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21:53 18 Luglio 2019

Fusione con una macchina: il futuro dell’intelligenza umana nell’era dell’IA

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Per la sua importanza culturale la comparsa dell’intelligenza artificiale è comparabile all’invenzione degli utensili in pietra o della scrittura. Ciò significa che l’intelligenza umana è in attesa di una nuova fase di “riformattazione”.

L’umanità ha effettuato un lungo percorso dalla savana africana fino alle città moderne che ha portato i nostri discendenti a subire dei cambiamenti non solo a livello fisico, ma anche intellettuale. Molte tappe fondamentali dell’evoluzione dell’intelligenza umana sono legate alla comparsa di innovazioni come gli utensili in pietra, la scrittura e la carta. La creazione dell’intelligenza artificiale può innescare una nuova rivoluzione: in questo caso si tratterebbe non più dell’utilizzo di uno strumento, ma dell’interazione con esso.

Rivoluzioni simili avvenute in passato hanno più volte “riformattato” il nostro modo di vedere le cose. Ad esempio, l’invenzione della scrittura da parte dei sumeri tra il 3500 e il 3000 a.C. e la sua diffusione ridussero la necessità di ricordare eventi, cifre e lunghi testi.

Di conseguenza, l’intelligenza umana collettivamente si fece più ricca, ma la capacità individuale di ricordare cose diminuì. Lo sviluppo della stampa e, in seguito, dei computer non ha fatto altro che accelerare questo processo.

L’uomo moderno non ricorda più i compleanni dei propri amici perché sono ci sono lo smartphone o Facebook a farlo. Ma l’umanità nel suo complesso è riuscita ad accumulare conoscenze sulle onde gravitazionali e i buchi neri.

Gli scienziati continuano a discordare sull’effettivo miglioramento dell’intelligenza umana. Nessuno nega, tuttavia, che siamo ormai dipendenti da tecnologie più complesse. Nella maggior parte dei casi gli utenti non capiscono come funzioni il mezzo che stanno utilizzando. Ciononostante quest’approccio ha permesso di raggiungere un livello di comfort mai visto prima.

Lo smartphone come nuovo organo

Alcuni filosofi confermano che i computer e gli smartphone possano essere considerati non come oggetti, ma come prolungamento delle nostre esistenze e delle nostre intelligenze. A questa conclusione sono giunti Andy Clark e David Chalmers nel loro libro La mente estesa.

Le scienze cognitive tradizionali interpretano il pensiero come un processo di manipolazione di simboli o come calcoli neurali effettuati dal cervello. Clark e Chalmers sono concordi con questa visione, ma osservano che al pensiero possono essere facilmente integrati diversi strumenti: dal blocco note allo smartphone. Questi, infatti, estendono considerevolmente le nostre capacità. Per riconoscere l’importanza di tali strumenti, provate a pensare a quanto impotente si senta l’uomo moderno privato del proprio smartphone per solo un giorno.

La teoria della mente estesa afferma che queste “protesi” tecnologiche debbano essere incluse nella nostra concezione di intelligenza umana. E con la comparsa di tecnologie sempre più moderne il divario tra loro e l’uomo sarà sempre più labile.

Dall’altro lato, poi, la comparsa dell’intelligenza artificiale trasforma per la prima volta nella storia uno strumento da prolungamento passivo del corpo o dell’intelligenza umani a partner attivo. Da questo punto di vista, ad esempio, un drone è più simile a un cane o a un cavallo che a un’ascia o a un martello. In un gran numero di settori l’IA effettua compiti molto meglio dell’uomo il quale si rivela un componente inutile nel processo.

Tra l’altro, al momento sono i sistemi altamente specializzati di IA ad aver vissuto il maggior sviluppo. Infatti, riescono benissimo nel riconoscimento di immagini o nell’elaborazione di una lingua naturale. Tuttavia, c’è ancora molta strada da fare prima che riescano a imitare con precisione la coscienza umana. Ci possono volere decine o centinaia di anni prima che venga creata un’IA in tutto e per tutto antropomorfa. Per ora, dunque, lo scenario ottimale è quello dell’interazione fra uomo e algoritmi.

Probabilmente, con la comparsa dell’intelligenza artificiale l’era dell’intelligenza umana come entità autonoma è volta al termine. Il futuro vedrà una combinazione fra le due.

Ricercatori statunitensi hanno elaborato un nuovo approccio per la creazione dell’IA. Invece delle solite reti neurali propongono di utilizzare algoritmi basati su ipervettori. Grazie alla possibilità di formare ricordi e riflessi l’IA sarà addestrata in maniera più rapida ed efficace rispetto a quella tradizionale.

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Ricerca, computer, Smartphone, Umanità, intelligenza artificiale
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