02:31 17 Giugno 2019
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La Russia non si è ritirata dalla corsa agli armamenti, l’ha vinta

© Sputnik . Alexandr Kryazhev
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Lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) ha presentato la sua annuale relazione sulle spese mondiali per la difesa. L’anno scorso le spese in questo settore hanno battuto un record toccando gli 1,8 trilioni di dollari, ovvero il 2,6% in più del 2017.

Alla corsa agli armamenti si sono uniti praticamente tutti i Paesi ad avere anche solo delle minime ambizioni politiche e geopolitiche. Le spese militari statunitensi sono aumentate del 4,6%, quelle della Cina del 5%, quelle dell’Arabia Saudita del 6,5%, della Turchia addirittura del 24%. Fra i leader mondiali per incremento delle spese per la difesa troviamo l’Armenia (+33%), la Lettonia (+24%), l’Ucraina (+21%), la Lituania (+18%), la Repubblica Ceca (+18%) e il Kazakistan (+16%).

In tal contesto a primo acchito la Russia appare come una mosca bianca in quanto da alcuni anni sta diminuendo progressivamente le proprie spese per l’esercito. Si è arrivati al punto in cui nel 2018 il Paese ha lasciato la cinquina dei primi Paesi per spese militari (di cui faceva parte dal 2006) slittando al sesto posto e facendosi superare dalla Francia.

Le spese russe per la difesa si sono ridotte in un anno del 3,5% raggiungendo i 61,4 miliardi di dollari, cifra modesta rispetto ai 250 miliardi dei cinesi e i 649 degli americani.

La spiegazione formale di questa decisione è che la Russia ha già risolto la questione della riforma e dell’ammodernamento delle Forze armate, settore nel quale si è tanto investito sin dagli anni 2000.

Il governo ha più volte affrontato rimproveri circa le ingenti spese (il 3,9% del PIL nel 2018) operate nel settore della difesa nonostante i gravi problemi a livello economico e sociale. La risposta ufficiale è coincisa con l’impegno di ridurre gradualmente tali spese fino a raggiungere il 2,7-2,8%. Tuttavia, la sicurezza nazionale è una priorità assoluta e per prima cosa vanno raggiunti gli obiettivi prefissati in tal senso.

Dunque, una volta che le più grandi e costose riforme delle Forze armate sono state portate a termine con successo, la Russia può permettersi di ridurre le spese per la difesa. Il che, tra l’altro, accade per il quarto anno consecutivo. Oltre a questa semplicistica spiegazione ve n’è un’altra meno evidente, ma assai più rilevante e interessante.

Dalla relazione resa pubblica dal SIPRI e dalle tendenze globali evidenziati dall’istituto si evince che gli investimenti operati dalla Russia nel settore della difesa sono di gran lunga più efficaci di quelli dei suoi partner e concorrenti sulla scena internazionale.

Da molto sono finiti i tempi in cui le ingenti spese degli americani per la difesa suscitavano stupore, ammirazione e preoccupazione. I volumi attuali delle spese del Pentagono e del comparto militare statunitense sono diventati proverbiali.

In tale contesto le riduzioni operate dalla Russia sul budget per la difesa appaiono quasi fenomenali. Ma spesso si perde di vista un punto: non si tratta solamente di far sì che i soldi investiti vengano impiegati per quella finalità. Cosa assai più importante è che la finalità stessa venga riconosciuta come giusta. E in tal senso la Russia ha di che vantarsi.

Quando già diversi anni fa (almeno 15) la dirigenza politica e militare del Paese passava al vaglio le opportunità di ammodernamento delle Forze armate nazionali, si fecero scelte i cui frutti la Russia sta raccogliendo ora.

In una situazione in cui le risorse finanziarie erano estremamente limitate e i rischi politici sia interni sia esterni molto grandi si presero decisioni che non solo contribuirono a superare il degradamento dell’esercito e il grande distacco del Paese dal settore militare dopo gli anni ’90, ma riportarono senza se e senza ma le Forze armate russe fra quelle più potenti ed efficienti al mondo.

Il Paese non poté permettersi numerosi esperimenti su larga scala. Bisognava scegliere elementi concreti da migliorare e qualsiasi errore avrebbe portato a gravi conseguenze.

Di trarre conseguenze, seppur intermedie, sono in grado anche persone non totalmente a conoscenza della tematica militare, ma semplicemente informate dei fatti.

Dall’ingombrante “dinosauro” che era in epoca sovietica l’esercito russo si è trasformato in una macchina militare snella e performante che riesce a utilizzare in maniera virtuosa quelli che oggi vengono chiamati “mezzi di guerra ibrida”. Il successo delle riforme operate è stato dimostrato durante le campagne in Siria. E non solo lì.

Inoltre, la Russia ha raggiunti diversi traguardi nel settore della difesa (a livello tecnico e organizzativo), il che le ha permesso di conservare il suo primato mondiale in tale comparto e di compensare in una certa misura l’arretratezza registrata in altri.

Alcuni esempi:

1. Guerra elettronica. Il comparto russo della guerra elettronica viene riconosciuto dagli esperti occidentali come quello più avanzato ed efficiente al mondo. Qui l’arretratezza dell’Occidente è piuttosto considerevole.

2. La Russia si è liberata dai vincoli del Trattato INF privandolo dunque di senso per gli USA. Dai Kalibr alle innovative armi supersoniche tutto è volto a conservare il sistema globale di deterrenza nucleare.

3. Artide. Negli ultimi 20 anni il mondo ha discusso in maniera accesa il ruolo politico ed economico sempre maggiore della regione artica nel XXI secolo. Tuttavia, una volta che l’Artide ha acquisito maggior peso, ci si è resi conto che i russi avevano già dislocato nella regione un impianto difensivo (rompighiaccio, basi militari, innovative uniformi militari) tale che non ci si poteva nemmeno avvicinare. 

Alla luce di tutto ciò la relazione del SIPRI comincia a dare sfumature nuove al quadro generale. Le ripetute dichiarazioni dei dirigenti russi sul fatto che la Russia non tornerà a competere nella corsa agli armamenti acquistano un peso sempre maggiore.

Negli ultimi anni il mondo si è abituato al fatto che Mosca dimostri regolarmente una supremazia tattica e operativa sull’Occidente poiché è in grado di operare in qualunque angolo del pianeta (dalla Crimea alla Siria, dalla Repubblica centrafricana al Venezuela) sfruttando la sua potenza militare.

Quando si citano questi successi talvolta si dimentica che la Russia batte il suo potenziale nemico anche strategicamente. Non a caso l’Occidente accusa Mosca di aver assimilato troppo bene le regole e le metodologie della guerra ibrida.

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Tags:
Sipri, Siria, Finanze, Armi, Russia
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