Widgets Magazine
00:53 23 Settembre 2019

Dalai Lama: il destino del mondo si deciderà nei prossimi anni

© AFP 2019 / Giuseppe Cacace
Mondo
URL abbreviato
3142
Seguici su

Nonostante le sue condizioni di salute dopo il periodo in ospedale, a maggio a Dharamsala l’ottantatreenne Dalai Lama ha tenuto la decima edizione degli insegnamenti annuali rivolti ai buddisti russi e ha rilasciato un’intervista esclusiva a Sputnik.

Il leader spirituale conosciuto in tutto il mondo ha spiegato su cosa si basi la sua credenza in un futuro roseo per l’umanità, cosa pensi di Putin, Trump e del ruolo della Russia nel mondo, quale messaggio vorrebbe lanciare alle nuove generazioni, cosa serva alla scienza e ai sistemi di istruzione di oggi e come impiegare il sesto senso per raggiungere la felicità. La corrispondente che ha tenuto l’intervista è Olga Lipich.

— Sua Santità, Lei ha più volte detto che le persone migliorano: si dimostrano sempre più compassionevoli, non vogliono combattere, tengono di più alla natura. Ma adesso sta dicendo che l’umanità è irresponsabile e che il mondo è sull’orlo di una catastrofe. Ha cambiato idea, è stato deluso dall’umanità?

— No, non ho cambiato idea. Anzi, ora sono ancora più convinto della mia idea. Nessun essere, nemmeno un insetto, vuole soffrire. Vuole vivere felicemente. E ognuno ha il diritto di essere felice.

Inoltre, cosa importante, secondo le ultime ricerche, l’uomo è per natura compassionevole. E questo è ovvio: nei primi anni dopo essere venuti alla luce abbiamo bisogno dell’amore e delle cure materni e senza questi non sopravvivremmo. Questo vale per tutti gli animali sociali. Anche noi uomini siamo animali sociali. Il senso di collettività è in un certo qual modo sancito nella nostra biologia. Per millenni l’uomo è sopravvissuto proprio grazie al senso di comunità e di aiuto reciproco.

— Dunque qual è il problema oggi?

— Il mondo contemporaneo presenta dei problemi che sfuggono al nostro controllo. Un esempio di grande portata è il riscaldamento globale. Di recente ho incontrato degli scienziati fra i quali vi era un vincitore taiwanese del Premio Nobel per la Chimica. Questi ha affermato che ormai si tratta della vita o della morte del nostro mondo e la scelta di una strada piuttosto che dell’altra verrà compiuta nei prossimi 80 anni.

Dobbiamo avere un occhio di riguardo per le questioni ambientali. Oggi le persone riservano sempre maggiore attenzione alla tutela dell’ambiente e questo è un segnale positivo.

Ma c’è dell’altro. Sono ancora tante le persone che muoiono per mano di altre persone! Se sin dall’inizio del mondo l’uomo avesse ucciso i suoi simili così come fa oggi, non avremmo avuto nulla di cui preoccuparci: l’umanità sarebbe scomparsa dalla faccia della Terra.

Voi russi avete vissuto un periodo difficile con Stalin, mentre i vostri oppositori (durante la Seconda guerra mondiale, NdR) con Hitler. Mentre Stalin era al potere in URSS e Hitler in Germania vennero uccise milioni di persone, nostri fratelli e sorelle.

Guardare per credere: il canale YOUTUBE di Sputnik Italia

La prima e seconda guerra mondiale hanno dato qualche frutto? No. Hanno solo fomentato l’odio. L’unico punto a favore sarebbe lo sviluppo dell’industria militare, ma l’unico fine delle armi è uccidere. Il concetto stesso di guerra presuppone la mobilitazione di soldati inviati ad uccidersi l’un l’altro: una sorte di retaggio del sistema feudale. Il quale però è inevitabilmente obsoleto.

Di recente in Thailandia è stato proclamato un nuovo re, è salito al trono il nuovo imperatore giapponese e in Gran Bretagna è nato un altro principe…Penso davvero che la monarchia sia obsoleta. La rivoluzione bolscevica in Russia ha posto fine allo zarismo e quella francese alla monarchia di Francia. Penso che siano state scelte giuste. (Ride). Quello dei re e delle regine è un modo di pensare all’antica che si basava molto sulla forza militare.

— E quale forma di governo, a Suo avviso, è la migliore?

— Oggi è tempo di democrazia. Il mondo appartiene a 7 miliardi di persone. Ogni nazione appartiene al proprio popolo. Se le persone ricevessero un’istruzione adeguata e pensassero nella maniera giusta, molto probabilmente non si ucciderebbero a vicenda.

Prendiamo l’esempio dell’Unione europea. Nel secondo scorso le nazioni europee conducevano l’una contro l’altra sanguinose guerre. Poi, dopo la Seconda guerra mondiale due nazioni che prima sembravano nemiche giurate (Francia e Germania) decisero che sarebbe stato molto meglio difendere gli interessi comuni invece di quelli singoli. Quella decisione, infatti, era in linea con la congiuntura dell’epoca. Così nacque l’Unione europea. E grazie a ciò a partire dalla seconda metà del XX secolo ad oggi gli Stati membri dell’UE hanno vissuto in pace.

Talvolta mi capita di dire che anche la Russia dovrebbe aderire all’UE.

— Passando proprio alla Russia, il presidente Putin scherza sul fatto che dopo la morte di Gandhi non ci sia più nessuno con cui conversare. Cosa ne pensa? Ci sono oggi politici in grado di migliorare il mondo, come faceva Gandhi, oppure il ruolo dei politici ai nostri oggi non è più così importante?

— Innanzitutto va detto che la Federazione Russa è una grande e potente nazione. Gli ultimi eventi hanno dimostrato che Putin come dirigente del Paese riserva particolare attenzione a ciò che accade in varie parti del mondo. E questo è bene.

Un collega di Putin, invece, il presidente Trump… (fa un gesto di rassegnazione con la mano). Come Putin governa un Paese enorme e porta su di sé un grande onere. Il leader di un Paese del genere dovrebbe avere un quadro onnicomprensivo della situazione. E pensare al bene del proprio Paese a lungo termine. Questo è molto importante. Non dovrebbe pensare al raggiungimento di obiettivi a breve termine. Chiaramente, io non ho il diritto di criticare l’operato del presidente Trump. Ma riflettiamo solo su questo: ha venduto miliardi di armi all’Arabia Saudita. A mio avviso, questo non è bene. Ha anche ritirato gli USA dall’Accordo di Parigi sul clima, un’azione deplorevole.

Oggi il mondo si trova in una situazione critica. E Putin deve pensare bene a ciò che fa, prendere in considerazione ogni aspetto e capire come raggiungere i propri obiettivi a lungo termine.

— Lei ha detto in passato che la Russia può contribuire in maniera importante allo sviluppo della pace. La pensa ancora così? E perché?

— Sì. La Federazione Russia ha un altro vantaggio: dal punto di vista geografico è un ponte tra Est e Ovest.

Io sono buddista, ma non ho mai detto che il buddismo è la religione migliore. Tutte le grandi religioni sono come cure che permettono agli uomini di raggiungere la tranquillità dello spirito. Non è possibile scegliere una sola di queste cure e dire che sia migliore di tutte. Il medico dapprima segue il paziente e solo poi, sulla base della sua condizione, gli raccomanda una cura che è la più efficace in quello specifico caso. Lo stesso può applicarsi ai credenti. Fra di loro vi sono persone con predisposizioni diverse. Ad alcuni si confarà maggiormente una religione, ad altri un’altra. Tuttavia, fra le numerose tradizioni religiose esistenti il buddismo e, in particolare, la tradizione dell’antica università-monastero indiana Nalanda (seguita dai buddisti della Federazione Russa) si approccia allo studio del buddismo in maniera scientifica.

Da dietro si vede di più: segui la pagina Instagram di Sputnik Italia

Il buddismo e la scienza moderna possono andare di pari passo. In alcune regioni della Russia la religione tradizionalmente professata è il buddismo. Questo accade in Buriazia, Calmucchia, Tuva e nel Territorio della Transbajkalia. Quando vivevo in Tibet (fino al 1959) vi erano molti filosofi brillanti nei monasteri in Buriazia, Calmucchia e Tuva.

— Non sono solo i buddisti, ma anche molte altre persone che non professano questa religione a considerarLa un saggio e a voler mantenere un rapporto con Lei. È possibile questo? E in che modo?

— L’esistenza futura dell’istituto del Dalai Lama è una questione che devono risolvere i popoli stessi che vivono nei territori in cui è diffuso il buddismo tibetano. In particolare, i popoli russo, mongolo, tibetano e dell’intera regione dell’Himalaya.

Il nome stesso Dalai è una parola mongola (letteralmente significa “oceano”, “grande”, NdR). Questo titolo fu conferito al Terzo Dalai Lama durante una visita in Mongolia. Se si togliesse “Dalai Lama” dal mio nome, non potrei nemmeno firmare perché la mia firma è proprio “Dalai Lama” (ride).

Al popolo russo siamo legati da rapporti unici e particolari che trovano le loro radici nel passato. Questi rapporti sono un vantaggio per tutti: sia per il Dalai Lama e i tibetani (la cosiddetta Scuola dei berretti gialli, o Gelug) sia per i russi. Molti monaci russi hanno studiato per anni nei monasteri del Tibet e sono diventati ottimi filosofi.

In futuro, che io sia vivo o meno, questo legame continuerà ad esistere. Oggi nei nostri monasteri studiano alcune centinaia di allievi provenienti dalla Mongolia e dalle regioni buddiste della Russia. Dunque, questo legame non si spezzerà. Vi sarà una nuova generazione.

— Quale messaggio vorrebbe mandare oggi alla nuova generazione?

— Come ho già detto, fra le varie tradizioni religiose e filosofiche, la tradizione dell’università-monastero Nalanda è la più moderna e scientifica. È possibile applicarla. Prima di tutto va studiata nel dettaglio da chi appartiene a comunità buddiste tradizionali.

Oggi poi sempre più buddisti russi (tra l’altro anche professori dell’MGU) manifestano il proprio interesse verso la tradizione Nalanda, verso la scienza dello spirito. Questo è un segnale molto promettente. Oggi i tempi sono maturi. Poiché la Russia è una grande nazione, un ponte tra Europa e Asia, potrebbe contribuire in maniera sostanziale nella promozione dell’idea per cui la tranquillità dello spirito è fondamentale.

Solamente le preghiere o la fede non contribuiscono a raggiungere la tranquillità dello spirito. È necessario riconoscere che l’ira è un’emozione distruttiva, mentre la compassione un’emozione creatrice. La cosa più importante è capire che la base dell’ira è l’odio, la limitazione del pensiero. Mentre la base della compassione sono le conclusioni logiche, la capacità di guardare alle cose con una prospettiva più ampia. Secondo il buddismo possiamo promuovere la compassione facendo affidamento al pensiero analitico e alla scienza moderna.

Si può infondere la compassione a scuola applicando i dati delle scoperte scientifiche. Più compassione c’è, meno ira si diffonde. La ragione dell’ira risiede nell’odio, nell’incapacità di vedere lontano: dunque, non ha una base solida.

— E c’è invece un presupposto della felicità? E quale sarebbe? Come fare per essere felici?

— La felicità è un tema molto serio. Nel mondo occidentale l’istruzione è volta in toto al raggiungimento di valori materiali. Questi ci possono regalare solamente piaceri a livello sensoriale.

A noi uomini piacciono gli spettacoli sensazionali come le competizioni sportive: alcuni tifosi sportivi perdono letteralmente la testa per la felicità che provano quando vince la loro squadra. In questi casi il pensiero non viene quasi praticamente usato: tutto avviene a livello sensoriale. Vi sono anche persone che provano piacere ascoltando della buona musica: in questo modo si calmano. O ancora provano piacere con il buon cibo, i profumi, le sensazioni tattili o il sesso.

Questo tipo di felicità è momentaneo. Quando raggiungete i presupposti materiali della felicità, siete felici. Quando questi scompaiono, vi rimangono solamente i ricordi. La felicità vera, però, è legata al sesto senso.

Durante una mia visita a Mosca nel 1979 incontrai diversi scienziati sovietici. Dissi loro che il buddismo identifica 5 tipologie di coscienza legate agli organi sensoriali e una sesta tipologia, quella mentale. Risposero che si trattava di temi religiosi di cui preferivano non parlare. Chiaramente, non mi misi a dibattere con loro, ma allora mi fu chiaro che la loro era una visione limitata.

Infatti, la vera felicità è resa possibile non da ciò che percepiamo con gli organi di senso, ma da ciò che pensiamo con la mente. Ad esempio, qualora proviate sensazioni sensoriali spiacevoli, potete salvaguardare la vostra tranquillità di spirito se sapete come usare la vostra mente. Dunque, la coscienza mentale è una tipologia di coscienza superiore rispetto a quella sensoriale. Ma in virtù del fatto che conduciamo uno stile di vita materialistico, ci stiamo asservendo alle percezioni sensoriali.

— Saprebbe indicarci una via d’uscita da questa schiavitù in modo da raggiungere la tranquillità dello spirito e la felicità?

— Sì, c’è una cosa che vorrei dirvi. Nel mondo occidentale sono diffuse le religioni teistiche che si basano sulla credenza nell’esistenza di un Dio. In India, invece, più di 3000 anni fa è stato elaborato il concetto di sesto senso. Le pratiche meditative Śamatha (focalizzazione unidirezionale) Vipaśyanā (meditazione analitica) contribuiscono a dare tranquillità al nostro sesto senso. Per questo, penso che la civiltà indiana sia la più sviluppata.

Nell’VIII secolo queste antiche conoscenze indiane arrivarono in Tibet grazie al filosofo Śāntarakṣita del monastero-università Nalanda. Da più di 1000 anni conserviamo questi insegnamenti. Inoltre, Drogön Chögyal Phagpa visitò la Mongolia e lì diffuse il Dharma buddista. In seguito, il Terzo Dalai Lama, Sönam Gyatso, portò in Mongolia gli insegnamenti di Buddha e la tradizione delle dispute dialettiche.

Quando vivevo in Tibet, vi erano molti monaci provenienti dalla Mongolia molto dediti allo studio. Nessuno di loro infranse mai le regole del monastero. Ad esempio, Gen Legden fu un grande filosofo mongolo. Visse in Tibet dopo la rivoluzione russa. Mi raccontò che di giorno si nascondeva sotto il vello delle pecore e di notte camminava diretto in Tibet. Così raggiunse Lhasa dove cominciò a studiare e nel giro di 20-30 anni divenne uno dei migliori filosofi buddisti. Dunque, fra Tibet, Russia e Mongolia esistono rapporti unici. Per questo, ripongo nella Russia le mie speranze.

— Le Sue speranze nella Russia sono legate alla scienza e all’istruzione?

— Negli ultimi decenni mi sono trovato a conservare con esperti occidentali di istruzione, psicologia e neuroscienze. Sono davvero molto interessati alla conoscenza accumulata dal buddismo tibetano. Ma, parlando con loro, percepisco alcuni dubbi e cerco allora di non promuovere il buddismo. Infatti, i concetti del buddismo potrebbero minare la loro credenza unidirezionale.

Conosco, ad esempio, un cristiano, padre Wayne Teasdale, un monaco cattolico. Con lui abbiamo parlato spesso delle nostre pratiche comuni: la compassione, il perdono, la tolleranza, ecc. Una volta mi chiese della dottrina della Śūnyatā (vacuità) e gli risposi: “Non mi chieda queste cose, non la riguardano”. Penso che i postulati di fisica quantistica e la Śūnyatā siano molto simili: infatti, entrambi ci dicono che tutto è interconnesso e che non c’è nulla di assoluto. Nemmeno Dio lo è. Proprio per questo ho detto al mio amico cristiano di non farmi domande sulla vacuità.

Ma in Russia non percepisco questi dubbi. E questo perché i russi già da secoli intrattengono contatti con noi e possiedono tali conoscenze. Dunque, posso dire che oggi i buddisti russi dovrebbero prestare particolare attenzione allo studio del buddismo. Dal buddismo si possono imparare la psicologia, la fisica quantistica, la logica: tutte discipline contenute nella letteratura buddista e applicabili nella pratica spirituale. Di queste conoscenze possono trarre beneficio le persone delle professioni di fede più disparate e anche i non credenti.

Sono convinto che i buddisti russi abbiamo un grande futuro dinanzi a loro. Devono solamente riflettere bene. Allora più persone si avvicineranno alla Russia e questo, dal punto di vista politico, avrà sicuramente dei benefici. (Ride).

Tags:
Intervista, Dalai Lama
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik