13:16 27 Maggio 2019
Venere

I russi torneranno su Venere. Esperto spiega dove può atterrare una sonda in sicurezza

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Dopo il 2025 un veicolo spaziale russo con un modulo di discesa sarà inviato su Venere per studiare il pianeta. Sputnik ne ha parlato con Mikhail Ivanov, dottore in Scienze geologiche e minerali, direttore del laboratorio di planetologia comparata dell'Istituto di Geochimica Vernadskogo di Mosca.

Venere è simile alla Terra per dimensioni, densità e possibilmente anche per composizione chimica. Su questa base, gli scienziati ipotizzano che entrambi i pianeti si siano formati contemporaneamente in una parte del disco protoplanetario.

Ma l'atmosfera, la superficie, le condizioni fisiche differiscono radicalmente. Terra e Venere sono come gemelli separati alla nascita e cresciuti in paesi diversi. Per miliardi di anni, la Terra si è trasformata in un fiorente paradiso caldo, pieno di vita; mentre Venere in un deserto arido, senza una goccia di umidità. È possibile, tuttavia, che una volta ci fossero degli oceani su questo pianeta.

"Quando la sonda Pioneer-Venus è scesa nell'atmosfera, una goccia di acido solforico è penetrata nel suo analizzatore: si è scoperto che il rapporto tra il contenuto di deuterio e di idrogeno è 150 volte superiore a quello sulla Terra. Un risultato molto insolito", ha detto Ivanov.

L'esperto ha osservato che qualche miliardo di anni fa c'era molta acqua su Venere.

I primi tentativi di mandare una sonda su Venere intrapresi dagli scienziati sovietici negli anni '60 hanno dimostrato che le condizioni erano molto difficili. A causa del forte effetto serra, la temperatura in superficie raggiunge quasi cinquecento gradi, l'atmosfera densa e velenosa crea una forte pressione, come quella esistente sul fondo dell'oceano.

Gli ultimi a visitare Venere furono le sonde della missione sovietica "Vega" nel 1985. Da allora, il pianeta è stato studiato solo dall'orbita. Ma la Russia intende tornarci. Diversi gruppi di ricerca, in collaborazione con i colleghi statunitensi e con la supervisione dell'Istituto di ricerca spaziale dell'Accademia russa delle scienze, sono impegnati nel progetto Venera-D.

Su Venere, l'intera superficie probabilmente è costituita da basalti, cioè si formò durante l'effusione di lava vulcanica. A giudicare dalla densità dei crateri di meteoriti, i siti più antichi - quelli che sono disponibili per l'osservazione - sono stati formati almeno mezzo miliardo di anni fa.

"Poi ci fu un'ondata di attività vulcanica. Fu allora che fuoriuscì la parte principale della lava, da cui si formarono le pianure. Circa trecento milioni di anni fa ci fu una pausa", ha spiegato l'esperto.

Forse ci sono vulcani attivi da qualche parte su Venere, ma non sono ancora stati osservati.

"Il 40% della superficie di Venere è una pianura monotona senza segni di vulcani. Probabilmente la lava che li ha formati è uscita da gigantesche fessure. Questo vulcanismo esiste sulla Terra in diversi luoghi, ad esempio, in Islanda, e sott'acqua nelle dorsali medio oceaniche", continua Ivanov.

Per quanto riguarda i luoghi in cui è possibile fa atterrare in sicurezza un veicolo spaziale, l'esperto ha indicato le pianure vulcaniche.

"Quando un meteoroide si scontra con una superficie, nell'atmosfera viene emesso un enorme ammasso di materia finemente frantumata, che poi cade ricomprendo il terreno e creando un'area liscia e sicura per l'atterraggio", ha spiegato Ivanov.

Le pianure vulcaniche sono meglio preservate, dato che non ci sono agenti atmosferici su Venere, come sulla Terra. Cioè, le rocce sulla superficie non vengono distrutte dall'azione dell'acqua, del vento o dei cambiamenti di temperatura.

Pertanto, gli scienziati hanno a disposizione due tipi di pianure vulcaniche: quelle probabilmente formate dalla sostanza del mantello superiore, e quelle dalla della crosta del pianeta.

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