09:20 21 Novembre 2019
Una bambina sulla spiaggia

I principi attivi delle protezioni solari superano le soglie di assorbimento nel sangue

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Secondo uno studio, le sostanze chimiche contenute nelle creme solare finiscono nel nostro sangue a concentrazioni fino a 419 volte superiori dei limiti di sicurezza.

Uno studio ha dimostrato che l’ossibenzone, in grado di assorbire i raggi UVA e UVB, può raggiungere il sangue e avere concentrazioni fino a 209,6 ng/mL.

Questo accade nonostante l’operato dell’ente americano Food and Drug Administration (FDA) che dovrebbe garantire che i prodotti alimentari e farmaceutici commercializzati negli Stati Uniti siano sicuri. In particolare, raccomanda concentrazioni inferiori agli 0,5 ng/mL per prevenire l’insorgenza del cancro.

Secondo lo studio, oltre ad essere potenzialmente cancerogeno, l’ossibenzone potrebbe anche interrompere l’attività ormonale, generando problematiche a livello embrionale. 

I ricercatori, tuttavia, sottolineano che le conclusioni a cui sono giunti non sono ancora verificate e che i consumatori non dovrebbero decidere in maniera impulsiva di smettere di usare le protezioni solari.

La ricerca è stata condotta dalla FDA e, in particolare, dal dottor David Strauss, direttore della divisione di scienze regolatorie.

Come riportato nel Journal of the American Medical Association, le protezioni solari prevengono il danneggiamento cutaneo riflettendo, assorbendo o disperdendo la radiazione UV. 

Molte persone si applicano diversi grammi di protezione ogni giorno sia direttamente sulla pelle sia sulla pelle già trattata con prodotti ad alto SPF o con trucco.

Nonostante i benefici comprovati delle protezioni solari, l’FDA ha segnalato che gli ingredienti “a rischio sicurezza”, o quelli che raggiungono il sangue in concentrazioni superiori agli 0,5 ng/mL, dovrebbero essere sottoposti ad analisi tossicologiche.

In base ai parametri di rischio tossicologico, 0,5 ng/mL rappresentano la concentrazione più alta che una sostanza sconosciuta possa raggiungere nel nostro sangue senza che il rischio di insorgenza del cancro sia maggiore a uno su 100.000 dopo l’applicazione di una singola dose.

Lo stesso principio viene impiegato per regolamentare l’impiego dell’imballaggio per il cibo negli USA in quanto vi è il rischio che le sostanze dell’imballaggio si trasferiscano al cibo ivi contenuto.

L’FDA ha aggiunto che le preoccupazioni circa le protezioni solari potrebbero essere mitigate se gli studi dimostrassero che gli ingredienti delle protezioni non superino costantemente una concentrazione nel sangue superiore agli 0,5 ng/mL.

L'eruzione del vulcano Kilauea sulla Hawaii.
© AP Photo / (U.S. Geological Survey

Per testare questo fattore, i ricercatori hanno analizzato i principi attivi (avobenzone, ossibenzone, octrocrilene ed ecamsule) di 4 protezioni solari presenti in commercio le cui marche non sono state rivelate.

Hanno chiesto a 23 volontari di applicare una delle prime 2 protezioni, entrambe spray, o uno degli altri prodotti, una lozione e una crema.

Sono stati applicati 2 mg di protezione solare per cm2 di pelle dei partecipanti fino a ricoprire ¾ del loro corpo 4 volte al giorno per 4 giorni.

Questo schema di applicazione è stato scelto seguendo le etichette delle protezioni che consigliavano di applicare il prodotto almeno ogni 2 ore.

La crema solare poteva anche essere utilizzata per più giorni se le persone erano esposte al sole.

Inoltre, sono stati prelevati 30 campioni di sangue da tutti i partecipanti allo studio nel giro di una settimana.

I risultati hanno dimostrato che l’applicazione di tutte e 4 le tipologie di protezione permetteva ai principi attivi di raggiungere concentrazioni superiori agli 0,5 ng/mL nel sangue dei partecipanti allo studio.

L’ossibenzone ha raggiunto addirittura concentrazioni di 209,6 ng/mL dopo l’applicazione del primo spray.

Questa sostanza è stata trovata nel latte materno e persino nel fluido amniotico. Sono state sollevate preoccupazioni circa il fatto che l’ossibenzone potrebbe influenzare l’attività ormonale che regola la gravidanza.

I livelli di avobenzone legati a cancro, allergie e problematiche agli organi hanno raggiunto il loro livello massimo (4,3 ng/mL) dopo l’applicazione della lozione.

L’octrocrilene, che può causare irritazioni cutanee, oculari o polmonari, è stato rilevato alla sua concentrazione maggiore (7,8 ng/mL) nello spray.

L’ecamsule, responsabile di secchezza cutanea, rossori e acne, è stato rilevato solamente nella crema a 1,5 ng/mL.

I ricercatori sottolineano che il loro studio non vuole disincentivare l’impiego delle protezioni solari.

Tuttavia, ritengono che dovranno essere condotti ulteriori studi per verificare il valore clinico dei loro risultati.

Aggiungono poi che il loro studio è stato condotto all’interno, lontano dunque dall’esposizione al sole, ai raggi UV e all’umidità. Questo potrebbe aver alterato il normale assorbimento dei principi attivi delle protezioni.

Inoltre, lo studio non ha nemmeno considerato che l’assorbimento varia in base all’età o alla tipologia di pelle dell’utente, nonché in base al formato della protezione (spray, lozione o crema).

Brian Diffey, professore emerito di fotobiologia presso la Newcastle University, ha affermato: “È importante sottolineare che ogni partecipante ha applicato l’equivalente di due bottiglie standard di protezione solare in 4 giorni”.

“Ovvero molto di più di quanto si faccia abitualmente. Infatti, si stima che le persone utilizzino una bottiglia di protezione solare a testa in un anno”.

“Questo vorrebbe dire che per tre dei quattro principi attivi presi in esame, i livelli rilevati nel sangue non supererebbero la soglia indicata in caso di uso tradizionale”.

“È importante notare, inoltre, che non vi sono prove derivanti da questo studio del fatto che le protezioni solari rappresentino un rischio per la salute”.

“E anche se usate in eccesso, qualsiasi rischio teorico è comunque molto minore rispetto al rischio ridotto di cancro alla pelle garantito, studi dimostrano, dall’utilizzo di protezioni solari”.

Il dottor Andrew Birnie, dermatologo della British Association of Dermatologists, ha aggiunto: “Le protezioni solari sono state usate da una grossa fetta della popolazione per decenni e non sono stati rilevati dati a livello epidemiologico che lascino pensare alla presenza di qualche rischio”.

“Concordiamo con i ricercatori sul fatto che la gente non dovrebbe decidere in maniera impulsiva di non usare più le protezioni solari”.

“Il cancro alla pelle è quello più diffuso in Gran Bretagna e la sua incidenza è pari a quella di tutte le altre tipologie di cancro messe insieme. Il legame tra l’esposizione eccessiva al sole e il cancro alla pelle è vastamente documentato e inconfutabile”.

Tags:
studio, cancro, Ricerca, Protezione, sangue, Sole
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