17:39 06 Dicembre 2019

Drone russo stealth e altre armi: per Putin il meglio delle armi russe

© Sputnik . Ramil Sitdikov
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Il comparto russo di ingegneria militare sta lavorando a un drone d’attacco pesante e a un sistema antisatellitare che, anche se non venisse usato nella pratica, sarebbe comunque un buon argomento nelle discussioni sulla sicurezza. I media ne hanno parlato poco. Per questo, Sputnik vi ha preparato questo articolo.

A metà maggio il presidente russo Vladimir Putin si è recato al Centro statale di volo del Ministero russo della Difesa a Akhtubinsk in cui al capo di Stato hanno mostrato i modelli di serie degli armamenti dell’Aeronautica militare russa.

Per gli esperti di difesa russa questa visita ha significato molto. Infatti, si tratta di modelli di nuovi missili e velivoli vettori passati in sordina. I media ad oggi non ne hanno parlato forse per la segretezza che interessa questi sistemi di armamenti.

Dunque, cos’è che hanno mostrato a Putin?

Il drone russo stealth

L’elemento più sensazionale della visita è stato il drone d’assalto pesante S-70 Okhotnik. Fa parte della categoria dei droni pesanti costruito seguendo il modello dell’ala volante (o tutt’ala) e applicando tecnologie di riduzione dell’esposizione ai radar. Al momento, viene sottoposto ai test su terra e si prepara ad effettuare il suo primo volo in estate. Si prevede che questo mezzo sarà operativo in sistemi costituiti dal velivolo d’assalto Su-57 per il quale il drone sgombrerà il percorso verso l’obiettivo, distruggendo eventuali sistemi di difesa contraerea del nemico. L’impiego di questi mezzi in un sistema di velivoli guidati permette di elevare la strategia delle operazioni aree a un livello qualitativo maggiore.

Va detto che i lavori per la creazione di droni d’assalto stealth vengono condotti già da alcuni anni negli USA, in UE e in Cina. Oggi si aggiunge al novero di questi mezzi anche il drone d’assalto russo.

Il Kinzhal, una minaccia per i portaerei

Al presidente è stata mostrata anche la prima squadriglia di velivoli MiG-31K, che nel 2018 ad Akhtubinsk sono entrati in servizio come vettori del sistema missilistico ipersonico d’assalto a media gittata Kinzhal.

I missili 9-A-7660 sono stati creati per il Kinzhal impiegando tecnologie perfezionate già per il sistema missilistico di terra Iskander-M. I MiG-31 sono stati scelti come vettori di questi missili non a caso. Di fatto è il primo modulo ipersonico del nuovo sistema missilistico: il lancio del missile viene effettuato a quota 15-20 km a una velocità prossima al doppio di quella del suono. Questo permette ai missili di avere condizioni di lancio mai viste al mondo e di raggiungere una velocità massima di circa 8 mach (circa 10.000 km/h), se non anche di più. Considerato il raggio d’azione del velivolo vettore la gittata del sistema missilistico Kinzhal è di 2000 km.

Il sistema Kinzhal è destinato alla distruzione di obiettivi fermi e poco mobili e può essere utilizzato con equipaggiamento sia nucleare sia tradizionale. Teoricamente, gli obiettivi di un simile sistema potrebbero essere le basi militari, i centri di controllo, i mezzi della difesa contraerea e antimissilistica nemica e i raggruppamenti di portaerei d’assalto. Si ritiene che in futuro oltre i MiG-31K si doteranno di missili simili anche i moderni velivoli vettori Tu-22M3M.

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Colpito e affondato

Ad Akhtubinsk è stato anche presentato un nuovo modello del sistema di intercettazione di obiettivi aerei a lungo raggio basato sul velivolo MiG-31BM e il missile aria-aria a lunga gittata R-37M. Il codice impiegato è approssimativo poiché alle esposizioni ufficiali il missile viene denominato solamente missile RVV-BD (dalle iniziali di “missili aria-aria a lunga gittata” in russo).

Questo missile dovrebbe avere una gittata di 300 km e una velocità pari a 6 mach (come misura di riferimento si consideri che 1 mach è uguale a 1.198,8 km/h o 333 km/s, il che equivale alla velocità del suono con una pressione atmosferica costante (101,3 kPa), temperatura e umidità superficiale pari a zero, NdR). Il missile è dotato di un sistema radar di puntamento automatico che permette l’attuazione del principio “colpito e affondato”, ovvero prima del lancio del missile il pilota conferma l’intercettazione dell’oggetto (alla quale contribuisce il radar del velivolo) e poi il missile si dirige in automatico verso l’obiettivo senza che sia necessario l’intervento del caccia incrociatore.

Un attacco ai satelliti porta alla guerra

Infine, dalle foto e dai video si intravede un velivolo del sistema di intercettazione antisatellitare basato sui MiG-31.

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Circa questo sistema di armamenti non vi sono informazioni di pubblico dominio e ad oggi non è nemmeno possibile identificare con certezza il suo codice. È possibile solamente trarre conclusioni ovvie: prendendo come riferimento il velivolo vettore MiG-31 è in corso la creazione di un sistema antisatellitare prossimo per destinazione al sistema americano ASAT e a quello sovietico Kontakt creati entrambi negli anni ’80.

Stando ai dati a disposizione, i lavori di costruzione sono in corso da alcuni anni: in particolare, i test del velivolo vettore, la creazione del sistema di gestione delle informazioni e un missile sufficientemente grande (non si esclude che sia a doppio modulo) dotato di un’unita di combattimento in grado di intercettare i satelliti artificiali terrestri.

La creazione di un sistema di armamenti simile insieme ai lavori per la creazione di altri sistemi antisatellitari permetterà di incrementare il potenziale di difesa della Russia. Un sistema aeronautico antisatellitare sarà particolarmente efficace considerata la vastità del territorio russo poiché sarà in grado di raggiungere il satellite nemico dalla Kamchatka al Volga.

Bisogna comunque ricordare che l’impiego preventivo di tali sistemi da parte della Russia costituirebbe in maniera inevitabile un casus belli. Tuttavia, in caso di aggressione contro la Russia questi sistemi potrebbero essere usati contro i satelliti di ricognizione e comunicazione del nemico. Va detto che la questione dell’efficienza degli armamenti antisatellitari in tali situazioni rimane comunque aperta. In verità, rimane il fatto che la presenza di tali sistemi sia un buon modo per dimostrare le capacità del proprio comparto difensivo e, di conseguenza, per ottenere determinati vantaggi in fase di trattative sul Trattato INF e su altre questioni relative alla sicurezza. 

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