08:36 20 Maggio 2019
Le navi da guerra NATO nel mar Nero (foto d'arhivio)

La risposta di Mosca alle navi della NATO nel Mar Nero

© AFP 2019 / DANIEL MIHAILESCU
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La NATO si è occupata seriamente della sicurezza di Georgia e Ucraina e ora sta inviando sempre più spesso aerei di ricognizione e navi da combattimento nel Mar Nero.

Secondo la rappresentante permanente degli USA presso la NATO Kay Bailey Hutchison, questo contribuirà a “trattenere la tanto aggressiva Russia” che “ha spedito in carcere i marinai ucraini”. Alle invettive della Hutchison ha già risposto il Ministero russo degli Esteri: il viceministro Aleksandr Grushko ha ricordato ai colleghi occidentali che la Russia segue con attenzione la regione del Mar Nero e che in caso di necessità adotterà “ulteriori misure militari”. Sputnik ha fatto chiarezza sulla situazione.

Obiettivi strategici

Riguardo al “trattenimento” della Russia nel Mar Nero i ministri degli Esteri dei Paesi della NATO si sono accordati a Washington alla fine della scorsa settimana. Secondo la Hutchison, la NATO è intenzionata a “garantire alle navi ucraine un attraversamento sicuro dello Stretto di Kerch”. Tuttavia, gli esperti sono convinti che la difesa di Ucraina e Georgia sia solo una montatura. Gli USA stanno tentando di coinvolgere la NATO in provocazioni volte a raggiungere i propri obiettivi nella regione. Obiettivi del tutto comprensibili e pragmatici.

“Tutto ciò è innanzitutto volto a contrastare l’avvicinamento di Russia e Turchia”, spiega a Sputnik Leonid Ivashov, presidente dell’Accademia per le questioni geopolitiche. “Gli USA ritengono che, collaborando con la Russia, la Turchia si allontani dalla NATO. Incrementare l’attività nel Mar Nero è un tentativo di coinvolgere la Turchia, implicarla in una situazione conflittuale e chiaramente influenzare le sorti del Turkish Stream. Non escludo provocazioni come quelle legate all’incidente sullo Stretto di Kerch. Dopo l’incidente la Turchia è stata oggetto di importanti pressioni perché il Turkish Stream venisse rimandato o del tutto chiuso. Ad essere toccati da questa situazione saremmo solo noi e l’Europa che aspetta il gas. Gli americani invece ne trarranno vantaggio”.

A sostenere questa tesi è anche un altro esperto, Sergey Sudakov, corrispondente dell’Accademia di scienze militari. Secondo lui, l’Europa ne ha già avuto abbastanza di questi pretesti di dubbia natura, come il caso Skripal. Infatti, sta facendo valere la sua indipendenza, non vuole più sostenere l’introduzione di nuove sanzioni contro la Russia. Per questo, gli USA sono costretti ad avanzare altri pretesti. Il fermo degli equipaggi delle imbarcazioni ucraine da parte della polizia transfrontaliera russa sullo Stretto di Kerch è uno di quelli.

“Washington desidera provocare ma sfruttando gli altri in modo tale che la Russia reagisca in maniera sufficientemente violenta”, sostiene Sudakov. “Allora gli americani diranno che i russi hanno attaccato le navi NATO e inviteranno i Paesi dell’alleanza ad unirsi contro Mosca. Noi, però, non abbiamo un’alternativa se non quella di rispondere alle provocazioni. Se permetteremo loro di entrare nelle nostre acque territoriali, dimostreremo il fianco. E questo non è ammissibile. Da un punto di vista di sicurezza militare nelle acque territoriali russe del Mar Nero la situazione è sotto controllo, io non mi preoccuperei. Abbiamo tutto ciò che serve per difenderci al meglio: sistemi missilistici di difesa costiera all’avanguardia, natanti e velivoli di alta velocità. E non è poco”.

Un bacino chiuso

Non c’è nulla di cui preoccuparsi. Il principale avamposto russo sul Mar Nero è la Crimea, forse la regione più sicura del Paese. La penisola è ben difesa da via terra, aria e mare. I gruppi dell’esercito dislocati in Crimea sono perfettamente in grado di respingere un attacco o comunque di resistere fino all’arrivo dei rinforzi dalla Russia continentale.

Nel comparto della marina russa sul Mar Nero rientrano un incrociatore missilistico (al momento in fase di ammodernamento), 6 pattugliatori offshore (tre di loro, gli 11356, equipaggiati con missili da crociera Kalibr), 7 imbarcazioni da sbarco di grossa taglia, 7 navi missilistiche (tre equipaggiate con i Kalibr), 6 sottomarini 636.3 Varshavyanka, entrati a far parte della flotta tra il 2013 e il 2016, 3 sottomarini di piccola taglia e vari tipi di navi ausiliarie. La flotta viene riequipaggiata velocemente. Entro il 2021 riceverà 6 navi missilistiche di piccola taglia 22800 Karakurt.

Via aria le acque territoriali russe sono coperte dall’aviazione navale. Presso l’aeroporto di Novodyodorovka è dislocato un reggimento navale d’assalto, equipaggiato con caccia Su-24, aerei di ricognizione Su-24MR e caccia Su-30SM di generazione 4++. Presso l’aeroporto Kacha si trovano un reggimento dell’aviazione equipaggiato con aerei anfibi antinave Be-12, aerei da trasporto militare An-26 ed elicotteri di ricognizione e salvataggio Ka-27. Nella zona si trovano anche efficienti mezzi per contrastare gli aerei militari di un potenziale nemico. Sulla penisola è dislocata una divisione di sistemi di difesa contraerea con quartier generale a Sebastopoli, equipaggiati con sistemi missilistici S-400. Alcuni siti sulla costa vengono difesi dai sistemi di difesa contraerea Pantsir-S1.

“Qualora la NATO pensasse di incrementare attivamente la sua presenza nel Mar Nero, questo nostro gruppo può essere facilmente rimpolpato”, spiega a Sputnik Konstantin Sivkov, dottore di ricerca in scienze militari.

“In caso di una reale minaccia è possibile trasferire da altri teatri di guerra sottomarini diesel e navi missilistiche di piccola taglia. Le navi di grande taglia qui non sono necessarie per via delle caratteristiche geografiche della zona. Inoltre, in caso di necessità presso l’aeroporto di Crimea e del Territorio di Krasnodar si può raggruppare in breve tempo l’aviazione navale. Alle truppe costiere possono essere mandati come rinforzi i sistemi Bal e Bastion. Per riequilibrare la situazione, queste misure sarebbero più che sufficienti”.

Un’attività malsana

Dopo l’inizio della crisi nell’Ucraina orientale e in seguito all’unificazione della Crimea alla Russia le navi da combattimento della Marina statunitense e di altri Paesi NATO hanno cominciato a fare più spesso la loro comparsa nel Mar Nero. Ad esempio, due settimane fa nel bacino idrico sono entrati il cacciatorpediniere olandese Evertsen e alcune fregate, fra cui la spagnola Santa Maria, la canadese Toronto e la turca Gallipoli. Le navi fanno parte del Secondo gruppo navale permanente della NATO. Poco prima nel Mar Nero è entrato il cacciatorpediniere americano USS Donald Cook. Va ricordato che secondo la Convenzione di Montreux del 1936 le imbarcazioni militari delle nazioni che non affacciano sul Mar Nero hanno il diritto di stazionare nel bacino idrico per non più di 3 settimane.

In maniera regolare entra nella regione anche l’aviazione di ricognizione. La settimana scorsa lungo le frontiere russe nel Mar Nero è passato un aereo di ricognizione elettronica della Marina statunitense ER-3E Aries II decollato dalla base aerea nella Baia di Suda sull’isola greca di Creta. Per alcune ore il velivolo ha volato attorno alla Crimea, si è avvicinato all’ingresso dello Stretto di Krech e ha sorvolato la costa del Territorio di Krasnodar.

Tutte le manovre dell’aviazione militare e delle navi da combattimento straniere nel Mar Nero vengono monitorate dalla Flotta russa del Mar Nero. I soldati perfezionano con regolarità ricerche, inseguimenti e distruzione di bersagli di un eventuale nemico. Proprio pochi giorni fa le motocannoniere missilistiche Ivanovets e R-60 a distanza di 30 miglia nautiche hanno attaccato con missili antinave Moskit dei bersagli che imitavano una flotta di imbarcazioni nemiche. L’avversario è stato affondato.

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Turchia, Missili, caccia, Flotta, Difesa, Sicurezza, Mar nero, Georgia, Ucraina, NATO, USA, Russia
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