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07:54 18 Ottobre 2019
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Colonizzazione di Marte? Un'utopia letale, meglio investire sulla Terra

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I piani per la colonizzazione di Marte o della Luna non salveranno l’umanità dalle minacce dell’autodistruzione e non le permetteranno di lasciare la Terra in quanto sono irrealizzabili. Chi fa promesse, come Bezos e Musk, vende utopie suicide, ritiene il divulgatore scientifico Philip Ball.

Philip Ball, scrittore, scienziato, giornalista scientifico, redattore della sezione sulla fisica della rivista Nature, è sicuro che i visionari che promettono al genere umano una futura vita su altri pianeti siano in errore e malgrado le buone intenzioni si rifiutino di vedere le difficoltà di questi progetti creando un’utopia. Il divulgatore scientifico espone i suoi dubbi in un articolo per The Guardian.

Ball critica il fisico Brian Cox, il cui film The Planets uscirà a breve sulla BBC e secondo il quale “se l’umanità ha un futuro, questo include i marziani”. Ma ammette che Cox non è il solo a pensarla così. Gli fa compagnia anche l’astrofisico più famoso della contemporaneità, Stephen Hawking, che ha invitato l’umanità a “non mettere tutte le uova in un unico cestino”.

E ora Elon Musk e Jeff Bezos, tra le altre cose fondatori di due agenzie aerospaziali, rispettivamente SpaceX e Blue Origin, propongono progetti sempre più tangibili per realizzare quest’idea, allo stesso tempo criticandosi a vicenda.

Queste personalità, secondo Philip Ball, finiscono nella trappola dei loro stessi pensieri. Sono consapevoli della gravità dei cambiamenti che avverranno sulla terra a causa del riscaldamento globale e cercano il modo di salvare l’homo sapiens nella sfera a loro nota. Ma pensandoci a mente lucida capiamo che “il tempo non è dalla nostra parte”.

Rendere Marte un pianeta abitabile probabilmente non è possibile e qualsiasi catastrofe che dovesse avvenire sulla Terra non renderà possibile la sopravvivenza di una colonia umana sotto le cupole, afferma con certezza Ball.

Ci vorranno secoli prima di poter definire autonoma la popolazione di Marte rispetto alla Terra e allora sarà già chiaro se l’uomo è riuscito o meno a far fronte agli effetti del riscaldamento globale.

Philip Ball ricorda che secondo alcune previsioni la popolazione terrestre a breve comincerà a ridursi e l’energia nucleare potrebbe fornire a tutto il pianeta una fonte di elettricità pulita e gratuita. Sarebbe più logico, quindi, investire miliardi nello sviluppo di queste tecnologie, e non per raggiungere le stelle.

Lo scrittore paragona le parole dei visionari alla propaganda messa in atto dalla NASA negli anni della corsa alla Luna. Occorre non perdere di vista il fatto che in realtà lo spazio è un ambiente ostile con conseguenze fatali per il genere umano e l’ecosistema dei pianeti è troppo complesso per sognare di selezionarne anche solo uno per la vita dell’uomo.

“L’idea che l’uomo possa prosperare nello spazio, che arriverà a farlo e addirittura che il nostro futuro dipenda da quanto velocemente questo accadrà in fin dei conti è pericolosa, tanto più che è venduta in questo involucro utopistico. Si tratta della versione tecnocratica della promessa dell’eterna beatitudine dopo che lasceremo questa valle di lacrime”, spiega Ball e conclude “Il sogno di colonizzare Marte o di creare mondi artificiali nello spazio sono un ottimo soggetto per trasmissioni televisive, lezioni su TED o campagne pubblicitarie per investitori. Ma non è un piano”.

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Jeff Bezos, Elon Musk, Tecnologia, tecnologia, catastrofe, Umanità, Riscaldamento globale, Marte
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