00:23 09 Dicembre 2019
Il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe fornisce osservazioni sulla Corea del Nord, accompagnato dal Presidente USA Donald Trump, al Mar-a-Lago club di Palm Beach, Florida, USA, 11 febbraio 2017

Riuscirà Abe a mediare tra Iran e USA per tenere nuovi negoziati?

© REUTERS / Carlos Barria
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Considerato l’inasprimento della situazione iraniana il Giappone ha manifestato l’interesse di fare da paciere e di attutire le tensioni tra Usa e Iran. A tal proposito Shinzo Abe ha dichiarato che a breve visiterà l’Iran al fine di mediare tra le due potenze. Questa sarà la prima visita di un primo ministro giapponese in Iran dopo più di 40 anni.

L’imminente visita di Abe e le prospettive di collaborazione giapponese sono state commentate in un’intervista rilasciata a Sputnik da Seyyed Hossein Naghavi-Hosseini, portavoce della Commissione speciale per il PACG presso l’Assemblea consultiva islamica (il parlamento iraniano) e rappresentante della Commissione per la sicurezza e la politica estera del parlamento della Repubblica Islamica Iraniana.

“Al momento non vi sono condizioni favorevoli al dialogo e a eventuali trattative. Gli USA con il loro operato hanno creato una sfiducia tale che né il parlamento né il popolo né i ministeri iraniani credono più alla necessità di condurre trattative. Non si può mai credere agli USA. Abbiamo già avviato delle trattative in passato. Tra i partecipanti è stato concluso l’Accordo sul nucleare (il PACG). L’accordo è stato approvato dal Consiglio di sicurezza dell’ONU e accolto con favore dalla comunità internazionale. Ma gli americani consideravano questo accordo non vantaggioso per loro e si sono rifiutati di applicarlo. Che garanzia abbiamo del fatto che adempiranno ai loro obblighi nel caso in cui, una volta avviate nuovamente le trattative, trovassimo un nuovo accordo? Nel nostro Paese si percepisce una sfiducia generalizzata nei confronti degli USA e non vi sono le condizioni necessari per avviare le trattative, nemmeno nel caso in cui Trump rinunciasse a tutte le sue richieste.

Quando gli americani hanno un atteggiamento ostile e introducono sanzioni aggiuntive contro l’Iran, pensando che le pressioni e le minacce possano portare a un punto d’incontro, si sbagliano di grosso. L’Iran non siederà al tavolo delle trattative con un Paese del genere. L’Iran non ha bisogno di un mediatore per condurre le trattative. È l’atteggiamento degli USA che deve cambiare”.

Quanto alle prospettive di vendita del petrolio iraniano ai giapponesi viste le sanzioni vigenti, il funzionario iraniano si è così espresso.

“L’Iran sta tentando di ripristinare il proprio mercato petrolifero. Le nazioni presenti su questo mercato desiderano ardentemente il nostro petrolio. Noi aggiravamo le sanzioni anche prima e riuscivamo a vendere il petrolio, dunque lo faremo anche ora”.

Riguardo alle possibili proposte che presenterà Abe si sono espressi in un’intervista rilasciata a Sputnik alcuni politologi iraniani. Ali Reza Rezahah, esperto di politica internazionale degli USA, osservatore politico ed editorialista dell’Assemblea degli Esperti del Leader spirituale dell’Iran (al-Khamenei) si è pronunciato circa le possibili proposte che l’Iran potrebbe avanzare al Giappone affinché i due Paesi diventino solidali nella contrapposizione USA-Iran.

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“In primo luogo, questa sarà una visita in risposta a quella effettuata in Giappone dai rappresentanti iraniani. In secondo luogo, la delegazione giapponese si recherà in Iran con una precisa proposta e speriamo che sia direttamente legata al loro desiderio di mediare nell’attuale conflitto tra Iran e America. Al momento già 5-6 nazioni mediorientali hanno profuso sforzi per risolvere la situazione.

La visita di Abe in Iran avrà comunque un carattere prettamente economico. La pressione esercitata dall’America sul comparto energetico della regione è legata direttamente ai problemi energetici degli States: stanno tentando di passare da grandi consumatori di energia a grandi produttori, cercano nuovi mercati, tentano di eliminare con la forza la concorrenza e creano dipendenza dalla loro energia per una serie di Paesi come il Giappone. I giapponesi si rendono conto delle prospettive di dipendenza energetica prolungata: questo, infatti, porterà a un controllo massiccio da parte degli USA sulla loro politica estera. Il Giappone è uno dei grandi consumatori dell’energia iraniana. I giapponesi, dunque, pensano che risolvendo la questione in Iran, avranno anche vantaggi dal punto di vista economico.

Dopo aver analizzato questi tentativi di mediazione, siamo inclini a sostenere la seguente teoria. Gli americani e, in particolare, il signor Trump si stanno preparando alle prossime elezioni presidenziali. Trump deve ottenere qualche successo a livello internazionale per la sua campagna elettorale. Per questo, sta facendo grandi pressioni sull’Iran. Chiaramente, anche i potenziali Paesi-mediatori al momento si trovano sotto pressione. L’Iran ha più volte dichiarato di non essere pronto ad avviare trattative in presenza di atteggiamenti simili da parte degli USA. L’Iran sarà disponibile a condurre trattative solamente in presenza di un approccio razionale e ragionato, ma in alcun modo sotto pressioni statunitensi. Grazie a queste pressioni Trump sta tentando di imporre all’Iran le proprie condizioni per guadagnare consensi a livello internazionale”.

Come sarà possibile che il Giappone continui a compare petrolio iraniano. Quali Paesi tratteranno i prezzi? Potrà l’Iran avanzare proposte al Giappone?

Rezahah ha risposto così.

“In ogni caso delle trattative si terranno. E poiché il mercato di distribuzione del petrolio iraniano è limitato, l’Iran dovrà seguire la sua precedente strategia, ovvero abbattere i prezzi del greggio. Anche il Giappone avrà le sue condizioni per diventare parte del processo. La questione ha assunto una certa gravità: se i giapponesi infrangessero le sanzioni USA, le limitazioni diventerebbero ancora maggiori. Il Giappone sta tentando di risolvere altri problemi internazionali per ottenere l’immunità a livello energetico. Sia i giapponesi sia gli iraniani sanno che gli americani hanno proposto di rifornire il Giappone di fonti energetiche. Ma i giapponesi desiderano avere accesso a varie fonti di energia per avere capacità di manovra in caso di necessità”.

Un altro esperto iraniano Ahmed Rashidi, esperto di questioni geopolitiche, ha parlato con Sputnik della possibile visita di Abe in Iran e ha osservato che, se la visita avverrà, allora: “Gli americani saranno più inclini a condurre trattative che a combattere. Questo l’abbiamo già visto in passato. Paesi come l’Oman e il Qatar o si sono presentati come mediatori da soli oppure su richiesta degli USA hanno fatto da paciere tra Iran e USA. Il problema risiede nel fatto che una situazione intermedia in cui non c’è né guerra né pace fa comodo agli USA. Secondo gli ultimi comunicati in questi giorni gli USA hanno venduto all’Arabia Saudita armi per 8 miliardi di dollari. Ciò equivale a dichiarare che la regione è in pericolo e con questo pretesto hanno raggiunto il loro obiettivo. Un altro problema è il fatto che, secondo un ex comandante delle forze armate USA nella regione, non è facile combattere contro l’Iran. Questo comandante ha combattuto in Iran, Afghanistan e Siria e sa che combattere in Medio Oriente non è facile. Proprio per questo gli americani vogliono delle trattative con l’Iran. Sebbene Zafir abbia parlato di dialogo, non vuole delle trattative in merito”.

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Rashidi sostiene che il Giappone non rinuncerà al petrolio iraniano per via delle richieste degli USA:

“Sappiamo che gli americani hanno privato il Giappone dell’esclusività dalle sanzioni. Ora i giapponesi non possono comprare il petrolio dall’Iran e, se lo facessero, si ritroverebbero a pagare delle sanzioni. Gli americani hanno oggi a disposizione buona parte delle riserve petrolifere mondiali ad eccezione di quelle russe e di altri piccoli Paesi. Se gli USA cominciassero ad impossessarsi delle risorse petrolifere mediorientali, questo sarebbe un duro colpo per il Giappone e la Cina. Molto probabilmente, Tokio comprerà il petrolio iraniano”.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
ONU, Sanzioni, Donald Trump, Iran, Shinzo Abe, Giappone, USA
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