03:46 17 Giugno 2019

Non colpito e atterrato, una start-up italiana risolve il problema del birdstrike

© Sputnik . Kirill Kallinikov
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Riccardo Pessarossi
Cooperazione Italia Russia (59)
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Chi di noi prima di volare non è stato sfiorato dal cattivo pensiero che l’aereo potesse subire un incidente?

Le sciagure aeree balzano sempre in prima pagina, ma fortunatamente rimangono eventi –per quanto tragici – piuttosto rari. Al contrario, c’è un altro pericolo, di cui pochi sono al corrente, che ogni giorno miete vittime e causa disagi all’aviazione civile, anche con gravi conseguenze.

Si tratta del “birdstrike”, la collisione tra uccelli e aeroplani in fase di decollo o di atterraggio. Secondo i dati della Amministrazione Federale dell’Aviazione Civile degli USA, nel 2018 sono stati ben 14 661 i casi di collisione, vale a dire più di 40 al giorno.  In Italia, secondo i dati dell’ENAC, dal 2002 al 2016 il numero di collisioni tra volatili e velivoli è più che triplicato, passando da 348 a 1313. 

Il fatto che il problema sia scarsamente percepito non lo rende meno rilevante. Al contrario, l’aumento del traffico aereo ed i cambiamenti nelle abitudini di volo di certe specie di uccelli fanno presagire un ulteriore incremento del fenomeno.

Per risolverlo non bastano gli occhi di falco degli addetti negli aeroporti, e neanche quelli dei falchi veri e propri lanciati in volo sopra le piste per spaventare gli altri uccelli.

La soluzione arriva da Rimini e atterra allo Start-Up Village di Skolkovo, dove la start-up italiana The Edge Company, presenta BCMS – VENTUR, il primo sistema al mondo in grado di proteggere gli uccelli dalle collisioni con gli aerei, o viceversa. Il risultato però non cambia: decolli e atterraggi più sicuri, come spiega in questa intervista esclusiva a Sputnik Italia, Francesca Dalla Venezia, co-ideatrice del progetto.

Parlando di Start-Up la prima domanda d’obbligo è: com’è nata la vostra idea?

Prima dell’idea c’è la percezione del problema da parte di Fabio Masci, CEO e cofounder della società: Fabio era un pilota militare che si è dedicato per 20 anni alla sicurezza volo in Aeronautica Militare. E’ stato uno dei primi istruttori degli F-16 ed il problema del bird-strike si è imposto proprio in previsione dell’ingresso di questo nuovo velivolo, che era molto più delicato dei precedenti, e soggetto a gravi danni nelle collisioni con i volatili. Siccome non c’era un vero e proprio sistema per allontanare gli uccelli dall’aeroporto dove lavorava, si è dovuto ricorrere alle persone. Un numero di osservatori più volte al giorno faceva il giro dell’aeroporto e attivava dei richiami d’allarme per ciascuna specie, sapendo quando arrivavano.

Un F-16 dopo una collisione con un uccello
© Foto :
Un F-16 dopo una collisione con un uccello

Come si scacciano gli uccelli dalle piste degli aeroporti?

Il metodo migliore e che funziona più a lungo è proprio quello di fargli sentire il richiamo di pericolo. Per ciascuna specie c’è un suono che risveglia l’istinto a non posarsi e perdere l’abitudine a frequentare quel luogo. Il nostro primo monitoraggio è durato quotidianamente per sei mesi. In questo modo si è arrivati a sapere a che ora arrivava il gabbiano, la quaglia, la pavoncella e cosi via: a seconda dell’orario e della specie si fanno partire i richiami d’allarme.Bisogna però farli partire prima che arrivi l’uccello.

Noi non lo consideriamo, ma gli uccelli sono tra gli esseri più intelligenti. C’erano già all’epoca dei dinosauri e non si sono estinti. Apprendono molto velocemente, di conseguenza lanciare dei richiami quando lui ha già fatto il nido è totalmente inutile. Bisogna fargli capire che l’ambiente dove stanno è ostile per loro. Gli aeroporti sono dei luoghi idonei per gli uccelli, ma questi rappresentano un grande pericolo per la sicurezza dei voli.


IMPRESSIONANTE BIRD STRIKE ALL'AEROPORTO DI BARCELONA


Le immagini parlano da sole, ma questo pericolo è però ignorato da molti. Quali conseguenze causano i birdstrike?

L’impatto tra un uccello ed un aeroplano può determinare impatti molto gravi a seconda della parte dell’aereo che viene colpita. In Italia c’è un sito, birdstrikes.it, che riporta tutti gli avvenimenti che succedono nel mondo. Se uno lo va a vedere si spaventa e non vola più.

Non più di 20 giorni fa a Venezia un birdstrike è capitato ad un elisoccorso: un gabbiano ha sfondato la cabina e  ferito il pilota, che trasportava un ferito a sua volta. Considerando la velocità di decollo dei velivoli e quella di volo degli uccelli, queste collisioni spesso sono paragonabili ad attacchi con armi da fuoco.

Come funziona il vostro sistema?

Il sistema è basato su telecamere collegate con una rete di intelligenza artificiale. Le telecamere vengono prima posizionate in virtual reality, perché le telecamere devono, come si dice in gergo “sweeppare” senza sovrapporsi. 

Le telecamere sono 4, una per lato, in modo che ruotando lungo la pista di atterraggio riescono a monitorare lo spazio nel raggio di 1 km e fino ad un altezza di 200 piedi. Quando individuano un uccello parte il richiamo d’allarme. L’individuazione riguarda in primo luogo la tipologia di ostacolo: se essere vivente, quindi uccello, oppure no, vale a dire drone.

Una volta che viene stabilita la presenza di un uccello, il sistema ne individua la posizione, la direzione di volo e la tipologia di specie, e può comandare in automatico i richiami di pericolo. Questo è il nostro brevetto.

Quindi le telecamere inviano le riprese al sistema che poi elabora il segnale video. Quale lavoro di programmazione c’è dietro?

Un lavoro enorme. L’algoritmo di funzionamento del sistema lo abbiamo studiato con l’Università di Verona. Il nostro database però lo abbiamo creato noi, raccogliendo e analizzando una mole di dati enorme. Il nostro biologo va in giro e riprende tutti gli uccelli, poi i dati vengono analizzati e catalogati. Come volano, quante volte battono le ali, se volano da soli o in stormo, e tutte le particolarità delle specie. La più ostica è la gazza ladra, che vola ovunque. Il biologo è diventato matto a riprenderla, a volte è dovuto ricorrere a nascondigli improvvisati, per non venire scambiato per un ladro lui stesso.

Il posizionamento delle camere del sistema BCMS sulla pista d'atterraggio

Lei ha parlato di droni: a differenza degli uccelli il loro volo e le intenzioni di chi li lancia non si possono prevedere?

I droni sono un problema di sicurezza ancora maggiore di quello rappresentato dagli uccelli. Perché molto spesso, come successo a Heathrow e due mesi fa a Malpensa, sono cose volute e fanno perdere parecchi soldi agli aeroporti che rimangono chiusi, ed alle compagnie che devono dirottare i voli su altri scali. Al momento non ci sono sistemi in grado di riconoscerli, perché i droni sono molto piccoli. Pensi che il 28 maggio il Ministero della Difesa inglese ha chiuso un bando internazionale per trovare la soluzione a questo problema, che attualmente rimane irrisolto. Noi ci siamo candidati, anche perché il progetto richiesto riguarda non solo l’individuazione di ostacoli nel campo aereo, ma anche terrestre.


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Pochi giorni fa Londra, ed ora Mosca. Parola d’ordine: internazionalizzazione. Come giudicate la vostra presenza allo Start-Up Village di Skolkovo?

Per noi lo Start-Up village di Skolkovo è molto importante. E’ stato qui che l’anno scorso abbiamo preso il volo anche noi, raggiungendo la finale del concorso internazionale per le migliori start-up. Siamo tornati anche quest’anno e ci fa piacere, anche a livello umano,  che chi si era interessato al nostro lavoro un anno fa sia tornato a trovarci ed informarsi sullo sviluppo. La nostra start-up è stata accelerata in Francia, a The Camp, un centro per l’innovazione partecipato anche da Airbus. Siamo appena rientrati da Parigi, dove Thales ci ha inserito nel proprio padiglione tra le 33 startup migliori, tra le 14 000 partecipanti.

Insomma, la vostra start-up rischia di volare oltralpe e fare la fine della Gioconda di Leonardo, mentore del padiglione italiano allo Start-Up Village di Skolkovo?

In Italia il nostro sistema viene percepito come “fine a sé stesso”, cioè soltanto per monitorare e prevenire i casi di bird strike. All’estero invece lo valutano diversamente: “Se questi possono riconoscere diverse specie di uccelli in volo, allora sono in grado di individuare altri ostacoli”.

Se pensiamo che si sta aprendo un mercato sempre più ampio di auto a guida autonoma, autobus a guida autonoma, droni utilizzati per trasportare diversi cose, le prospettive sono molteplici.

Per questo motivo la necessità di riconoscere ostacoli, che siano uccelli, droni o palloncini è sempre più forte e noi siamo pronti.  

Al momento stiamo comunque testando BCMS Ventur in un aeroporto militare italiano.

L’aviazione civile come “inquadra” il vostro lavoro?

L’aviazione civile è alquanto ostica e non riusciamo sinceramente a capire il motivo, poiché il sistema è economico, pulito ed efficiente. Abbiamo il supporto della LAV, del WWF, Enac ci ha scritto due lettere di supporto, però si muove ancora poco. Va anche detto che in Italia il sistema degli aeroporti è piccolo e frammentato, ci sono pochi aeroporti, ma diversi gestori.  Noi abbiamo parlato con Aeroport de Paris che gestisce 25 aeroporti in Francia per implementare BCMS Ventur negli aeroporti in costruzione.

C’è poi un’altra problematica che deriva dalla denuncia dei casi di birdstrike: come segnale l’ICAO – Federazione Internazionale dell’Aviazione Civile – il 70% dei birdstrike non viene segnalato perché inserirli nei report aumenterebbe il tasso di rischio dell’aeroporto, riducendo i poteri contrattuali degli scali nei confronti delle compagnie aeree.

Per concludere, il vostro sistema manderà in pensione i falchi negli aeroporti?

Il falco poverino fa un altro lavoro. Il suo “lavoro” è cacciare per sé. Lui non caccia gli uccelli, ma i conigli, i topi, quindi già viene addestrato per fare qualcosa che non è suo. In più – e ce l’hanno confermato diversi aeroporti – spesso i falchi scappano, oppure rimangono loro stessi vittima dei motori degli aerei. L’abitudine del falco sta per essere abbandonata, per fortuna. Del falco e dei passeggeri.

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Uccelli, aereo schianto, schianto, aviazione civile, aviazione, startup
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