce questi accordi.

Nel 2011 al largo del mare cipriota fu aperto il giacimento Aphrodite da 230 miliardi di m3 di gas. Accanto furono aperti gli altrettanto grandi giacimenti Tamar e Leviathan di proprietà israeliana e il giacimento egiziano Zohr. Allo sfruttamento di esso partecipano in maniera attiva i giganti dell’energia Noble Energy, Total, Eni e ExxonMobil.

Cipro è sostenuto da Bruxelles: l’UE sta cercando di trovare un’alternativa alle forniture di gas russo. La Commissione europea ha già approvato il progetto per il gasdotto del Mediterraneo orientale grazie a una collaborazione tra Israele, Cipro e la Grecia. Nicosia e Cipro hanno sottoscritto un accordo per la costruzione di una direttiva sul fondale del Mediterraneo che unisca Cipro e l’Egitto. Attraverso i terminal egiziani del GNL si prevede che il gas liquefatto arrivi agli Stati membri dell’UE.

Cosa farà Ankara?

Come potremmo definire i successi di Ankara in tal senso? Il gas che Ankara in futuro prenderà dal mare cipriota, non potrà inviarlo dove crede, ma sarà costretta a utilizzarlo nel suo mercato interno, afferma convinto il politologo turco Serkan Demirtash. “Per tutelare i propri diritti legittimi, la Turchia deve tempestivamente (così come ha già fatto la Grecia) dichiarare le proprie zone economiche esclusive e firmare un accordo sui confini marittimi con la Libia. Per ora Ankara ha firmato solo un accordo, con Cipro del Nord”, spiega l’esperto.

Risolvere la questione non è facile. “I rapporti tra Turchia, Egitto e Israele non sono rosei e in Libia non c’è un governo stabile. Ankara, però, ha cominciato troppo tardi a intraprendere qualsivoglia azione in questo senso, e i rapporti tesi con UE e USA non fanno altro che peggiorare il processo negoziale”, sostiene il politologo.

Le azioni di Washington complicano ancor di più la situazione di Cipro. Al Congresso degli USA è stato presentato un disegno di legge per levare l’embargo sulla vendita di armi all’isola. La decisione è stata accolta con favore da Atene e Nicosia, mentre Ankara se n’è dispiaciuta. Il divieto fu introdotto nel 1987 per “promuovere il processo di unificazione dell’isola divisa e impedire la corsa agli armamenti”.

Demirtash è convinto che Washington sia intenzionata non solo a rafforzare le proprie posizioni nella regione, ma anche a “minare l’influenza della Russia, considerato lo stretto legame religioso tra Mosca e Nicosia”. Fino ad oggi la Russia ha cercato di non entrare nel conflitto cipriota.

Secondo Vladimir Avatkov, consulente senior dell’Institute of World Economy and International Relations e docente presso l’Accademia diplomatica del Ministero russo degli Esteri, la presenza statunitense nelle questioni cipriota e curda provocherà solamente ulteriori tensioni nei rapporti tra USA e Turchia. “La Turchia per lungo tempo ha cercato l’appoggio dell’UE e ha fatto tutto ciò che poteva per risolvere la questione cipriota. Pensiamo, ad esempio, al progetto di Annan. Oggi, considerato il carattere aggressivo della politica estera di Ankara, Cipro del Nord è per la Turchia una importante zona di influenza. Non si tratta solo dello sfruttamento di giacimenti di gas e petrolio, ma di un’intera zona di influenza”.

Ankara sta facendo intendere agli attori geopolitici della zona di essere pronta a difendere i propri interessi anche con la forza. Così, ad esempio, le navi militari turche hanno costretto la nave di perforazione Saipem 12000 del gigante italiano Eni a lasciare le acque costiere cipriote. Comunque, al momento la Turchia rimane sola.

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UE, USA, Grecia, Israele, gas, Turchia, Cipro
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