23:19 18 Settembre 2020
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Con l’avvento delle tecnologie di corazza reattiva la sopravvivenza dei mezzi blindati sul campo di battaglia è notevolmente aumentata. Senza le caratteristiche “mattonelle” a difesa dei punti più vulnerabili non riusciremmo nemmeno a immaginarci i carri armati moderni. Sputnik vi spiega come funziona questo sistema.

Squame magiche

In Rete già da tempo gira un filmato in cui alcuni combattenti cercano di distruggere il carro armato siriano T-90 da quello che sembra un sistema anticarro americano TOW-2A. Queste operazioni militari sono avvenute nei pressi di Aleppo. Il missile colpisce proprio la torretta e viene avvolto da una nuvola di fumo. Sembrerebbe che fosse tutto finito: colpo diretto, il carro armato è andato a fuoco e l’equipaggio è morto. Ma non è così! Dopo pochi secondi il fumo si dirada ed è possibile vedere che dal portello esce il primo soldato, sorprendentemente vivo e vegeto.

Questo e gli altri membri dell’equipaggio del carro armato colpito devono la loro vita al sistema sovietico di corazza reattiva Kontakt-5 che è entrato in funzione in tempo e ha attutito il potentissimo colpo. Se sul mezzo non fosse stato integrato questo sistema, i soldati avrebbero fatto una brutta fine.

Di sistemi di corazza reattiva ve ne sono diversi, ma di base gli elementi che li compongono sono simili. Solitamente si tratta di un sandwich di esplosivo pressato tra due lamine di metallo. Nel caso in cui un HEAT (esplosivo ad alto potenziale) o una granata colpiscano queste “mattonelle”, la cintura di esplosivo deflagra verso l’esterno contro il proiettile. Scontrandosi con un ostacolo, il proiettile perde energia e si disperde ancor prima di raggiungere la blindatura.

La corazza reattiva è un’invenzione rivoluzionaria per la difesa dei blindati che riduce del 50-80% la capacità dei proiettili ad alto potenziale di distruggere l’avversario. Durante la Seconda guerra mondiale, ancor prima della comparsa di queste “mattonelle” salvatrici, i soldati tentavano di proteggere i loro carri armati in maniera artigianale, posizionando sulla blindatura lamiere di metallo. Questo permetteva di deviare leggermente il punto di detonazione dell’HEAT dalla superficie del mezzo.

Tuttavia, nei combattimenti reali questi sistemi non erano efficaci anche perché i costruttori di HEAT creavano prodotti sempre più all’avanguardia. Ad esempio, mentre i primi HEAT riuscivano a praticare fori di 400 mm in una blindatura compatta, i modelli più nuovi ne fanno anche di più di 1 metro. E non è tutto.

Rottami volanti

Conseguenze peggiori per equipaggio e carro sono quelle derivanti dallo scontro con un penetratore a energia cinetica. Il proiettile con nucleo in uranio o carburo di tungsteno, raggiunta una velocità di 1500 m/s, può facilmente penetrare fino a 650 mm nella blindatura d’acciaio distruggendo ogni forma di vita presente negli scompartimenti. I progettisti hanno capito subito che non aveva senso aumentare lo spessore della blindatura od ottimizzare gli angoli di deviazione. Serviva un’altra soluzione. Dunque, si concentrarono sull’esplosivo e le lamiere.

Ad esempio, mentre la prima corazza reattiva sovietica Kontakt-1 era efficace soprattutto contro le cariche cave, la generazione successiva, quella dei Kontakt-5, riusciva a fermare anche i penetratori a energia cinetica. È stato possibile raggiungere questo traguardo tramite l’impiego attorno al contenitore principale di un rivestimento composto da uno spesso strato di acciaio altamente resistente. Penetrando questo strato, il proiettile crea una serie di frammenti che, scagliandosi ad alta velocità, attivano la carica esplosiva. Il rivestimento viene spinto fuori contro il proiettile e smorza l’energia di quest’ultimo a tal punto che la blindatura principale del carro non è più alla sua portata. L’impatto talvolta è così forte che il nucleo del proiettile va in mille pezzi già durante la fase aerea.

Stando ai risultati dei test il sistema Kontakt-5 quasi raddoppia la capacità di difesa del carro armato da penetratori a energia cinetica e da cariche cave. A partire dalla fine degli anni ’80 questo sistema è integrato sui mezzi sovietici e russi T-80, T-72B e T-90.

Successivamente, al Kontakt sono state apportate modifiche: è nata così la nuova corazza reattiva Relikt, più sensibile alle cariche a bassa velocità e ad alcune tipologie di penetratori. In tal senso, un ruolo importante lo svolge il missile segretato Malakhit creato per il veicolo Armata. Secondo gli esperti della rivista National Interest, al suo interno sarebbe presente un meccanismo di distruzione elettronica in grado di colpire la carica prima ancora di un eventuale scontro fisico.

L’espulsione preventiva dei missili permette di fermare efficacemente i penetratori e i missili anticarro.

Guerra tra macchine

Le varianti di utilizzo dei sistemi di corazza reattiva sono numerose. I sistemi stranieri possono essere divisi essenzialmente in 4 tipologie: quelli tradizionali con esplosivo comune, quelli poco sensibili con esplosivo a lenta detonazione, quelli costruiti in base alle proprietà dei materiali impiegati o all’effetto di riflessione. In queste ultime 2 tipologie non viene proprio impiegato l’esplosivo.

Tuttavia, secondo gli esperti, la corazza reattiva di per sé non è così efficace se non combinata con una blindatura ibrida multistrato e con sistemi di protezione attiva.

“La difesa di un carro armato moderno rappresenta un complesso insieme di elementi, ovvero il sistema di protezione attiva e di corazza reattiva, la blindatura, il rilascio di cortine fumogene”, spiega Sergey Mayev, colonnello generale ed ex direttore della Direzione generale anticarro presso il Ministero russo della Difesa. “Un altro elemento della difesa è il Nakidka, materiale radar-assorbente (RAM). Il fiore all’occhiello è senz’altro è il sistema di difesa attiva. Siamo pionieri in tal senso. Si tratta di una tecnologia che ci invidiano molto israeliani e americani”.

I sistemi di difesa attiva ci permettono di deviare o distruggere già in fase di avvicinamento i missili anticarro, le granate o le cariche guidate. Tra i modelli russi i più conosciuti sono i sistemi optronici di difesa attiva Shtora o ancora i sistemi di difesa attiva tradizionali Drozd e Arena. Ad essi si aggiunge il più recente Afganit.

“Ci permette di colpire in maniera certa i penetratori a energia cinetica ad alta velocità”, spiega Viktor Murakhovsky, redattore capo della rivista Arsenal Otechestva. “Vengono lanciati proiettili potenti che distruggono i penetratori già in fase di avvicinamento. Il costo di questo sistema è importante. Per questo, al momento non viene installato sui mezzi in serie, ma lo sarà sull’Armata. La filosofia di questi sistemi è molto semplice: non aspettare il colpo, ma agire e contrattaccare. E, come dimostrano i fatti, nella maggior parte dei casi, questo metodo funziona”.

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Tags:
Missili, Carri armati, Difesa, Russia
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