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03:26 22 Settembre 2019

Carestia in Corea del Nord: ambizioni al nucleare o sanzioni inevitabili?

© Sputnik . Iliya Pitalev
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La Corea del Nord è al momento a rischio di essere colpita dalla siccità più importante degli ultimi 37 anni. Secondo l’ultimo rapporto del PAM già oggi 10 milioni di nordcoreani “necessitano tempestivamente di aiuti alimentari”.

Da gennaio le razioni giornaliere distribuite tramite un sistema di approvvigionamento centralizzato della popolazione si sono ridotte a 300 gr. E potrebbero subire ulteriori riduzioni tra luglio e settembre quando di solito viene distribuito meno cibo rispetto agli altri mesi.

Tuttavia, un ruolo importante nell’attuale situazione critica è stato svolto anche dalle stringenti sanzioni economiche introdotte dalla comunità internazionale in risposta ai continui test nucleari e missilistici di Pyongyang. Il divieto di acquistare merci di esportazione nordcoreana ha colpito interi comparti economici e le persone in essi impiegate. Sputnik vi spiega le ragioni dell’attuale situazione alimentare della Corea del Nord e il motivo per cui il mondo non si affretta a prestarle aiuto.

Tanto rumore per nulla

Riguardo alla mancanza di derrate alimentari in Corea del Nord vi sono due punti di vista contrapposti. I sostenitori del dialogo esagerano la portata della crisi reale per avviare le forniture di aiuti umanitari creando, dunque, un pretesto per il rinnovamento dei negoziati tra USA e Corea del Nord. Invece, i sostenitori della linea più dura sono contro gli aiuti e chiedono, anzi, di incrementare il volume delle sanzioni per arrivare alla capitolazione di Pyongyang. Ma la verità, come sempre, sta nel mezzo.

“La Corea del Nord negli ultimi anni ha portato avanti operazioni locali e su larga scala volte al rinforzo degli argini per prevenire le inondazioni. Grazie a queste opere è aumentata la produzione di grano e di elettricità (le centrali idroelettriche producono nel Paese circa un terzo dell’energia elettrica, NdR) e si osserva anche un incremento nella produzione di concimi e del raccolto. Tuttavia, la distribuzione di queste risorse non è equa: ad esempio, le famiglie dei lavoratori nel settore estrattivo che dipende totalmente dall’esportazione di carbone e altri minerali (bloccata dalle ultime risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU, NdR) devono affrontare una vera crisi alimentare”, afferma Park Jong Chol della Gyeongsang National University.

Da quando Kim Jong-sun è al potere, la situazione economica in Corea del Nord è generalmente migliorata grazie all’attuazione di una serie di riforme. Ma la velocità con cui vengono introdotti questi cambiamenti positivi varia molto a seconda della regione, dell’impresa o del settore. La differenza a livello di produttività, di esito delle riforme e di particolarità a livello territoriale genera grandi divari che, a loro volta, creano problemi legati all’approvvigionamento di cibo.

“Le sanzioni economiche della comunità internazionale hanno generato una sorta di “paradosso delle sanzioni” le quali non colpiscono più chi produce armi nucleari e missili, ma le fasce più povere della popolazione che devono far fronte alla mancanza di cibo. Nell’economia nordcoreana aumenta il divario tra i cittadini: infatti i ricchi diventano sempre i ricchi e i poveri sempre più poveri”, sostiene l’esperto.

Stando a quanto sostiene, i dati del 2018 rivelano che il fabbisogno totale di cibo in Corea del Nord è stimato a 5,2 milioni di tonnellate e circa 500.000 sono le tonnellate di cibo che mancherebbero per soddisfarlo. Tuttavia, il Programma alimentare mondiale (PAM) sostiene che la Corea del Nord ha un deficit alimentare di 1,5 milioni di tonnellate. Sulla base di questo dato i media esagerano molto la portata del problema sostenendo che sarebbe un terzo della popolazione ad essere a rischio. Anche nel caso in cui, come afferma l’esperto nordcoreano, il deficit fosse di 500.000 tonnellate, si tratterebbe comunque del 10% del fabbisogno totale. Sarebbe, dunque, un deficit considerevole.

“Considerato che in Corea del Nord l’agricoltura è molto sensibile ai cambiamenti climatici a tal punto che il 50-60% della produzione alimentare può variare a seconda delle condizioni atmosferiche, la situazione alimentare è davvero grave”, concorda Lim Eul-Chul dell’Istituto di Studi sull’Estremo Oriente presso la Kyungnam University.

Fuoco amico

Dopo la comparsa dei comunicati sulla grave siccità Seul ha cominciato a parlare della necessità che le organizzazioni internazionali prestino aiuti umanitari alla Corea del Nord. Tuttavia, quest’ultima ha definito la mossa come una “trappola imperialista volta a sottomettere il Paese tramite la creazione di un’economia dipendente dagli aiuti esterni”. Gli esperti individuano alcuni punti salienti della questione.

“Anche se la Corea del Nord ottenesse aiuti alimentari, vorrebbe riceverli unicamente dalla comunità internazionale. E il motivo sarebbe da ricercare nella lunga tradizione delle relazioni tra le due Coree e, in particolare, nella rivalità tra i due sistemi”, sostiene Kwak Tae-Hwan, ex direttore del Korea Institute for National Unification presso il relativo Ministero sudcoreano.

Una posizione simile è sostenuta anche da Lim Eul-Chul:

“Il desiderio di ottenere aiuti umanitari solamente attraverso il PAM è sintomo del fatto che la Corea del Nord sta inviando segnali diversi alla comunità internazionale e alla Corea del Nord. Nel discorso pubblico rivolto ai sudcoreani sono presenti sfumature di contrapposizione tra i due modelli e tentativi di mantenere l’onor proprio”.

Tra l’altro, alcuni pensano che Seul stessa sostenga l’invio di aiuti alimentari tramite le organizzazioni internazionali temendo una reazione negativa sia all’interno del Paese sia all’estero, nonostante gli aiuti umanitari non siano sottoposti a sanzione.

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“Il governo sudcoreano può essere criticato perché agisce non per fare gli interessi della Corea del Sud, ma per portare avanti le posizioni delle organizzazioni internazionali. Prestare aiuti tramite tali organizzazioni ha i suoi pro: infatti, potrebbe placare i conservatori più estremi. Ma adottare quest’approccio è sconsigliabile poiché significherebbe per la Corea del Nord perdere terreno nel processo negoziale tra USA e Corea del Nord”, sostiene Park Jong Chol.

“La Corea del Sud sta cercando il modo per avviare le forniture di aiuti alimentari alla Corea del Nord in maniera diretta. Per la Corea del Nord non ci sarebbe nulla di male nell’accettare gli aiuti sudcoreani al momento opportuno. Tuttavia, solamente volumi sufficienti di aiuti potrebbero risolvere il problema alimentare degli strati più vulnerabili della popolazione”, osserva Lim Eul-Chul.

Niente concessioni, niente cibo

“Ovviamente la Corea del Nord non rinuncerà alle sue testate nucleari perché manca il cibo. Per questo, la posizione dei conservatori sudcoreani e americani, che interpretano la situazione alimentare nordcoreana in maniera ideologica, probabilmente non prevarrà. Ma il fatto che la Corea del Sud non sia riuscita ad impiegare il budget di 6-8 milioni di dollari stanziato per portare aiuti umanitari alla Corea del Nord è sintomo di un’attenzione eccessiva agli USA”, sostiene l’esperto sudcoreano.

Tra l’altro, Donald Trump, nonostante la situazione politica interna, ha menzionato più volte la possibilità di prestare aiuti umanitari alla Corea del Nord. Per questo, nel caso in cui venisse manifestata una maggiore determinazione anche Seul potrebbe superare la resistenza dei conservatori almeno riguardo alla questione delle forniture di cibo. Il problema è che, anche se riconoscessero che gli aiuti umanitari potrebbero ravvivare il dialogo tra USA e Corea del Nord, non sarebbero in molti ad appoggiare un tale esito.

“Il presidente Trump, com’è noto, ha ascoltato numerose dichiarazioni rivoltegli da John Bolton e da altri rappresentanti della linea dura circa la necessità di inasprire le sanzioni contro la Corea del Nord. Nella società americana sono molto influenti gli interessi della burocrazia che desidera limitare l’adozione da parte di Trump di un approccio che risolva i problemi a livello personale. Per questo, anche la politica riguardante la Corea del Nord e, in particolare, l’invio di aiuti umanitari dipenderanno da una complessa concatenazione di interessi politici”, ritiene il professor Park Jong Chol.

Tags:
Kim Jong-un, siccità, Penisola coreana, Corea del Nord, Corea del Sud
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