20:07 08 Dicembre 2019
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Polvere mortale: gli USA contaminano il mondo e nessuno ne parla

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Deadly Dust – Made in the USA: Uranium Weapons Contaminating the World (La polvere mortale made in USA: le armi all’uranio impoverito stanno contaminando il mondo) è il nuovo libro di Frieder Wagner.

Nella sua opera l’autore spiega nel dettaglio come gli USA abbiamo contaminato enormi territori grazie alle proprie armi all’uranio. Tratta anche delle strategie militari, delle industrie del settore, dei governi, dei media e dei circoli politici.

— Signor Wagner, nel Suo libro Deadly Dust – Made in the USA: Uranium Weapons Contaminating the World si parla del ricorso alle armi all’uranio. Perché sono così pericolose?

— Le armi all’uranio sono prodotte a partire dalle scorie radioattive. Se Lei, ad esempio, volesse produrre una tonnellata di barre di combustibile in uranio per la centrale nucleare, otterrebbe 8 tonnellate circa di uranio impoverito. Si tratta di una fonte di radiazioni alfa radioattive e tossiche. Dunque, questo materiale va conservato in qualche luogo e questo costa non poco.

— Come può essere impiegato come arma?

— Circa 30-40 anni fa gli ingegneri militari scoprirono che l’uranio è circa due volte più pesante del piombo. Se l’uranio impoverito viene trasformato in un’arma e lanciato a grande velocità, in una frazione di secondo può far breccia nella blindatura di un carro armato o anche nel cemento. Chiaramente fu una scoperta importante. Inoltre, in caso di breccia nella corazzatura di un carro armato si forma una polvere che a una temperatura compresa tra 3000 e 5000 gradi esplode. In questo modo il carro viene distrutto.

— Ma in realtà il vero problema è quello che succede dopo il ricorso a queste armi, no?

— Sì! Dopo essere stato utilizzato l’uranio impoverito, che, come già detto, è fonte di radiazioni alfa, prende fuoco e si formano nanoparticelle 100 volte più piccole dei globuli rossi. Dunque, si viene a creare una sorta di gas metallico che l’uomo può respirare e che può essere trasportato ovunque dal vento. L’uomo, respirandolo, rischia di sviluppare il cancro. Queste nanoparticelle possono anche penetrare nell’organismo delle donne incinte, superare la barriera tra la madre e il bambino e influenzare lo stato del futuro neonato, finire direttamente nel suo cervello e tramite la circolazione sanguigna raggiungere qualsiasi organo dell’uomo o di un animale. Tutto ciò che è presente sulla Terra prima o poi verrà raggiunto e, chiaramente, contaminato. Anche l’acqua potabile e tutto il resto.

— In quali guerre sono state impiegate finora le armi all’uranio?

— Sono state molto usate durante la guerra in Iraq del 1991. I militari hanno ammesso che ne avevano a disposizione 320 tonnellate. Poi, durante la seconda guerra in Iraq nel 2003. Allora disponevano di 2.000 tonnellate. Ancora furono impiegate nelle guerre in Kosovo, Jugoslavia e Bosnia nel 1995, nella guerra in Afghanistan dal 2001 sino ad oggi.

— Il Suo libro si intitola Made in the USA. Queste armi vengono usate solo dagli USA?

— La situazione si è sviluppata in maniera simile in diversi Paesi nello stesso periodo. Sia in Germania sia in Russia si è lavorato a queste armi. Tuttavia, ad impiegarle sono stati solo gli USA. E non hanno prestato attenzione agli eventuali effetti collaterali come del resto accadde anche quando impiegarono per la prima volta le bombe atomiche. Per questo ho intitolato il mio libro Made in the USA.

— Come è riuscito a dimostrare il ricorso a queste armi durante le Sue ricerche?

— Ad esempio, i serbi ci mostrarono cartine in cui erano indicati i luoghi dove si era fatto ricorso all’uranio impoverito. Quando eravamo in Iraq, parlammo con i locali. Andammo nei luoghi in cui si erano tenute le grandi battaglie e da lì raccogliemmo campioni di terreno e di polvere. Dai carri armati rimasti sul luogo fu possibile osservare se questi fossero stati attaccati da un’arma normale o da una all’uranio. I proiettili all’uranio lasciano una polvere che esplode praticando un’apertura. In tutti i campioni di terreno trovammo uranio impoverito. Purtroppo nella maggior parte dei campioni di terreno e polvere trovammo anche l’uranio-236, ancora più tossico. La sua radiazione è ancora più intensa e non esiste in natura. Si crea solamente in sede di produzione di combustibile nucleare. Dunque, riuscimmo a dimostrare che i militari statunitensi e i loro alleati impiegarono armi all’uranio prodotte a partire da combustibile nucleare non idoneo.

— Alla base del Suo libro vi sono due film: The Doctor, the Depleted Uranium, and the Dying Children of Basra (2004) e Deadly Dust (2007). Cosa ha potuto osservare a Basra durante le riprese del primo film?

— Furono scene terribili che sogno ancora qualche volta. Bambini con deformità negli orfanotrofi di Basra o di Bagdad. Alcuni di loro avevano deformazioni tali da non sembrare neanche umani. Nascono bambini senza testa o senza naso, con un occhio solo o senza occhi, con organi solitamente interni contenuti in una “sacca” situata al di fuori del corpo. Queste creature arrivano a vivere solo alcune ore e provano dolori infernali.

— Il film Deadly dust non è più al botteghino. Il canale televisivo WDR dopo quel film non ne ha commissionati altri? Perché, secondo Lei?

— Le proposte che ho fatto a WDR e a ZDF furono respinte. Andai da un redattore di WDR per il quale avevo fatto buoni film e con cui avevo buoni rapporti. Grazie al mio contributo la trasmissione televisiva aveva guadagnato molto. Allora gli chiesi: “Che succede?” e lui mi rispose: “Wagner, qualcuno te lo deve dire. La WDR ritiene che adesso lavorare con te sia difficile. I temi che tratti sono complessi. Non ti posso dire di più”. Allora capii tutto. Era il 2005.

Vi posso anche raccontare un’altra storia. Una redattrice di ZDF propose al canale un reportage sul ricorso alle armi nucleari durante la guerra di Jugoslavia e in Croazia. Prima ne voleva parlare con me. Ma quando il suo capo venne a sapere che voleva parlare con Wagner, si rifiutò di pagarle il viaggio senza dare ulteriori spiegazioni.

— La cosiddetta “polvere mortale”, come ha già detto, viene portata in giro dal vento. Dunque, il ricorso alle armi all’uranio si può considerare un crimine di guerra e come tale si può vietare?

— È proprio un crimine di guerra. La polvere usata nel sud dell’Iraq viene trasportata continuamente da sud a nord a causa delle tempeste di sabbia. Ad esempio, arriva fino a Erbil dove le montagne le impediscono di proseguire in Turchia. Dunque, tutta questa polvere rimane bloccata a Erbil. Noi abbiamo preso campioni di carne di tori allevati nei dintorni di Erbil. Abbiamo scoperto che l’uranio impoverito impiegato nei proiettili ha caratteristiche “impronte digitali nucleari”. Nel nord dell’Iraq abbiamo trovato le stesse “impronte” rinvenute a sud. Ciò significa che l’uranio che era nel sud dell’Iran ora è anche a nord. E lì i bambini nascono malati o con deformazioni. E ora si sta diffondendo in tutto il mondo.

— Hanno tentato le vittime delle armi all’uranio in Kosovo o in Iraq di intentare una causa?

— Né in Kosovo né in Iraq sono ancora stati intrapresi tentativi di questo genere. Al momento in Kosovo un gruppo di avvocati sta per citare in giudizio la NATO perché dopo la guerra da questa avviata molte persone si sono ammalate e sono morte. L’aumento dell’incidenza di patologie dopo la guerra è stato del 20-30% e questa cifra sta aumentando di anno in anno.

Dei circa 2000 soldati italiani allora presenti in Iraq e Kosovo 109 in seguito si ammalarono di cancro e morirono. Si tratta di informazioni veritiere. Le famiglie di 16 dei 109 defunti intentarono delle cause che poi vinsero. I giudici imposero al governo italiano o al Ministero della Difesa del Paese di pagare loro una compensazione. Poiché ogni patologia oncologica fu a sé e diversa dalle altre, le somme pagate furono diverse. Ma oscillarono tra i 200.000 e 1,4 milioni di euro.

— E in Germania? Vi furono cause intentate dai soldati della Bundeswehr?

— Il Ministero tedesco della Difesa ha costantemente negato la presenza di qualsivoglia relazione. I soldati sono dislocati in Afghanistan e Kosovo. In Afghanistan vi erano circa 100.000 soldati e abbiamo appurato che tra coloro che sono tornati in patria circa il 30% è stato infettato. Se in seguito si sposeranno e avranno figli, è altamente probabile che i loro figli avranno problemi nello sviluppo. Quei bambini avranno nel DNA le stesse sostanze tossiche dei loro genitori. E così continuerà per alcune generazioni: dai figli ai nipoti e pronipoti.

— Ma nessuno di loro ha intentato una causa?

— In Germania non vi sono precedenti di questo tipo. Negli USA ad intentare cause furono circa 600 militari che non poterono farlo a proprio nome, ma a nome nei propri figli nati con problemi nello sviluppo. E adesso si parla di somme importanti (90, 900 milioni o addirittura miliardi di dollari). Gli USA chiaramente cercano di ritardare queste sentenze e sperano che la situazione si risolva in maniera “fisiologica”, cioè con la morte di chi ha intentato la causa.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Italia, Iraq, Afghanistan, Kosovo, Uranio, Contaminazione, Ambiente, Armi, NATO, USA
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