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22:59 22 Agosto 2019
Drone

Come difendersi dai droni curiosi?

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Ultimamente molti Paesi stanno affrontando una nuova minaccia. In virtù della diffusione dei droni, accessibili senza l’ottenimento di una licenza, si sono fatti più frequenti i casi di impiego di droni “civili” a fini di spionaggio industriale o, comunque, per le riprese video o fotografiche di siti chiusi al pubblico. In Russia è stato creato ed è già in fase di rodaggio un nuovo sistema automatizzato di contrasto ai sorvoli di questi droni. Sputnik vi fornisce i dettagli.

I sorvoli non autorizzati di piccoli droni su aeroporti, centrali elettriche, fabbriche petrolchimiche, metallurgiche e su altri siti simili, chiusi al pubblico, stanno già creando non pochi problemi alle forze dell’ordine e di sicurezza. Bisogna contrastare questi droni, ma impiegare i potenti sistemi di guerra elettronica o di difesa contraerea contro questi bersagli significherebbe concedersi un lusso troppo costoso. Un po’ come usare dei cannoni per sparare ai passeri. Per questo, gli ingegneri della società Almaz (che rientra nella holding Roselektronika della società di Stato Rostekh) hanno creato un sistema specializzato di contrasto ai droni “civili” che è stato chiamato Ataka-DBS. In un’intervista a Sputnik il vicedirettore generale di Almaz Mikhail Apin ha osservato:

“È un prodotto della nostra holding Roselektronika. Nell’ambito dell’esecuzione delle commesse per la difesa sono state maturate competenze uniche e create le tecnologie più all’avanguardia nell’ambito dell’elettronica ad altissime frequenze che abbiamo deciso di impiegare anche nei nostri prodotti civili. Un esempio di tali prodotti è il sistema Ataka-DBS concepito a partire dalle più moderne soluzioni di hardware e software”.

“È un sistema del tutto automatizzato che esclude completamente il “fattore umano”. È in grado di determinare l’appartenenza di un drone sulla base del principio “mio-altrui” e di intercettare il suo ingresso non autorizzato in un’area protetta. Va sottolineato che Ataka-DBS non disturba il funzionamento delle apparecchiature di comunicazione e navigazione circostanti. Dunque, può essere impiegato negli aeroporti, in città e in siti con strutture altamente tecnologiche. Quanto ai vari modelli del sistema, quello fisso è già pronto, mentre quello mobile è in fase di creazione”.

Stando al rappresentante dell’azienda costruttrice, il sistema ha un funzionamento piuttosto semplice. Effettua rilevamenti sulle frequenze radio nel raggio di 1,5 km, evidenziando e bloccando i canali di comunicazione e di navigazione satellitare utilizzati dai droni civili (banda 2-6 GHz). Grazie all’azione del sistema il drone perde la comunicazione con il quadro di comando. Dunque, o ritorna al luogo di partenza o effettua un atterraggio di emergenza. Il tempo di reazione di Ataka-DBS si può definire fulmineo: 0,1 secondi. Oltre ad agire sul drone, il sistema informa le persone interessate (ad esempio, le forze di sicurezza del sito in questione) dell’incidente. Così, in caso di atterraggio di emergenza del drone, gli addetti alla sicurezza potranno confiscarlo e tentare di determinare chi e perché abbia provato a sondare l’area: concorrenti, malintenzionati o semplicemente curiosi.

“Il vantaggio principale del nostro sistema è la sua “architettura impilabile”. A seconda delle caratteristiche del sito il sistema può essere impiegato come singola cella di contrasto o anche come intero complesso di celle fra loro collegate per coprire il dato perimetro”, ha sottolineato Mikhail Apin.

Nella sua intervista a Sputnik Apin ha spiegato come sono state risolte le questioni di sicurezza relative all’impiego di Ataka-DBS: ovvero come fare in modo che il sistema agisca proprio su quei siti per i quali è destinato e non vada ad agire su altri droni.

“Qui sta il nostro know-how. Sappiamo bene che la tecnologia non si ferma, è in corso una continua corsa per l’aggiornamento dei software dei droni e dei sistemi di contrasto. È la stessa cosa che accade con i mezzi militari: quando compaiono nuovi armamenti d’attacco, compaiono anche sistemi per difendersi. Al momento stiamo lavorando per rendere il sistema Ataka-BDS un autodidatta”.

“Il problema della difesa dai droni civili non è all’ordine del giorno solo in Russia. Abbiamo ricevuto richieste per sistemi di contrasto ai droni anche da Paesi come Germania, Italia e Bulgaria. Più accessibili diventeranno i droni, maggiore sarà la richiesta di sistemi per contrastare il loro accesso non autorizzato in varie aree”, afferma in conclusione Mikhail Apin, vicedirettore generale di Almaz.

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