22:36 17 Giugno 2019

Cancro nei bambini: è colpa della FIVET?

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Il rapido sviluppo delle tecnologie riproduttive mette a disposizione delle coppie che non possono avere figli in maniera naturale molte alternative. La fecondazione in vitro (FIVET), diventata popolare negli ultimi decenni, è una di queste. Tuttavia, i traguardi raggiunti da questo metodo sono messi in discussione dagli scienziati.

Infatti, secondo recenti studi, i “figli in provetta” presenterebbero un rischio maggiore di sviluppare cancro al fegato.

Il problema ha interessato gli scienziati dell’Università del Minnesota che hanno condotto il più grande studio degli ultimi anni a cui hanno partecipato più del doppio dei bambini. Gli esperti hanno analizzato le condizioni di salute dei bambini nati negli USA tra il 2004 e il 2013. Allo studio hanno partecipato 275.686 bambini nati grazie alla FIVET e 2.226.847 loro coetanei concepiti in maniera naturale. Grazie allo studio sono stati registrati 321 casi di cancro nel primo gruppo e 2024 nel secondo. L’incidenza di diagnosi oncologiche è, dunque, di 251,9 su 1 milione nel primo gruppo e di 192,7 su 1 milione nel secondo.

Ciò significa che il rischio di sviluppare un cancro è del 17% in più nei bambini “in vitro”. In particolare, in questo gruppo la probabilità che un bambino presenti un cancro al fegato è di 2,5 volte maggiore. Non è stato registrato un rischio maggiore per l’insorgenza di altre malattie oncologiche. Come ha spiegato Logan Spector, professore che ha condotto lo studio, non è stato possibile appurare cosa davvero provocasse il cancro in questi bambini: la FIVET o i problemi di fertilità dei genitori?

In passato a conclusioni simili giunsero anche studiosi britannici. Gli esperti del London Institute of Child Health hanno messo a confronto dati statistici di oncologia pediatrica e dati forniti dalla Human Fertilisation and Embryology Authority. Sulla base dei dati ottenuti furono registrati nei bambini in provetta rischi maggiori di contrarre epatoblastomi (cancro al fegato) e rabdomiosarcomi (cancro ai tessuti molli). Invece, non si registrò praticamente alcun caso di leucemia, neuroblastoma, retinoblastoma, neoplasie del sistema nervoso centrale, tumori ai reni o al feto.

Un quadro più pessimistico lo hanno registrato gli scienziati svedesi. I ricercatori dell’Università di Lund, sulla base di dati relativi a più di 26.000 bambini concepiti in vitro, hanno concluso che la FIVET aumenta del 42% il rischio di sviluppo precoce di cancro in questi bambini.

Queste diverse conclusioni scientifiche non rappresentano una stranezza per Inna Zorina, ginecologa e medico della riproduzione per la rete di centri della riproduzione NOVA CLINIC. “Al momento non vi sono studi scientifici esaustivi su grandi gruppi di persone che confermino in maniera assoluta la presenza del rischio per i bambini concepiti tramite FIVET di sviluppare patologie oncologiche. Manca anche una banca dati universale sulle condizioni di salute dei bambini in vitro e questo potrebbe mettere in discussione i risultati riportati più sopra”, ha osservato la dottoressa.

Secondo lei, parlare di rischi assoluti di sviluppare patologie oncologiche da parte dei bambini in vitro ad oggi non è possibile. Le ragioni per cui si sviluppano i tumori non sono ancora state chiarite fino in fondo. “Sono state formulate supposizioni e ipotesi per spiegare le ragioni dell’insorgenza di un tumore, ma in molti casi la malattia viene scatenata dal paziente stesso. Altre cause scatenanti possono essere la predisposizione ereditaria o innata, mutazioni di vario genere, alcuni virus”.

Secondo la dottoressa, è errato ritenere che il rischio di comparsa di tumore nei bambini in vitro sia collegato a procedure a cui si sono sottoposti i loro genitori con problemi di fertilità: ad esempio, l’influenza sull’organismo degli ormoni assunti durante la preparazione alla fecondazione in vitro.

“Tutte le procedure applicate da un medico della riproduzione sono precedute da una serie di test obbligatori e sono sottoposte all’approvazione di un comitato etico. Le finalità degli ormoni escludono qualsivoglia danno agli organismi di madre e figlio”, spiega la dottoressa. “Anche le terapie ormonali speciali all’interno delle tecnologie riproduttive ausiliarie vengono messe a punto in seguito a test pluriennali preventivi e a raccomandazioni cliniche. Questo elimina il rischio di sviluppo di cancro nei bambini i cui genitori si sono sottoposti alla FIVET”.

La dottoressa russa sostiene che il rischio non sia legato tanto alla FIVET quanto alla presenza di patologie non identificate nei genitori. Infatti, durante l’applicazione delle tecniche di riproduzione assistita i medici lavorano esclusivamente sul materiale genetico ottenuto dagli organismi maschile e femminile dei due pazienti ed effettuano la fecondazione artificialmente in vitro.

“Bisogna capire che in parte le coppie che si sottopongono alla FIVET appartengono alla fascia più avanzata dell’età riproduttiva e presentano una serie di patologie gravi che possono influenzare negativamente la gravidanza, la nascita del bambino e le sue condizioni di salute”, spiega Inna Zorina.

Solo il tempo ci dirà se gli scienziati troveranno un punto d’incontro sulla questione. Ad ogni modo, questo metodo riproduttivo, testato per la prima volta nel 1977, continuerà ad attirare un certo interesse. Ad oggi sono più di 6 milioni i bambini concepiti in vitro.

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Bambini, Ricerca, cancro
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