Widgets Magazine
11:04 22 Agosto 2019
Il fungo atomico

L’uomo è già sopravvissuto a un “inverno nucleare”. Come ci è riuscito?

CC0
Mondo
URL abbreviato
4143

La popolazione si ridusse fino a raggiungere i 10.000 esemplari circa. Le tracce di eventi analoghi sono state rilevate nei genomi di scimpanzé dell’Africa orientale, di tigri e di orangotanghi dell’Asia meridionale.

Ciò significa che a quel tempo sul pianeta si verificò una catastrofe naturale responsabile della distruzione di molte specie e della formazione di fatto dell’uomo moderno.

Collo di bottiglia e deriva genica

Nel 1993 un gruppo internazionale di scienziati condusse per la prima volta un’analisi del DNA mitocondriale umano e scoprì le tracce di due importanti processi: il collo di bottiglia e la deriva genica. Il primo indica un brusco calo della popolazione e l’impoverimento del pool genico: molte varianti geniche, infatti, scompaiono insieme ai loro vettori.

Il secondo processo è caratteristico di popolazioni più piccole in cui l’incidenza di una variante genica muta velocemente e in maniera del tutto casuale. Qualsiasi evento demografico, anche il più insignificante (come la morte improvvisa di anche un solo uomo adulto senza figli), può mutare per sempre il colore degli occhi o dei capelli dei futuri rappresentanti della sua tribù.

L’interpretazione di questi dati è univoca: tra 50.000 e 70.000 anni fa l’umanità si stava per estinguere. La popolazione si ridusse bruscamente fino a raggiungere un totale di 10.000 persone e rimase di queste dimensioni esigue per un periodo di tempo piuttosto lungo.

Quattro anni dopo le tracce di questi stessi processi furono evidenziati nel genoma di scimpanzé dell’Africa orientale. La diversità genetica del DNA mitocondriale di queste scimmie era tanto limitata quanto quella dell’uomo. Nel 2004 in sede di decodifica del genoma delle tigri dell’Africa meridionale i ricercatori rilevarono dati molto simili. In seguito, tracce dei processi di collo di bottiglia e di deriva genica vennero rilevati anche nel DNA di orangotanghi di Sumatra e del Borneo.

Tutto ciò significa che in un passato molto remoto gli animali e i nostri avi sopravvissero a una catastrofe naturale su scala globale.

Un lungo inverno vulcanico

Sulla Terra si contano 20 supervulcani la cui eruzione può essere causata dai cambiamenti climatici. Scienziati svizzeri hanno stabilito che questi vulcani si risvegliano una volta ogni 100.000 anni e l’ultima eruzione risalirebbe a circa 75.000 anni fa proprio alla vigilia del processo noto come “collo di bottiglia”. Si tratta dell’eruzione del vulcano indonesiano Toba.

In seguito all’eruzione, sull’isola di Sumatra si creò l’enorme lago di Toba. I residui di polvere vulcanica si dispersero su una superficie di circa 40 milioni di km2. Questa polvere è stata rinvenuta persino sul fondo del lago africano Malawi a 7.000 km da Sumatra. Anche il brusco aumento di sali di acido solforico registrato nei ghiacci della Groenlandia risalirebbe a questo periodo, 74.000 anni fa.

La polvere era presente in quantità così elevate che per diversi mesi avrebbe coperto la luce del sole provocando così l’avvento di un inverno vulcanico, secondo il gruppo internazionale di ricercatori.

Il clima non è stato per nulla clemente con i nostri avi poiché in quel periodo vi fu anche l’ultima era glaciale. Dopo l’eruzione del Toba le temperature medie raggiunsero il loro punto minimo, 5-15° a seconda delle stime.

Fu davvero una catastrofe?

Questo spiegherebbe perché i primi Homo sapiens, abbandonata l’Africa 125.000 anni fa, si estinsero completamente, mentre quelli che rimasero nel continente africano si ridussero a soli 10.000 esemplari.

Tuttavia, vi sono evidenze che contraddicono l’ipotesi di una grande eruzione. In alcuni scavi nell’India meridionale antropologi americani hanno rinvenuto utensili paleolitici sia sotto sia sopra uno strato di polvere vulcanica. Una situazione simile è stata osservata anche nei resti di esseri umani preistorici sulla costa dell’Africa meridionale. Gli utensili ritrovati nella zona indicano che i nostri avi vissero in questi luoghi prima, durante e in seguito alla catastrofe. Dunque, non vi fu alcuna interruzione delle culture archeologiche contemporanea all’eruzione del supervulcano. Inoltre, la catastrofe fu favorevole ai Neanderthal che dopo il risveglio del Toba raggiunsero il loro, seppur breve, culmine.

GUARDARE PER CREDERE: il canale YOUTUBE di Sputnik Italia

Analizzando la polvere del Toba finita sul fondale del lago Malawi, gli scienziati hanno concluso che la sua concentrazione era insufficiente per influire in maniera considerevole sull’ecosistema locale. Se vi fosse stata molta polvere, la temperatura nella zona sarebbe calata almeno di 4 gradi, negli strati superficiali del lago sarebbe morte una quota importante di biota. Ma, stando ai residui, non accadde nulla di tutto ciò.

Dunque, l’eruzione del Toba e il supposto inverno vulcanico non furono la ragione del collo di bottiglia tramite il quale passo l’umanità.

Tuttavia, non vi sono dubbi sul fatto che i nostri avi circa 70.000 anni fa non si estinsero. Sulla Terra si verificò davvero una sorta di catastrofe naturale su scala globale. Di che tipo sia stata è, però, una questione ancora aperta.

Correlati:

Scienziati russi realizzano modello virtuale di Homo sapiens vissuto 30mila anni fà
Sintetizzato DNA extraterrestre
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik