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11:19 24 Settembre 2019
Venere

Scienziati russi trovano tracce di vita su Venere

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Su Venere potrebbero esistere forme di vita fondate su principi biochimici prima sconosciuti, secondo gli scienziati dell’Istituto di studi spaziali della RAN e dell’Istituto Boreskov presso il Distaccamento siberiano della RAN.

Il nuovo studio effettuato su immagini panoramiche della superficie di Venere, ottenute grazie alle sonde sovietiche Venera-9, Venera-10, Venera-13 e Venera-14 tra il 1975 e il 1982, ha dimostrato la presenza di entità in lento movimento dotate di una struttura resistente.

Funghi, scorpioni, lucertole

Sulle immagini della superficie di Venere, riportate sull’ultimo numero della rivista “Traguardi della fisica” (Uspekhi fizicheskikh nauk) si riescono a identificare entità che possono ricordare uno scorpione, dei funghi, una lucertola. Sono in tutto 18 creature ipotetiche. Tutte con dimensioni notevoli e caratteristiche morfologiche che permettono di distinguerle dalle formazioni geologiche circostanti. Inoltre, queste creature si spostano da una immagine all’altra. A sostenerlo sono gli autori dello studio Leonid Ksanfomaliti, Lev Zeleny, Valentin Parmon e Valery Snytnikov.

Gli scienziati sostengono che queste “creature” si muovano in maniera autonoma e non a causa del forte vento: infatti, la velocità a cui soffia il vento superficiale, misurata dalle sonde Venera con un aggiustamento dovuto alla densità del pianeta, non è sufficiente per giustificare lo spostamento delle entità rilevate.

Inoltre, queste ipotetiche creature sono finite nell’obiettivo delle telecamere non subito, ma un po’ dopo l’inizio della raccolta dei dati. Questo potrebbe provare che le creature sono state disturbate dall’atterraggio della sonda. Ad esempio, allo “scorpione” (gli scienziati ci tengono a sottolineare che la denominazione è relativa e non vuole creare una correlazione con il suo analogo terrestre) c’è voluta circa un’ora e mezza per uscire da un blocco di terra di un centimetro. Questo sarebbe la prova delle sue limitate capacità fisiche.

Le tracce di creature ipotetiche presenti sulle immagini ottenute dalle sonde sovietiche Venera-9, Venera-10, Venera-13 e Venera-14, sono state notate per la prima volta dal planetologo Leonid Ksanfomaliti dell’Istituto di studi spaziali della RAN nel 2012 quando comparvero tecnologie in grado di elaborare le immagini con maggiore qualità. Allora la comunità scientifica non accolse le affermazioni dello scienziato sostenendo che quelle strane creature si potevano formare nelle immagini in sede di ricodificazione del segnale.

“Stando ai calcoli, la probabilità che compaiano casualmente sulle immagini delle strutture ben definite a causa dei disturbi di rete è molto bassa”, si legge nell’articolo.

Del tutto diversa da quella terrestre

L’ipotesi degli scienziati russi (per quanto fantascientifica possa sembrare) si basa sul fatto che le forme di vita aliene non debbano essere per forza uguali a quelle terrestri. E, dunque, le condizioni necessarie per la loro nascita e vita possono essere diverse da quelle a cui siamo abituati. Per questo, Venere con la sua temperatura media annua di 460° e una pressione di 90 bar potrebbe essere abitabile, secondo i ricercatori.

Sono noti polimeri resistenti in un’atmosfera di azoto e CO2 ad alte temperature e pressioni. Prevalentemente si tratta di vari composti azotati. Per questo, è possibile supporre che l’azoto sarà il componente principale di monomeri da impiegare per la sintesi di polimeri. Ciò significa che la vita su Venere potrebbe essere a base di azoto, mentre quella sulla Terra è a base di carbonio.

Secondo gli astrofisici dell’Istituto Goddard per gli studi spaziali (USA), tuttavia, la vita su Venere dovrebbe essere simile a quella terrestre. Hanno calcolato che circa 2 miliardi di anni fa il clima di Venere fosse simile a quello della Terra. La sua superficie era ricoperta di oceani di acqua allo stato liquido, la temperatura raggiunge i 15-17° e gli abitanti del pianeta erano molto probabilmente simili agli organismi terrestri.

Microbi nelle nuvole

Oggi le condizioni di vita sfavorevoli per l’esistenza di forme di vita pseudoterrestri su Venere creano spesse nuvole di acido solforico collocate negli strati più elevati dell’atmosfera. Secondo i dati ottenuti grazie alla sonda Akatsuki, questi accumuli di valore riflettono e assorbono in maniera insolita i raggi UV, il che non può essere spiegato dalla presenza di CO2 o gas solforosi.

Inoltre, nelle nuvole di Venere vi sono temperature piuttosto moderate, intorno ai 60°, sono presenti l’acqua e potenzialmente anche del cibo (i composti di zolfo e la CO2). Per alcuni microrganismi queste condizioni sono sufficienti per vivere. Ad esempio, i microbi estremofili che vivono sulla Terra, allo Yellowstone, reggono fino ai 70° e si nutrono di CO2: infatti, la utilizzano per acidificare lo zolfo e ottenere energia. Qualcosa di simile potrebbe accadere anche su Venere, secondo gli scienziati della University of Wisconsin–Madison.

Gli autori russi dell’articolo, invece, ritengono questa possibilità poco probabile: infatti lo strato di nuvole su Venere è composto da gocce micrometriche di acido solforico a una concentrazione di circa il 75%. Ad oggi la scienza non conosce organismi in grado di sopravvivere in un ambiente simile.

Sulla Terra, invece, esistono batteri che vivono ad elevate temperature e pressioni con una quantità minima d’acqua. Sono i solfobatteri presenti sotto il fondo marino (Desulfuromonas, Desulfobacter, Beggiatoa) ai quali non serve la luce solare per sintetizzare le sostanze organiche. Proprio queste creature potrebbero essere impiegate come modello per studiare i processi biochimici dell’ipotetica vita su Venere.

Dopo il 2025 verrà lanciata sul pianeta la stazione interplanetaria Venera-D dotata di una sonda mobile. In una recente intervista rilasciata a Sputnik la direttrice del progetto Lyudmila Zasova ha osservato che la ricerca di ipotetiche forme di vita su Venere è uno dei principali obiettivi di questa missione.

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Spazio, Venere
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