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04:26 26 Agosto 2019
Nel giugno del 1989 sul tratto Ulu-Telyak – Asha (Bashkiria, URSS) si verificò la più grande catastrofe ferroviaria della storia

Le esplosioni non nucleari più potenti della storia

© Sputnik . Sergey Titov
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Sebbene le armi nucleari siano considerate le più distruttive e temibili, anche le esplosioni non nucleari talvolta possono cancellare dalla faccia della Terra intere città, distruggendone completamente le infrastrutture e causando migliaia di vittime.

Una di queste enormi catastrofi si verificò in India 75 anni fa, quando a bordo del mercantile Fort Stikine, fermo al porto di Bombay, fecero detonare una tonnellata e mezza di esplosivo. Sputnik vi racconta delle 5 esplosioni più distruttive nella storia dell’umanità.

L’esplosione di Bombay

L’imbarcazione britannica Fort Stikine arrivò a Bombay il 14 aprile 1944. L’imbarcazione trasportava in India lingotti d’oro per un milione di sterline. Ma oltre al metallo sulla nave si trovavano anche 1700 tonnellate di esplosivo (tritolo, munizioni), nonché tonnellate di zolfo, caucciù, cotone, resina, oli motore e concimi.

Durante lo scarico di una stiva divampò un piccolo incendio. L’equipaggio cercò di smorzare il fuoco con le proprie forze e in suo aiuto arrivarono anche i pompieri di servizio al porto, ma le fiamme non diminuirono. Per evitare l’esplosione, volevano affondare la barca o allontanarla dal porto. Poche ore dopo le fiamme arrivarono alle scatole di esplosive e avvilupparono completamente l’imbarcazione. Sotto le fiamme finirono anche alcuni edifici portuali. Ben presto partì la prima esplosione che distrusse completamente la prua della nave. La seconda esplosione fu ancora più forte: le fiamme e il fumo coprirono tutto fino quasi a un chilometro di quota. Dal cielo cominciarono a cadere delle “bombe” di fuoco che incendiarono le costruzioni e le navi vicine.

Per le esplosioni e gli incendi morirono o rimasero ferite circa 1.000 persone, furono distrutte decine di navi, centinaia di edifici e magazzini. Per smorzare l’incendio ci misero 2 settimane. Le perdite furono pari a 20 milioni di sterline. Questa catastrofe venne ricordata per lungo tempo dai abitanti del luogo: anche dopo decenni a Bombay (oggi Mumbai) spesso utilizzano le espressioni “prima dell’esplosione” e “dopo l’esplosione”.

La fine del “Barone” 

Il 26 ottobre 1916 nel porto Bakaritsa di Arkhangelsk esplose il mercantile Baron Drizen. A differenza dell’esplosione di Bombay questa catastrofe si verificò in seguito a un sabotaggio.

L’imbarcazione che trasportava migliaia di tonnellate di esplosivo, munizioni e armi di vario tipo arrivava da New York. Le operazioni di scarico erano a metà quando si verificò la prima esplosione a prua. Fu così potente da lasciare un’apertura del diametro di più di 60 metri. La gente sentì lo scoppio a decine di chilometri di distanza. Subito dopo vi fu una seconda esplosione. Le fiamme raggiunsero le altre imbarcazioni del porto, anch’esse cariche di munizioni. Si innescò una incontrollabile reazione a catena.

Alcune delle navi ferme lì vicino, il molo e le gru portuali vennero completamente distrutti. Lungo la costa presero fuoco decine di edifici. Le esplosioni e gli incendi provocarono numerose vittime. Stando ai dati ufficiali, quel giorno morirono più di 600 persone.

Il 26 ottobre 1916 nel porto Bakaritsa di Arkhangelsk esplose il mercantile Baron Drizen
CC0 / Public Domain
Il 26 ottobre 1916 nel porto Bakaritsa di Arkhangelsk esplose il mercantile Baron Drizen

Le indagini appurarono che la ragione della catastrofe fu un sabotaggio. Fra i sospettati vi era il nostromo della Baron Drizen il quale sarebbe stato corrotto da una spia tedesca durante la sosta del mercantile a New York. Secondo un’altra versione, l’esplosione fu architettata da sabotatori tedeschi appositamente preparati i quali la misero in atto durante le attività di scarico del mercantile. Dopo la Rivoluzione d’ottobre del 1917 il processo riguardo all’esplosione venne fatto decadere senza riuscire, dunque, a determinare i colpevoli.

Scontro fatale

La ragione di un’altra fortissima esplosione non nucleare fu l’incendio divampato sulla nave militare francese Montblanc. L’incidente si verificò nel porto canadese di Halifax il 6 dicembre 1917. Si trattava di una sosta intermedia sul tragitto da New York alla città francese di Bordeaux in cui la Montblanc sarebbe dovuta arrivare trasportando un carico estremamente pericoloso: 200 tonnellate di tritolo, 2300 tonnellate di acido picrico e centinaia di barili di benzene.

All’ingresso nel porto di Halifax la Montblanc si scontrò con il mercantile norvegese Imo per via di alcune manovre scorrette operate dal nostromo. Per il colpo sullo scafo della nave cargo si rovesciarono i barili di benzene e le scintille, prodottesi per lo sfregamento del metallo contro il metallo, fecero prendere fuoco al liquido. A bordo divampò un incendio. L’equipaggio non fu in grado di gestire il fuoco e su ordine del capitano evacuarono la nave lasciandola al suo destino. L’imbarcazione senza equipaggio cominciò ad avvicinarsi alla riva dove si erano raccolte centinaia di curiosi attirati dalle fiamme.

Nel momento dell’incredibile esplosione la Montblanc si trovava a poche decine dal molo. Secondo gli esperti, la potenza della detonazione raggiunse i 3 chiloton. Si confronti: la bomba atomica sganciata a Hiroshima raggiunse i 13-18 chiloton. Stando ai racconti di molti testimoni superstiti, dopo l’esplosione da sotto la nave l’acqua evaporò lasciando intravedere il fondo marino. Il forte rumore si sentì a centinaia di chilometri di distanza dall’epicentro e parti dell’imbarcazione vennero ritrovate in un raggio di 20 km di distanza dal molo. Halifax fu distrutta quasi completamente. Stando ai dati ufficiali, sul luogo dell’esplosione morirono subito 1600 persone, sotto le macerie degli edifici altre 500. I feriti furono 9.000.

L'esplosione nel porto di Halifax
L'esplosione nel porto di Halifax

Isola minata

L’esplosione sull’isola tedesca di Helgoland nel Mar del Nord fu organizzata dai militari britannici. Durante la Seconda guerra mondiale lì erano dispiegati i sommergibili tedeschi. Si trattava di una vera e propria roccaforte con numerose fortificazioni sotterranee e costiere. L’isola subì più volte bombardamenti da parte dell’aviazione britannica: su una piccola lingua di terra arrivarono a sganciare migliaia di bombe. Tuttavia non riuscirono a distruggere i bunker dalle pareti spesse anche 3 metri.

Dopo la resa della Germania gli inglesi decisero di cancellare completamente le tracce dell’attività del Terzo Reich e di distruggere tutte le fortificazioni tedesche. Inoltre, dovevano smaltire l’enorme quantità di munizioni rimaste dopo la guerra. Dunque, portarono a Helgoland 9.000 bombe di profondità, 4.000 siluri, decine di migliaia di granate e altre munizioni. Ottennero una bomba enorme da 6.700 tonnellate.

La più grande esplosione non nucleare della storia si verificò il 18 aprile 1947. La sua potenza fu stimata a un terzo di quella nucleare sganciata su Hiroshima. La nuvola di fumo e fiamme si levò al di sopra dell’isola per 9 km. La conformazione dell’isola cambiò drasticamente. Oggi Helgoland è stata completamente ricostruita ed è una delle attrazioni turistiche della Germania.

L’isola tedesca di Helgoland
L’isola tedesca di Helgoland

Due treni

Nel giugno del 1989 sul tratto Ulu-Telyak – Asha (Bashkiria, URSS) si verificò la più grande catastrofe ferroviaria della storia. In seguito all’esplosione di gas naturale si scontrarono due treni passeggeri. Al 1710o chilometro della Transiberiana il gasdotto che correva in prossimità dei binari presentava una spaccatura. La perdita non venne riparata tempestivamente e nell’avvallamento vicino ai binari ferroviari si accumulò per alcuni mesi del gas liquefatto.

Nella notte del 4 giugno in quel luogo si sarebbero incontrati due treni: il Novosibirsk-Adler e l’Adler-Novosibirsk. Quando i convogli si avvicinarono, le scintille provocate dalla frenata delle locomotive diedero fuoco al gas. Dall’avvallamento partì un’esplosione dalla forza disarmante. In seguito, gli esperti ne stimarono la potenza a 300 tonnellate di tritolo equivalenti. Le fiamme si vedevano a 100 km di distanza e l’incendio divampò su un’area di 250 ettari.

L’esplosione distrusse quasi completamente entrambi i convogli e le locomotive. Molti vagoni deragliarono. L’ondata esplosiva sradicò alberi nel raggio di 3 km. Sui treni in quel momento si trovavano circa 1.300 persone. Alcuni stavano andando nel Territorio di Krasnodar per le vacanze e altri stavano tornando da lì. Secondo diverse stime, la catastrofe provocò la morte di un numero di passeggeri compreso tra 675 e 780. Più di 600 persone rimasero ustionate e ferite.

  • Nel giugno del 1989 sul tratto Ulu-Telyak – Asha (Bashkiria, URSS) si verificò la più grande catastrofe ferroviaria della storia
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Esplosione, catastrofe, catastrofe
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