02:41 17 Giugno 2019
Pristina

Ricordi dell'incidente di Pristina

© Sputnik . Iliya Pitalev
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In quel giorno, il 12 giugno 1999, arrivò la pace in Jugoslavia. Gli aerei della NATO avevano smesso di scaricare il loro carico mortale nelle città e nei villaggi serbi. Il cielo sopra la provincia meridionale serba del Kosovo era "schiarito" per la prima volta dopo 78 giorni.

Tutti i media del mondo parlavano della fine della guerra. L'accordo tecnico-militare di Kumanovo, firmato il 9 giugno, mise fine ai bombardamenti della NATO. Dopo quasi tre mesi i generali serbi, che difesero il loro popolo con le armi, ricevettero l'ordine di lasciare i propri connazionali del Kosovo in balia della stessa forza che li uccideva ieri e che da quel momento sarebbe diventata una "forza di mantenimento della pace".

Il generale maggiore Yunus-Bek Evkurov, che comandava un gruppo di 18 uomini del GRU, penetrati segretamente all'aeroporto di Pristina:

- Il 10 giugno, dopo la firma dell'accordo di Kumanovo, Boris Eltsin ordinò il trasferimento in Kosovo di un convoglio meccanizzato di 200 soldati che facevano parte del contingente di pace in Bosnia. Questa missione era segreta non solo per il comando della NATO SFOR in Bosnia, ma anche per i soldati russi che non sapevano dove stavano andando e perché: solo i comandanti sapevano. Siamo riusciti a passare inosservati fino al confine serbo, dopodichè sono state issate le bandiere russe sui mezzi blindati. La notizia che i "russi stanno arrivando" è stata data come un fulmine a ciel sereno.

Milutin Filipovic, colonnello delle forze armate serbe, nel 1999 ex comandante della guarnigione di Pristina:

- L'11 giugno, verso mezzogiorno, scopro che un'unità russa è stata mandata a Pristina. Non appena erano arrivati, sapevamo già che erano venuti per proteggere i serbi che vivono in Kosovo e Metohija, come il resto della sua popolazione, ovviamente...

L'intelligence russa aveva informazioni che il contingente inglese della NATO avrebbe occupato l'aeroporto di Pristina per usarlo per far atterrare grandi aerei da trasporto.

La gente gioiosa si era riversata in strada per incontrare i russi. Hanno trasformato le bandiere serbe in russe, rovesciandole. La gente gettava fiori verso i blindati russi, portavano da bere ai soldati. È stato un momento molto commovente, molto emozionante... La gente intonava canzoni, con gioia sparava in aria. In generale l'accoglienza era più che calda. Nutrivamo la speranza che i serbi potessero rimanere in Kosovo e sopravvivere qui.

Generale Leonid G. Ivashov:

- Il giorno dopo gli inglesi erano arrivati all'aeroporto di Pristina. Il loro comandante Mike Jackson aveva ricevuto l'ordine dal comandante Wesley Clark di annientare l'unità russa.

Le colonne dei carri armati della NATO si erano fermate davanti ai russi che puntavano le armi su di loro... Vedendo la determinazione dei russi, Jackson disse: "Non ho intenzione di iniziare la terza guerra mondiale per voi" e incaricò i paracadutisti solamente di circondare l'aeroporto. Le nostre truppe restavano ad aspettare gli aerei da trasporto con rinforzi ed armi, ma l'Ungheria e la Romania non concessero alle forze russe lo spazio aereo. Sono iniziate trattative difficili...

Evkurov

- La Russia consente agli inglesi di condividere l'aeroporto, subito i peacekeeper russi vengono trasferiti in aree controllate dalla NATO.

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Esercito russo, Regno Unito, NATO, Russia, Serbia, guerra in kosovo, Kosovo
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