20:52 23 Aprile 2019
Un vaccino contro il morbillo

Il morbillo dall’Ucraina arriva in Polonia

© AFP 2019 / Daniel Mihailescu
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L’epidemia di morbillo, scoppiata in Ucraina e già definita dall’OMS la maggiore d’Europa, rischia di avere conseguenze pericolose per la Polonia. Non vaccinati per questa malattia, i migranti lavoratori ucraini hanno portato il virus nel Paese vicino generando grandi rischi per la popolazione locale.

Dalle statistiche anche un inesperto capirebbe che la situazione in Polonia è preoccupante. Per ironia della sorte, ad ammalarsi di morbillo (che è arrivato in Polonia dall’Ucraina) sono soprattutto i polacchi: l’incidenza della patologia è più che decuplicata nel Paese. Questi dati sono stati diramati a inizio marzo sulla pagina Twitter di Grzegorz Świszcz, vicedirettore del Centro governativo per la sicurezza, analista ed esperto di sicurezza statale. Stando ai dati di Świszcz, dal primo gennaio al 28 febbraio in Polonia sono stati registrati 314 casi di morbillo mentre nello stesso periodo dell’anno precedente solo 29. I casi registrati dall’inizio dell’anno sono stati 0,82 su 100.000 persone, mentre nel periodo analogo dell’anno scorso solamente 0,08. Inoltre, come affermato da Jan Bondar, portavoce dell’Ispettorato sanitario polacco, in due mesi il numero di casi conclamati di infezione ha superato quello di tutti i casi dello scorso anno.

La situazione in Ucraina assomiglia sempre più a una vera e propria epidemia. L’anno scorso in Europa si sono ammalate di morbillo 82.000 persone (un picco negli ultimi 10 anni) e più della metà dei casi è stata registrata proprio in Ucraina (53.000 casi). Si confronti: in Serbia, al secondo posto per numero di infettati, si sono registrati 5.000 casi, in Francia 2.900. L’Ucraina è in testa anche per numero di casi di morte per morbillo: nel 2018 le morti registrate sono 16 e dall’inizio del 2019 sono 5. Principalmente si ammalano gli ucraini residenti nelle regioni occidentali del Paese: quelle di Lviv, di Ivano-Frankivsk, della Transcarpazia, di Chernivtsi e di Ternopil. In queste zone il tasso di partecipazione della popolazione in età di lavoro alle migrazioni è due volte maggiore ai valori statali. Rispetto ad altre regioni a causa della vicinanza con la Polonia si osserva un orientamento decisamente più spiccato verso di essa.

“Quanto all’Ucraina, non avremo mai dati reali”, osserva Zoya Skorpileva, immunologa e specializzanda in medicina. “Sappiamo che l’Ucraina ha un problema con le vaccinazioni che non vengono effettuate da tempo”. Secondo la dottoressa, il morbillo in Ucraina è stato portato dall’Europa dove è arrivato a causa dei migranti provenienti dall’Africa e dall’Asia meridionale.

Come spiega Dziennik Gazeta Prawna, un grande ruolo in Ucraina è stato svolto dalla propaganda no vax. In particolare, nel Paese ancora oggi vi sono genitori convinti che il vaccino contro il morbillo porti all’autismo e all’insorgenza di altre patologie. È da rilevare che alcune autorità ucraine incolpano di questa propaganda i media pro-russi che sarebbero intenzionati a convincere la popolazione ucraina di quanto il vaccino sia pericoloso. A sostenere quest’opinione è soprattutto la ministra ucraina della Salute ad interim Ulyana Suprun.

“Il Cremlino sta impiegando tecniche di guerra ibrida per minare la fiducia nella salute pubblica la quale invece si sforza di aumentare il tasso di vaccinazioni in Ucraina e nel mondo”, ha dichiarato Suprun sulla sua pagina Facebook.

Skorpileva ha, invece, un’altra spiegazione. Secondo la dottoressa, il problema è che nel mondo si osserva un rifiuto generalizzato dei vaccini: in alcuni Paesi di più, in altri di meno.

“La gente ha perso il senso della precauzione dato che per così tanti anni non ci sono state epidemie gravi. Come ha dimostrato la prassi, dal momento che abbiamo smesso di affrontare il virus del morbillo, l’immunità degli adulti ha cominciato a venir meno. Gli adulti si trovano in una zona di rischio poiché non hanno anticorpi attivi per questa patologia”, ha affermato. E aggiunge che il morbillo è una grave patologia altamente contagiosa. “Di 100 persone contagiate 96 si ammalano: chi non è vaccinato e chi non si è già ammalato” spiega l’immunologa. “Quando l’infezione non si è manifestata per lungo tempo e poi compaiono anche solo casi isolati, scatta sempre un segnale d’allarme, in particolare con il morbillo. Questo perché la patologia si trasmette per via aerea. Se sull’autobus passa una persona col morbillo, tutti i non vaccinati presenti si ammalano”.

Di non minore importanza è il fatto che in Ucraina i vaccini non bastano per tutti. “È un grande fallimento dell’Ucraina non solo per il morbillo, ma anche per tutte le altre infezioni curabili con il vaccino. Noi abbiamo problemi legati alle forniture di vaccini, alla loro qualità e all’organizzazione delle vaccinazioni”, ha dichiarato in un’intervista rilasciata ai media ucraini l’ex vicepresidente del Servizio epidemiologico statale ucraino Svyatoslav Protas. Secondo i dati pubblicati dal Ministero ucraino della Salute, ha usufruito delle vaccinazioni contro il morbillo solamente il 45,5% dei cittadini mentre l’OMS raccomanda un 95% di copertura. La situazione è stata complicata dal fatto che all’inizio del 2018, cioè all’apice dell’epidemia, il Ministero della Salute ucraino abbia vietato il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia Priokris. Questo medicinale viene prodotto in Europa, ma il confezionamento e il controllo qualità sono curati in Russia.

Secondo l’ufficio stampa del Ministero, un lotto di questo vaccino è stato bloccato per stabilire la presenza sul territorio ucraino di un medicinale non registrato. Le farmacie in cui si vendeva il vaccino sono state costrette a ritirarlo dal mercato e smaltirlo.

Ora anche in Polonia la situazione è difficile. È sufficiente ricordare il seguente caso. Per via di un operaio infettato di morbillo durante un viaggio in Ucraina con la famiglia, l’Ispettorato sanitario ci ha messo 72 ore per passare in rassegna tutti coloro con cui il paziente era entrato in contatto per effettuare la vaccinazione precauzionale d’emergenza. A questa vaccinazione hanno partecipato circa 900 persone, tra ucraini e polacchi. Ma c’è da dire che non tutti hanno voluto sottoporsi alla vaccinazione: 40 persone erano contro. Tra l’altro, hanno rifiutato di vaccinarsi anche donne incinte. Di conseguenza, nella zona si sono ammalate 20 persone. Chiaramente, se la gente non si fosse vaccinata, le proporzioni dell’infezione sarebbero state molto maggiori. I meccanismi di finanziamento per la gestione di tali situazioni d’emergenza non sono ancora chiari. “È sorta la questione di chi dovesse pagare questo follow-up medico”, spiega Zdzisław Sokołowski del Reparto di epidemiologia del luogo. “Il budget non prevede spese per operazioni simili. Per fortuna, di parte delle spese si è fatta carico la fabbrica dell’operaio dalla quale proveniva il maggior numero di persone da vaccinare”.

È difficile capire come risolvere la questione finanziaria se ad essere ammalati sono cittadini ucraini che lavorano in nero (secondo alcune stime, nel Paese ce ne potrebbero essere fino a 50.000).

La speculazione sul tema delle vaccinazioni contro il morbillo in Polonia ha evidenziato i punti deboli del Ministero della Salute locale nel mettere in campo misure preventive per contrastare la patologia. Già alla fine dell’anno scorso è risultato evidente che i vaccini contro il morbillo in Polonia non sono sufficienti: mentre a ottobre erano presenti nell’11% delle farmacie, a dicembre solamente nell’1%. Rispetto agli anni precedenti, la richiesta di vaccinazioni è decuplicata. I medicinati non bastano non solo nelle farmacie, ma anche nei magazzini. Gli ulteriori 20.000 vaccini ordinati dal Ministero sono andati a ruba nonostante inizialmente fossero destinati per i mercati stranieri.

Le autorità polacche ancora non vedono la necessità di annunciare la quarantena, cosa che era stata fatta nel caso dell’aviaria o dell’Ebola sui mezzi di trasporto di vari Paesi europei. “Se trovavano su un autobus un malato (indipendentemente dalla sua patologia), questi veniva mandato in quarantena. Di quale patologia fosse affetto veniva definito in ospedale”, spiega Skorpileva.

I polacchi, preoccupati per la situazione attuale, richiedono alle autorità azioni decise. Secondo un sondaggio condotto dal Centro di ricerca sull’Opinione pubblica (CBOS) solamente il 12% dei cittadini polacchi sostiene il principio della vaccinazione volontaria, mentre 4 interpellati su 5 convengono sul fatto che la vaccinazione contro le infezioni più pericolose debba essere obbligatoria nel Paese.

Come sostengono gli autori di una petizione indirizzata al Ministero polacco della Salute, lo stesso principio dev’essere diffuso anche a tutto il personale medico operante nel Paese. Questo permette di evitare ai pazienti il contatto con medici o infermieri infettati che ancora non conoscono il proprio stato (periodo di incubazione).

Si auspicano, inoltre, emendamenti alla legge secondo cui le vaccinazioni in Polonia sono obbligatorie solo per coloro che soggiornano nel Paese per più di 3 mesi. La maggior parte dei migranti lavoratori dall’Ucraina deve affrontare il problema. Da un lato, contribuiscono alla crescita economica, ma, dall’altro, aumentano in maniera significativa il rischio di diffondere un’infezione pericolosa che il loro Paese ad oggi non è riuscito ad affrontare.     

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