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14:53 21 Luglio 2019

Da dove vengono i panda e perché mangiano il bambù?

© Sputnik . Aleksander Vilf
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Questa settimana i visitatori dello Zoo di Mosca hanno potuto ammirare i panda Zhui e Dindin, giunti nella capitale russa a fine aprile. Gli esperti cinesi hanno inserito gli animali nel programma per la tutela di questa rara specie.

Sputnik vi racconta chi furono gli avi dei panda, quando cominciarono a cibarsi di bambù e perché questi animali non sono simili agli altri rappresentanti della famiglia degli orsi.

I panda, europei autoctoni

Gli avi dei panda vivevano in Spagna circa 11,6 milioni di anni fa. Con la loro dentatura riuscivano a masticare vegetali molto duri, dunque il loro regime alimentare potrebbe in parte ricordare quello dei panda giganti di oggi. Questa scoperta dei paleontologi è un importante argomento a favore del fatto che i primi orsi a cibarsi di bambù siano comparsi in Europa occidentale e non in Cina.

L’ipotesi avanzata, seppur in maniera indiretta, viene confermata da denti di 9-10 milioni di anni fa, rinvenuti da scienziati francesi e spagnoli nei pressi della cittadina di Rudabánya, nell’Ungheria orientale. Ricordano quelli dei panda giganti moderni. Dunque, le specie appartengono come minimo alla stessa famiglia. L’analisi delle fenditure e delle crepe dello smalto dentinale ha mostrato che i panda antichi, così come quelli moderni, si cibavano di duri germogli di bambù.

I panda antichi dell’Ungheria si cibavano anche della carne di animali più piccoli qualora i vegetali fossero insufficienti. Ma, quando circa 5 milioni di anni fa il clima sulla Terra cominciò a mutare, le foreste di bambù in Europa scomparvero. Dunque, l’habitat naturale di questi animali si limitò alla Cina centrale.

I panda non riescono a digerire il bambù

Il panda gigante è l’unico orso vegetariano al mondo. Di norma, per non morire di fame, deve mangiare 12,5 kg di bambù al giorno in quanto assorbe solamente il 17% del cibo ingerito. Non a caso sono alla ricerca di cibo 14 ore al giorno.

La ragione di tale inefficienza è semplice: l’apparato digerente dei panda non è in grado di digerire le foglie e i germogli di bambù. Secondo le stime di scienziati cinesi, questi animali sono passati a mangiare unicamente vegetali solo 20.000 anni fa, ovvero da poco rispetto ai tempi evolutivi. In questo lasso di tempo il loro tratto digestivo non è riuscito ad adattarsi: infatti, è ancora così come negli animali onnivori. I panda non hanno uno stomaco a più comparti o un intestino tenue allungato in cui possa verificarsi la trasformazione dei vegetali. Non possiedono nemmeno geni peculiari responsabili della trasformazione dei fermenti necessari alla digestione delle fibre vegetali.

Tuttavia, ad aiutare gli orsi nell’estrazione delle sostanze nutritive dalle foglie e dai germogli di bambù vi sono i batteri che popolano il loro intestino: streptococchi, Escherichia coli e shigella.

L’organismo dei panda è in letargo perenne

I panda assorbono molta meno energia dal cibo rispetto, ad esempio, alle mucche o alle pecore. Riescono a non morire, pur continuando a seguire una dieta vegetale, solamente grazie al loro particolare metabolismo. Com’è stato osservato, l’organismo dei panda necessita di sole 1100 chilocalorie al giorno. Si tratta di circa il 37% dell’energia che consumano i mammiferi di dimensioni e massa simili. Una simile economia di risorse non è tipica di alcuna specie animale, eccezion fatta per i bradipi con il loro stile di vita più unico che raro.

A differenza dei bradipi i panda sono piuttosto attivi, anche se si muovono meno e più lentamente degli altri orsi. Inoltre, la loro temperatura corporea è inferiore a quella degli altri mammiferi, ma si avvicina a quella tipica di animali in letargo o in anabiosi. Il grande segreto del risparmio energetico effettuato dai panda è il loro metabolismo lento garantito da una “mutazione” del gene DUOX2. Questo prende parte alla sintesi degli ormoni della tiroide, ovvero tirossina e triiodotironina. I livelli di queste sostanze nell’organismo dei panda sono inferiori persino a quelli rilevati negli orsi bruni in letargo.

Il cervello, il fegato e i reni dei panda, ovvero i loro organi più energivori, consumano in realtà meno di quanto ci si potrebbe aspettare considerate le dimensioni dell’animale. La massa cerebrale dei panda è di circa il 20% in meno di quella che ci si aspetta, mentre quella di fegato e reni è rispettivamente del 37% e del 25% inferiore. Tutto ciò permette ai panda giganti di sopravvivere cibandosi solamente di foglie e germogli di bambù nonostante il loro intestino non sia in grado di digerirlo in maniera corretta.

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Le zampe dei panda hanno 6 dita

I panda sono passati alla dieta vegetale circa 20.000 anni fa. Mentre l’apparato digerente in questo lasso di tempo non è riuscito ad adattarsi alla necessità di trasformare le fibre vegetali, le loro zampe sono cambiate in maniera considerevole. Affinché le sottili canne di bambù non sfuggissero dalle grandi zampe dei panda, questi ultimi hanno sviluppato un “pollice” in più. Si è sviluppato a partire dall’osso sesamoide del polso.

Questo dito è presente su tutte le zampe del panda, ma in quelle anteriori è molto più grande. Tra l’altro l’animale non è in grado di utilizzarlo nella sua totalità, ma questo dito lo aiuta a tenere la canna di bambù nella zampa mentre la sta mangiando.

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Tags:
Animali, Alimentazione, Ungheria, Spagna, Cina, Russia, Zoo, Panda
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