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08:16 18 Ottobre 2019

Generale NATO in pensione: la fine del Trattato INF è una catastrofe per l’Europa

© AP Photo / Fabian Bimmer
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Harald Kujat, ex ispettore generale del Bundeswehr, ex capo del comitato militare della NATO e generale in pensione, che un tempo occupava la posizione più alta all’interno delle Forze armate tedesche, ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Sputnik che è ancora possibile salvare il Trattato INF sebbene gli USA abbiano dichiarato di voler uscirne

Ad ogni modo l’Europa e, in particolare, il governo tedesco non devono restare in alcun caso con le mani in mano. Secondo lui, inoltre, il ruolo della Cina sarebbe solamente un pretesto.

— Signor Kujat, secondo Lei il Trattato INF può essere salvato nella sua forma originaria o comunque conferendogliene un’altra?

— È possibile salvarlo in ogni caso. Inizialmente sarebbe opportuno concordare misure di controllo reciproco per appurare quanto fondate siano le reciproche accuse di USA e Russia. La cancelliera tedesca potrebbe avanzare una proposta simile. Sarebbe semplice da organizzare rinnovando gli accordi sulle ispezioni reciproche che sono scaduti a maggio 2001 e includendovi i sistemi che vedono la Russia contraria. Così sarebbe possibile appurare cosa è vero e cosa no.

— Tuttavia, parrebbe che entrambe le parti si siano già arrese al fatto che l’INF volgerà al termine. E chi ne soffrirà maggiormente sarà l’Europa che però non si sta opponendo a ciò.

— Teoricamente sia gli USA sia la Russia hanno interesse a che il Trattato venga sciolto. E ciò, da un lato, perché la quantità di testate nucleari strategiche è stata considerevolmente ridotta grazie agli accordi sul disarmo già in vigore, il New START. Nel 2021 il trattato dovrà essere prolungato. Entrambe le parti così perdono la loro flessibilità dal punto di vista strategico. Quindi, cercano di aggirare l’INF. E questo per l’Europa è una catastrofe chiaramente.

— Tuttavia, questo trattato è ormai obsoleto perché anche altri Paesi (in particolare la Cina) possiedono queste armi.

— La Cina per gli USA rappresenta solamente un pretesto. I suoi missili di media gittata non rappresentano alcuna minaccia per gli USA. La questione è piuttosto la seguente: se volessero includere nell’INF una terza parte, sarebbe necessario sciogliere l’accordo? O sarebbe meglio preservarlo? Dopotutto quest’accordo simboleggia il fatto che è scomparsa un’intera categoria di armi, quella delle armi totali. E più di questo non si potrebbe raggiungere nemmeno se al trattato si aggiungesse una terza parte.

— Ma allora perché in Europa nessuno parla? Forse non è una minaccia abbastanza concreta?

— No, la minaccia è concreta. Ma il fatto è che gli USA vogliono venir meno ai propri obblighi dinnanzi agli alleati europei. Questo è il busillis che viene portato avanti con lo slogan: “America first!”.

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— Lo slogan “America first!” vige anche in sede NATO dove gli USA sono i maggiori contribuenti. Proprio per questo richiedono che i membri europei dell’alleanza (e, in primis, la Germania) incrementino le proprie spese militari fino al 2% del PIL.

— Ma io non mi fossilizzerei su questo 2%. Sono due le questioni da considerare: in primo luogo, è solidale la Germania con i suoi alleati? Ovvero, perché l’Estonia ha incrementato le proprie spese militari fino al 2%, mentre quelle della Germania sono ferme all’1%? In secondo luogo, al Bundeswehr servono davvero questi fondi per espletare le sue funzioni? La risposta è sì. Probabilmente questa cifra non deve raggiungere obbligatoriamente il 2%, ma queste spese devono aumentare in maniera significativa rispetto ad oggi. In entrambe le questioni la Germania si è posta, in sostanza, contro i propri alleati. Tanto più che la Germania si è più volte vincolata in sede NATO per il raggiungimento di quest’obiettivo. Ci si dovrebbe come minimo aspettare che il governo faccia i suoi calcoli prima di dare il consenso. Presso i ministeri tedeschi sembra che non ci sia nessuno in grado di fare questi semplici calcoli aritmetici.

— Ma senza la NATO l’Europa come farebbe? E cosa ne pensa della nuova struttura di sicurezza in cui entrerebbe la Russia?

— Si può fare a meno di tutto. Si può sempre inventare qualcosa di nuovo. Molti spesso dimenticano che le relazioni NATO-Russia un tempo erano buone. Infatti, la Russia mise a disposizione le proprie forze per il comando NATO in Kosovo. Inoltre, la NATO e la Russia collaborarono con successo ad esempio nelle operazioni di ricerca e salvataggio dopo l’incidente del sommergibile Kursk. Questa lista potrebbe continuare. Vi fu anche (e sulla carta esiste tutt’oggi) il cosiddetto partenariato strategico NATO-Russia. Dunque, oggi di importanza decisiva è il rinnovo della collaborazione all’interno di queste strutture. Solo in un secondo momento si potrà pensare alla creazione di nuove.

— A Suo avviso com’è la situazione attuale tra USA e Russia? Dopotutto, l’incontro con il segretario di Stato USA Pompeo di questa settimana a Sochi si è svolto con successo.

— Fondamentale è ricordare la differenza tra protocollo diplomatico e verità dei fatti. A mio avviso, gli USA capiscono benissimo che la stretta collaborazione con la Russia e l’eliminazione delle cause scatenanti il conflitto servono a loro tanto quanto servono alla Russia. E questo prima o poi accadrà. Chiaramente, ci saranno sempre questioni su cui le parti non concorderanno, ma queste due nazioni hanno diversi interessi in comune, come l’equilibrio strategico. Questo non può essere garantito in presenza di conflitti reali tra le due superpotenze. Gli interessi comuni riguardano anche la risoluzione del conflitto in Siria e la stabilità in Medio Oriente. Dunque, dei punti di contatto esistono. E alle parti non resta che capirlo. Penso che la Russia lo stia capendo. Speriamo che lo capiscano anche gli USA.

— Parrebbe che la Russia sia passata dal primo al quarto posto nella lista dei “nemici dello Stato” degli USA. A Suo avviso, vi sarà la guerra contro l’Iran?

— Penso di no. Chiaramente, gli americani fanno pressione sull’Iran uscendo dall’accordo sul nucleare. Ma gli americani capiranno di essere stati lasciati soli e che la loro sicurezza dipende anche dal fatto di aver partner e alleati.

— A tal proposito, proprio riguardo agli alleati: come dovrebbe comportarsi la Germania con la Russia?

— Dipende da come verrà impostato il dialogo reciproco. In materia di politica estera la Germania deve definire in quali settori ha bisogno di collaborare con la Russia e come attuare questa collaborazione. Chiaramente, il continuo scambio di rimproveri non aiuta. Dunque, sarà necessario mettere da parte i rancori e provare a trovare una strada che soddisfi gli interessi di entrambe le parti. In sostanza, si tratta di ripristinare la fiducia reciproca e, per farlo, bisogna assolutamente prendere in considerazione gli interessi dell’una e dell’altra parte.

di Armin Zibert

Tags:
Intervista, Relazioni Usa-Russia, UE, Russia, USA, Trattato Inf, Trattato INF, NATO, Bundeswehr
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