17:49 08 Dicembre 2019
Estrazione del petrolio

Vadim Yakovlev: i prezzi attuali permettono alla Russia di aumentare l’estrazione del greggio

© Sputnik . Boris Babanov
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Gazprom Neft, tra le prime tre maggiori società estrattive in Russia, sta contribuendo agli sforzi comuni per equilibrare il mercando mondiale del greggio nell’ambito dell’accordo per la riduzione dell’estrazione petrolifera, l’OPEC+.

Nonostante le limitazioni, la società non intende modificare la propria strategia per raggiungere l’obiettivo di estrazione di idrocarburi pari a 100 milioni di tonnellate di petrolio equivalente nel 2020. In un’intervista rilasciata a Sputnik alla vigilia del Forum economico internazionale 2019 di San Pietroburgo Vadim Yakovlev, vicedirettore generale di Gazprom Neft, ci ha parlato della situazione del mercato globale del greggio, della cooperazione con le società straniere e delle prospettive future del comparto petrolifero russo. A tenere l’intervista Aleksandra Kryzhanovskaya.

- Il Forum economico internazionale di San Pietroburgo si tiene dal 6 all’8 giugno 2019. Sputnik è partner mediatico del Forum.

- Tema fondamentale del Forum economico internazionale di San Pietroburgo quest’anno sono le prospettive di sviluppo sostenibile dell’economia globale. In che modo Gazprom Neft intende contribuire allo sviluppo dell’economia globale e che cosa comporta questo?

Il petrolio oggi rimane la principale fonte energetica al mondo. Le attività operate dalla Russia e dagli altri Paesi dell’OPEC+ sono volte a raggiungere un equilibrio a lungo termine tra domanda e offerta. Sono convinto che sia i produttori sia i consumatori siano interessati ad avere fasce di prezzo prevedibili. Questo, infatti, dà la possibilità di effettuare gli investimenti necessari alla trivellazione dei giacimenti perché sia sempre possibile soddisfare la domanda in crescita. Anche Gazprom Neft, in quanto grande attore del mercato, contribuisce a stabilizzare il settore a livello mondiale.

L’obiettivo è mantenere la nostra posizione tra i 10 maggiori produttori al mondo di idrocarburi liquidi. Ma la missione principale non è legata a valori quantitativi. Nella nostra nuova strategia fino al 2030 abbiamo deciso di voler essere leader e punti di riferimento per gli altri in materia di efficienza, tecnologie e sicurezza.

- L’eventuale comparsa di un disavanzo stagionale del greggio durante l’estate potrebbe richiedere la copertura dei volumi mancanti sul mercato e spingere, dunque, i Paesi estrattori dell’intesa OPEC a decidere di incrementare l’estrazione dopo giugno. Dal punto di vista di un Paese firmatario dell’accordo, qual è lo scenario di sviluppo ottimale nel breve termine?

- L’estate è un periodo in cui si osserva un aumento stagionale della domanda. I prezzi del greggio si trovano comunque a un livello stabile, il che, a nostro avviso, crea le condizioni necessarie per incrementare l’offerta. Noi siamo pronti a questo e possiamo reagire in maniera sufficientemente veloce aumentando i volumi di estrazione. Al momento Gazprom Neft e altri firmatari russi stanno stimando le proprie capacità estrattive di modo che, in caso di necessità, siano in grado di farvi pronte. Quanto alle decisioni concordate si tratta di prerogative del Ministero dell’Energia: l’intento è cioè quello di elaborare una linea di condotta ottimale per tutti i partecipanti.

- Nel caso in cui venissero eliminate le limitazioni o le diminuzioni delle quote di estrazione del greggio all’interno dell’accordo OPEC+, in che misura la società riuscirebbe a incrementare la produzione per raggiungere i volumi necessari?

- Indicativamente si parla di 50.000 barili al giorno. Si tratta di un volume in aumento o diminuzione che possiamo garantire a livello tecnico a breve termine (2-3 mesi) grazie allo sfruttamento dei giacimenti. Verso la fine dell’anno questa cifra potrebbe aumentare a 70.000 barili al giorno.

- Gazprom Neft ha stimato gli effetti derivanti dalla limitazione dell’estrazione di petrolio nel primo semestre di quest’anno? In che misura le società dovranno compensare le perdite in termini di volumi alla fine del 2019?

- Nella nostra strategia abbiamo considerato che il nostro obiettivo principale non sono i volumi di estrazione, ma la massimizzazione del profitto derivante da ogni singolo barile. Per questo, le conseguenze generate dall’accordo devono essere considerate in seguito a un’analisi onnicomprensiva. Bisogna parlare non solo di come l’accordo abbia influito sui volumi, ma anche di quanto questo abbia influenzato i profitti della società. Chiaramente, il bilancio è positivo.

Capiamo che, qualora gli attori del mercato non si sforzassero di raggiungere il rapporto ottimale tra domanda e offerta, perderemmo molto di più dei volumi non estratti (si tratta di circa 1 milione di tonnellate secondo i risultati del primo semestre). Ma, nonostante tale calo, stiamo registrando un aumento della produzione. Ad esempio, il volume di estrazione di idrocarburi nel primo trimestre è aumentato del 4,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Stando ai risultati del 2019 prevediamo di estrarre più dell’anno scorso e faremo un altro passo verso il raggiungimento del nostro obiettivo strategico: 100 milioni di petrolio equivalente nel 2020. Questo obiettivo è per noi fondamentale e del tutto raggiungibile.

- Le limitazioni imposte dall’intesa OPEC+ ad oggi sono riuscite a equilibrare il mercato del greggio?

- Al momento il mercato è bilanciato. Ma chiaramente la Russia e gli altri Paesi, risolvendo la questione della stabilizzazione devono pensare anche a lungo termine. E innanzitutto a quale sarà la quota di forniture che intendono assicurare nell’ambito dei volumi di una domanda sempre in crescita.

- Per quanto riguarda la quota di mercato dei grandi produttori, considera una minaccia l’aumento dell’estrazione di olio di scisto negli USA nel 2019, in particolare per l’OPEC+, oppure questo incremento favorirà il mercato per via del calo naturale di estrazione in altri Paesi?

- Chiaramente i produttori di scisto sono un attore importante del mercato e noi seguiamo con attenzione allo sviluppo di questa branca del comparto. Secondo le previsioni, quest’anno l’estrazione di scisto negli USA aumenterà di più di 1 milione di barili al giorno. Chiaramente più l’offerta è diversificata (cioè più fonti energetiche vi sono), meglio è per tutti. I cicli di investimento per lo scisto sono molto più brevi e riescono a reagire in maniera più flessibile alle esigenze del mercato, ad incrementare o ridurre velocemente i volumi di offerta, il che riesce a stabilizzare ulteriormente la situazione.

Al contempo, però, qualora si confrontasse questa fonte energetica con altre, tenuto conto il costo distorto dell’estrazione e delle forniture di greggio sul mercato, lo scisto non riuscirebbe a concorrere con il greggio russo. Infatti, il costo della nostra materia prima è considerevolmente inferiore. Un’alternativa allo scisto americano sono i progetti di estrazione in mare aperto o di estrazione di scisto bituminoso canadese. Chiaramente, la presenza di greggio ottenuto da fonti non tradizionali creerebbe un’offerta ulteriore sul mercato che andrebbe a squilibrare il rapporto domanda-offerta e la forbice dei prezzi. Ma questa fonte energetica non costituisce un elemento di concorrenza diretta per la materia prima russa.

- E chi rappresenta un concorrente della Russia sul mercato del greggio?

- Penso che la domanda sia molto interessante e attuale. Infatti, comunque si svilupperanno gli eventi, con il nostro prezzo del greggio troveremo sempre un posto in questo mercato. Oggi in media le spese operative della nostra società si attestano a circa 2.100 rubli alla tonnellata, senza contare gli investimenti di capitale. Rispetto a molte altre regioni estrattive nel mondo si tratta di un valore piuttosto basso.

- L’anno scorso Gazprom ha reso noto il progetto volto ad estendere la cooperazione con il fondo sovrano Mubadal degli Emirati in Medio Oriente. Ci può parlare più diffusamente di questo progetto al quale pensate di partecipare?

- Attirando partner nei progetti russi otteniamo capitale, competenze e tecniche ulteriori. Al contempo ci si presentano prospettive di estensione della nostra presenza all’esterno. Anche se non sempre si tratta di accordi diretti. Ma ad ogni modo la collaborazione avviene in condizioni di vantaggio reciproco.

Mubadala detiene posizioni forti e ha grandi possibilità di sviluppo della propria attività in Medio Oriente. Stiamo dialogando con diversi Paesi e passiamo al vaglio un gran numero di opportunità. Ora, però, è presto per parlare di qualcosa di concreto poiché non è una scelta basata sulla congettura presente, ma un progetto strategico. La prima condizione è che le possibilità create all’estero debbano essere competitive per i progetti russi in cui si inserirebbero (ovvero, devono superare i nostri profitti). La seconda condizione è che la scelta debba corrispondere alla nostra strategia di sviluppo in una determinata regione.

- Gazprom è anche interessata ai nuovi terreni nel Governatorato di Wasit. La società ha parlato con l’Iraq della propria partecipazione al progetto? Ritiene possibile una sinergia di sforzi nella realizzazione del progetto Badra?

- L’Iraq è per noi una zona strategica, valutiamo attentamente ulteriori possibilità di sviluppo le quali non si limitano al Governatorato di Wasit dove già operiamo. Vi sono diverse possibilità di effettuare prospezioni geologiche che potrebbero davvero creare delle sinergie nell’ambito del progetto Badra. Si tratta dei cosiddetti blue field (progetti relativi alla fase di prospezione geologica, NdR), ovvero territori che ancora non sono giacimenti, ma che rappresentano risorse o zone interessanti. Stiamo considerando anche altre soluzioni e, in particolare, progetti con maggiori riserve pronte sui quali sarebbe possibile partire in breve tempo con gli investimenti nelle operazioni di estrazione.

- Gazprom si impegna nella strategia fino al 2020 ad aumentare l’estrazione annuale di idrocarburi. La società ha stimato fino a quando la Russia ha riserve attive di greggio? Quali sono le previsioni da qui al 2030?

- Com’è emerso in una conferenza di settore, già 30 anni fa fu posto l’obiettivo di sviluppare energie alternative e ridurre la quota di combustibili fossili nel mix energetico complessivo. Tuttavia, sia allora sia ora questa quota rappresenta più dell’80%. Come nota positiva, va detto che comunque anche il volume dell’energia alternativa aumenta. Ma aumenta anche la domanda di risorse energetiche: dunque, sul mercato c’è posto per tutte le tipologie di energia e il picco di consumo previsto si sta spostando continuamente. Al momento nella maggior parte delle conclusioni analitiche si afferma che entro il 2030 la domanda di petrolio sarà stabile o aumenterà. Questo coincide con le nostre stime.

Nello scenario di base prefissatoci puntiamo a un aumento del consumo annuo del 2-3%. Per questo, partiamo dal presupposto di dover crescere a un ritmo non inferiore di quello medio di mercato. Quanto alle riserve di cui disponiamo, al momento questo valore si attesta sui 17 anni e comunque nella nostra strategia si prevede non scenda sotto i 15.

- Gazprom ha considerato in fase di redazione della strategia per il 2030 la questione dell’estrazione dei giacimenti in mare aperto nell’Artico?

- Oggi siamo l’unica società ad estrarre nell’Artico con una piattaforma stazionaria nell’ambito del nostro progetto Prirazlomnaya. In verità, la piattaforma si trova in una zona di acqua dolce con una profondità di soli 20 metri. Sulla restante area sono in corso lavori di prospezione geologica perché si tratta di una zona che richiede ancora importanti ricerche.

Chiaramente, le condizioni in cui si opera lì sono estreme: temperature molto basse, ghiacci perenni. Sarebbe difficile immaginare progetti più costosi e difficili da realizzare. Per questo, l’esplorazione industriale del mare aperto è un obiettivo a lungo termine e comunque non primario, per la risoluzione del quale sono necessarie operazioni ulteriori. In larga misura questa è una questione di competitività delle materie prime, di qualità delle soluzioni di investimento adottate e di presenza delle tecnologie necessarie.

Se si cominciasse a sprecare ingenti fondi nella ricerca di soluzioni per esplorare le zone in mare aperto, probabilmente si troverebbero davvero delle soluzioni che nel lungo periodo diventerebbero accessibili dal punto di vista economico e tecnologico. Succede sempre così quando, terminata la fase di ricerca, si passa da un progetto di prova a uno vero e proprio.

Ad esempio, i costi di lavorazione di petrolio di difficile estrazione si sono per noi dimezzati in alcuni anni, ma questa riduzione non è ancora sufficiente per l’adozione di un approccio industriale nei confronti di questi giacimenti. Dunque, dobbiamo ancora lavorarci.

La questione è capire in che misura lo sviluppo di tecnologie per l’appropriazione delle zone artiche di mare aperto sia in linea con i nostri obiettivi attuali. Infatti, al momento il settore ha altre alternative. Ad esempio, oggi anche senza queste zone artiche abbiamo un portafoglio di opportunità eccedentario almeno fino al 2030.

- Quali investimenti prevede di effettuare la società nei settori di prospezione ed estrazione entro il 2030?

- Stiamo investendo circa 250 miliardi l’anno. E dovremmo mantenere questo livello per i prossimi 3 anni.

- La società sta anche incrementando il proprio portafoglio di collaborazioni con partner stranieri in Russia. Questo significa che le società straniere hanno cominciato a collaborare più volentieri con la Russia nonostante le sanzioni?

- In realtà le sanzioni riguardano direttamente solo meno dell’1% del petrolio estratto. Ma in virtù dell’influenza politica esercitata, si crede che le limitazioni siano più di quante in realtà sono. Le società si rendono conto che sviluppare la propria attività in Russia è possibile.

Il nostro Paese possiede grandi riserve di idrocarburi e le spese per l’estrazione di queste risorse e la loro rivendita sul mercato sono tra le maggiori sul mercato. In Russia vi sono grandi società, un mercato di servizi molto sviluppato e compaiono sempre nuove tecnologie. Per questo, ogni grande società è tenuta a valutare le prospettive di attività in Russia e poi ogni grande attore del mercato fa la propria scelta: sfruttare tali opportunità o rinunciarvi.

- Gazprom già da tempo non cerca più partner per la realizzazione del progetto Chon. A cosa è dovuta questa difficoltà nel trovare partner?

- Il progetto si trova a una fase precoce di prospezione geologica e di raccolta delle soluzioni tecnologiche più efficaci. L’anno scorso abbiamo trivellato il primo pozzo orizzontale con la tecnica del fracking multistadio ottenendo così circa 120 tonnellate al giorno. Nel primo trimestre di quest’anno questo valore si è attestato a 250 tonnellate al giorno.

Al momento dialoghiamo attivamente con le società interessate al progetto e, vista la portata di quest’ultimo, cerchiamo non solo investitori di settore, ma anche più grandi. Per questo, la struttura operativa può apparire piuttosto complessa e chiaramente serve del tempo.

- Con quali parti dialogate? Possiamo aspettarci soluzioni concrete nel 2019?

- Potrebbero nascere quest’anno o il prossimo. Interessati sono i Paesi della Regione Asia-Pacifico e attori finanziari come le banche russe.

- Gazprom ha concluso un contratto a lungo termine sul rischio operativo per la presa in concessione dei giacimenti di Yamburg. La società in passato ha già adottato una tale pratica?  Per cosa si distingue? Sono necessari investimenti sul progetto per l’estrazione di questi giacimenti?

- Si tratta di una nuova forma contrattuale per le società del gruppo Gazprom che ci permette di operare senza condividere la nostra licenza. Ci assumiamo il compito di gestire gli investimenti su queste riserve ad oggi ancora vergini. Dunque, il profitto derivante dall’esecuzione del progetto va a Gazprom. Intendiamo adottare la stessa metodologia di lavoro anche per altri giacimenti.

Stando alle nostre stime, le riserve potenziali dei giacimenti di Yamburg sarebbero più di 3 miliardi di tonnellate di idrocarburi: un progetto enorme. Per questo, sin da subito ci siamo impegnati nella forma contrattuale prescelta ad attirare altri investitori.

È stato menzionato che la società stia utilizzando forme contrattuali simili anche per le operazioni di estrazione petrolifera nei giacimenti di Tarkosalinsk Ovest, Chayadinsk, Urengoysk e Orenbursk, nonché per la gestione delle riserve di idrocarburi liquidi in terreni della società madre nel Circondario autonomo Jamalo-Nenec.

In diverse forme siamo già al lavoro su tutti i giacimenti da Lei citati: in alcuni casi si tratta di forme contrattuali a breve termine, in altri di consulenze. A mio avviso, nel corso di quest’anno il formato della nostra partecipazione a questi progetti verrà stabilito in maniera definitiva.

- Prima ha detto che lo sfruttamento dei giacimenti di Yamburg per via della complessità delle riserve richiede ulteriori fondi. La società ha già preparato le dovute proposte?

- Il terreno di questi giacimenti, quello del progetto Bolshaya Achimovka, è molto vario dal punto di vista geologico. Ad esempio, nel distretto di Chanty-Mansijsk vi sono giacimenti su cui lavoriamo con successo. Più a nord, sempre nel Circondario autonomo Jamalo-Nenec le condizioni geologiche sono invece molto più complesse: si va più in profondità, il terreno è più impenetrabile, temperatura e pressione nel sottosuolo sono più alte della norma.

A nostro avviso, vi è un insieme di caratteristiche geologiche che determinano la necessità di un approccio sui generis e richiedono sforzi maggiori perché l’estrazione sia profittevole. Siamo già al lavoro per la presentazione di una proposta, stiamo determinano i criteri per cui suddividere questa zona dei giacimenti che, a nostro avviso, richiede ulteriori investimenti. Sono in corso consultazioni con gli enti statali preposti circa tale questione.

- Come ha osservato, nel 2020 si dovrà scegliere la tecnologia di costruzione dei pozzi nei giacimenti di Yamburg. Questa tecnologia verrà messa a punto nel cosiddetto “poligono tecnologico”?

- Si tratta di un territorio molto esteso del Circondario autonomo Jamalo-Nenec. Dunque, questo obiettivo è importante sia per noi sia per altre società estrattrici. Di concerto con l’amministrazione del Circondario autonomo abbiamo avviato il dialogo e coinvolto anche altre società estrattrici. Al momento vengono passate al vaglio diverse soluzioni: dallo scambio di informazioni tra i partecipanti all’identificazione di una struttura analoga a quella che già utilizziamo nel Circondario autonomo degli Chanty-Mansi-Jugra all’interno del poligono tecnologico di Bazhen.

Si tratta di una ripartizione della licenza grazie alla quale viene posto in essere il programma tecnico che dà accesso a tutte le parti interessate. In questa fase è importante sensibilizzare gli operatori del mercato, creare le condizioni per stimolare lo sfruttamento di queste riserve perché la portata dell’obiettivo e delle riserve su cui si potrebbero applicare le nostre tecnologie è enorme.

- L’idea di investire su alcuni giacimenti come quello di Priobskoe Sud è ancora una priorità per la società?

- Vi è un preciso gruppo di riserve che con il regime fiscale attuale non è profittevole. Tuttavia, prima che venga applicata l’imposizione fiscale, lo sfruttamento di queste riserve genera profitto. Dunque, si tratta di creare un’intesa tra il governo e le società estrattrici. Stiamo preparando delle proposte per comprendere quali meccanismi aggiuntivi sia possibile mettere in pratica perché lo sfruttamento di tali risorse sia profittevole e generi profitto sia per noi sia per lo Stato.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Asia, Gazprom, Gazprom Neft, Estrazione, estrazione petrolio, OPEC, Petrolio, Russia
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