01:47 14 Novembre 2019

Com’era Mosca nel Mesozoico?

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150 milioni di anni fa al posto di Mosca c’era il mare. I rettili dentati cacciavano i molluschi cefalopodi, i coccodrilli di mare inseguivano piovre giganti e sulle poche isole esistenti si aggiravano i dinosauri. Sputnik vi parla dei ritrovamenti paleontologici più interessanti della grande metropoli russa.

Sul fondale

“Mosca si erge sul fondale di un mare risalente al Giurassico. Sulla cartina geologica della città e della zona circostante appare evidente che circa metà del suo territorio è ricoperta da sedimenti del Giurassico. A quel tempo (tra 200 e 145 milioni di anni fa) i livelli dell’oceano superavano di 100 metri quelli attuali”, spiega Andrey Zhuravlev, docente della cattedra di Biologia evolutiva presso la facoltà di Biologia dell’MGU.

Nei mari freddi del Giurassico, densi di fosfato disciolto e ossigeno, si moltiplicavano piccoli organismi monocellulari. Questi venivano mangiati dai crostacei (prevalentemente ostracodi bivalvi), i crostacei venivano mangiati da molluschi cefalopodi: ammoniti, belemniti, calamari simili a piovre di 10 o 20 metri di lunghezza con enormi fauci sui tentacoli. Tutto quest’esercito di molluschi, a sua volta, veniva mangiato dai rettili di mare: pliosauri, plesiosauri e ittiosauri. La catena alimentare funzionava senza intoppi.

Mare

“Al posto di Mosca si formò un mare verso la metà del Giurassico. A inizio del Giurassico qui vi era la terraferma con fiumi, paludi e laghi. Ad est della zona circostante Mosca troviamo i resti di tartarughe palustri di 165 milioni di anni. In seguito, per via della deflessione della crosta terrestre la terraferma subì un processo di desertificazione e da sud-est arrivarono le masse d’acqua. Mosca divenne parte del cosiddetto grande Mare centrale russo”, spiega Vasily Mitta, collaboratore scientifico dell’Istituto paleontologico Borisyak presso l’Accademia nazionale russa delle scienze.

Lo scienziato ci mostra l’ultima versione di scala dei tempi cronologici, strumento alla base della paleontologia e della geologia. Gli esperti per i quali il tempo geologico e la cronologia degli eventi occorsi in un passato remoto sono oggetti di studio indiretti parlano di rado di date precise. Per loro è più importante che i fossili, ad esempio, risalgano al Bathoniano o al Titoniano piuttosto che definire con precisione la loro età in milioni di anni.

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Mitta scherza riguardo al fatto che sulla scala dei tempi cronologici sia collocata l’intera storia della Terra: epoche che si danno il cambio a vicenda, specie animali che nascono e si estinguono, e anche Mosca, prima sotto uno spesso strato d’acqua e poi risalita nuovamente in superficie.

“Il mare è arrivato qui circa 160 milioni di anni fa e inizialmente era poco profondo, solo alcune decine di metri. Sul fondo si depositavano prevalentemente residui di sabbia. In seguito, divenne più profondo e i depositi si fecero più argillosi. In questi bacini idrici le stesse ammoniti possono avere almeno tre nicchie ecologiche diverse: il plancton in superficie, il necton a metà e le specie epibentoniche sul fondale. La diversità di nicchie ecologiche determina anche una diversità di specie. E se il mare è poco profondo, le nicchie ecologiche si avvicinano e si riducono di modo che anche gli animali diventino sempre più simili gli uni agli altri. Verso la fine del Giurassico nel Mare centrale russo vivevano relativamente poche specie di ammoniti e belemniti, i sedimenti erano di nuovo prevalentemente sabbiosi, dunque il mare era poco profondo”, precisa il paleontologo.

Animali spazzini e cannibali

Ammoniti e belemniti costituiscono i ritrovamenti più comuni del Giurassico a Mosca e dintorni. Le belemniti erano simili a calamari, ma avevano uno scheletro interno più resistente.

Le ammoniti, invece, ricordavano di più delle piovre (alcuni ricercatori le considerano, infatti, parenti alla lontana di queste) e vivevano in conchiglie a forma di spirale. Questi molluschi cefalopodi erano animali spazzini e cannibali, ovvero in caso di necessità arrivavano a mangiare anche la loro prole.

“Esistono ammoniti molto diverse fra loro. Ve ne sono di piccole, sui 5-10 cm di diametro, e talvolta ve ne sono anche di grandi mezzo metro”, continua Vasily Mitta.

Mitta è uno dei maggiori esperti al mondo di ammoniti del Giurassico. Gli stretti locali del suo laboratorio presso l’Istituto di paleontologia ospitano enormi armadi e scaffali i quali contengono migliaia di fossili antichi.

“Qui non sono conservate nemmeno tutte le nostre scoperte. Gran parte di esse si trova al Museo di paleontologia e nell’Edificio principale dell’Istituto in Ulitsa Profsoyuznaya. Tra l’altro, vedete quest’ammonite perfettamente conservata?”, Mitta mostra una scatolina con una conchiglia avviluppata su se stessa. “L’hanno trovata a Mosca. Questa è proprio una caratteristica della zona: qui si trovano molti fossili in condizioni relativamente buone”.

A Mosca e nella regione circostante i paleontologi spesso scoprono varie tipologie di organismi antichi che abitavano solamente qui.

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“Circa 140 milioni di anni fa il Mare centrale russo si distaccò dai mari settentrionali e meridionali, si seccò e al suo posto cominciò a svilupparsi una precisa fauna endemica. Per questo, oggi ci è difficile confrontare i nostri rinvenimenti del tardo Giurassico con i fossili rinvenuti in altre località. Facciamo molte ipotesi che al momento non siamo in grado di dimostrare”, aggiunge Mitta.

Rettili predatori e animali terrestri

Quando le ammoniti vengono trovate ed estratte dal terreno, le loro conchiglie in madreperla scintillano. Poi lo scintillio scompare e i fossili assumono il loro consueto aspetto che tutti conosciamo dai libri di scuola.

“La madreperla delle conchiglie delle ammoniti è uno dei composti naturali più resistenti e al contempo più leggeri che esistano. Questi molluschi riuscivano a nuotare velocemente e non temevano di essere mangiati dal primo predatore sulla loro rotta. Solamente giganti rettili marini erano in grado di spezzare quella dura conchiglia con la loro aguzza dentatura”, afferma Andrey Zhuravlev.

I predatori più grandi nel mare “di Mosca” erano i plesiosauri dal collo lungo, i pliosauri, i coccodrilli di mare e gli ittiosauri che raggiungevano anche i 15 metri di lunghezza. Nuotavano perfettamente grazie alle potenti pinne e alla pelle elastica, si immergevano molto in profondità.

Al di sopra del mare giurassico volavano dinosauri alati e sui piccoli arcipelaghi vivevano dinosauri terrestri e antiche forme di mammiferi.

“I sedimenti terrestri del Giurassico nella regione di Mosca si sono conservati in uno stato piuttosto inconsueto: sono andati a riempire le cavità carsiche del Carbonifero. I fossili ivi accumulatisi sono molto diversi fra di loro: si possono trovare denti di piccoli dinosauri predatori e di piccoli mammiferi”, precisa il professore.

Un tempo questi animali si aggiravano tra la vegetazione delle isole. Nelle acque dolci dei laghi vivevano anfibi, salamandre, tartarughe e forme antiche di squali. A differenza di quelli attuali, gli squali del Giurassico non riuscivano a reggere la concorrenza degli onnipresenti rettili predatori nei mari.

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