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Serioja Tymkuvsc, uno degli ultimi abitanti dell'isola di Wrangel, foto del 1966Lo zoologo Vladimir Kazmin al lavoro sull'isola di WrangelOrnitologo studia le oche bianche al parco naturale isola di Wrangel

SPUTNIKPEDIA: l’isola di Wrangel – l’insediamento impossibile

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Quest’isola al largo delle coste della Chukotka, pur se rocciosa, abbastanza grande e un po’ meno a nord di altre già viste, non parrebbe adatta alla vita umana. Eppure qui visse stabilmente per oltre 90 anni un intero villaggio che al suo massimo raggiunse i 180 abitanti. Perchè si insediarono e perchè improvvisamente mollarono tutto?

  • L'isola di Wrangel sulla mappa
    L'isola di Wrangel sulla mappa
    © Sputnik . Aleksandr Lyskin
  • Villaggio Ushakovsky - 1980
    Villaggio Ushakovsky - 1980
    © Sputnik . Aleksandr Lyskin
  • Luogo di riproduzione dell'oca bianca
    Luogo di riproduzione dell'oca bianca
    © Sputnik . Aleksandr Lyskin
  • Lo zoologo Vladimir Kazmin al lavoro sull'isola di Wrangel
    Lo zoologo Vladimir Kazmin al lavoro sull'isola di Wrangel
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  • Serioja Tymkuvsc, uno degli ultimi abitanti dell'isola di Wrangel, foto del 1966
    Serioja Tymkuvsc, uno degli ultimi abitanti dell'isola di Wrangel, foto del 1966
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  • Ornitologo studia le oche bianche al parco naturale isola di Wrangel
    Ornitologo studia le oche bianche al parco naturale isola di Wrangel
    © Sputnik . Aleksandr Lyskin
  • Sonda radio alla stazione meteo
    Sonda radio alla stazione meteo
    © Sputnik . Aleksandr Lyskin
  • Biologo al lavoro al parco dell'isola di Wrangel
    Biologo al lavoro al parco dell'isola di Wrangel
    © Sputnik . Aleksandr Lyskin
  • Trichechi all'isola di Herald (parco naturale isola di Wrangel)
    Trichechi all'isola di Herald (parco naturale isola di Wrangel)
    © Sputnik . Aleksandr Lyskin
  • Giovane orso troppo curioso
    Giovane orso troppo curioso
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  • Cani da slitta e guardiani del parco (1970)
    Cani da slitta e guardiani del parco (1970)
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  • Abitante dell'isola spala la neve per uscire di casa (1980)
    Abitante dell'isola spala la neve per uscire di casa (1980)
    Александр Лыскин
  • 1936 - l'aviatore Leonard Kruze con uno dei primi abitanti dell'isola di Wrangel
    1936 - l'aviatore Leonard Kruze con uno dei primi abitanti dell'isola di Wrangel
    © Sputnik . Dmitriy Debabov
  • La volpe artica e il biologo (1989)
    La volpe artica e il biologo (1989)
    Aleksandr Lyskin
  • Gufo polare nella riserva naturale isola di Wrangel (1982)
    Gufo polare nella riserva naturale isola di Wrangel (1982)
    © Sputnik . Aleksandr Lyskin
  • Riserva nazionale, sito UNESCO isola di Wrangel
    Riserva nazionale, sito UNESCO isola di Wrangel
    © Sputnik . Aleksandr Lyskin
  • Buoi muschiati sull'isola di Wrangel (1988)
    Buoi muschiati sull'isola di Wrangel (1988)
    © Sputnik . Aleksandr Lyskin
  • Due orsi bianchi alla baia di Blossom, isola di Wrangel - 2017
    Due orsi bianchi alla baia di Blossom, isola di Wrangel - 2017
    © Sputnik . Vera Kostamo
  • Al 180.mo meridiano
    Al 180.mo meridiano
    © Sputnik . Vera Kostamo
  • Punta Uering, Isola di Wrangel - vista aerea, 1988
    Punta Uering, Isola di Wrangel - vista aerea, 1988
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© Sputnik . Aleksandr Lyskin
L'isola di Wrangel sulla mappa

Si tratta di un’isola singola grande quasi quanto Creta e che emerge a circa 150 km dalla costa della regione Chukotka, nell’estremo nord-est della Federazione. La vicina isola di Herald, una settantina di km ancora più ad est, in prossimità della linea di cambiamento di data, è grande quanto l’isola di Montecristo, inaccessibile, non abitabile, è legata a Wrangel per il solo fatto di far parte della stessa riserva naturale statale. L’isola di Wrangel è di natura rocciosa e possiede dei rilievi (punta ‘Sovietica’ supera i mille metri s.l.m.). Questa caratteristica impedisce la formazione di vaste zone acquitrinose e paludose al disciogliersi dei ghiacci durante la breve estate, al tempo stesso qui la tundra risulta molto più ricca e variegata rispetto alle altre isole dell’estremo artico siberiano già viste. In estate soffiano dei venti tiepidi dal Pacifico e in generale le precipitazioni non sono elevatissime. Questo tuttavia non sarebbe dovuto essere sufficiente alla colonizzazione umana – gli inverni sono lunghissimi, bui e le temperature medie quasi sempre sotto i -20°C, le estati durano un attimo e può nevicare anche in agosto, le risorse vegetali spontanee sono insufficienti e non c’è modo di coltivare la terra, la distanza dal continente consistente e i rifornimenti quasi impossibili per gran parte dell’anno. In più gli orsi polari si sono scelti l’isola come base di riproduzione per cui è quasi sempre infestata da questi splendidi ma pericolosissimi animali. Perchè allora è stata abitata per quasi un intero secolo? E perchè invece adesso ci solo guardiani, scienziati e militari in servizio? La risposta probabilmente è nella particolare storia della sua scoperta e delle rivendicazioni territoriali che la riguardano.

WRANGEL: il PIU’ FORTUNATO degli ESPLORATORI SFORTUNATI
Agli inizi del XIX secolo il barone e ammiraglio Ferdinand Wrangel era convinto che ci dovesse essere per forza una grande terra ancora da scoprire a nord della Chukotka. Ne era sicuro perchè durante le sue esplorazioni nordiche aveva notato stormi di uccelli muovere dal continente in direzione nord sull’Oceano Artico. Perchè volare a nord sul mare in direzione del nulla per tante miglia? Informandosi presso tribù native di inuit che raccontavano di una misteriosa grande terra a nord, era arrivato ad una convinzione assoluta. Si mise quindi a capo di una spedizione e partì alla scoperta di questa misteriosa terra. Vagò per l’Oceano Artico 4 anni. Niente. Non trovò nulla. Nel 1949, il Capitano Henry Kellett, scoprì casualmente l’isola che chiamò con il nome della sua nave, la Herald. Nei sui racconti riportò che durante la breve permanenza su quell’isolotto, gli parse di scorgere un’enorme massa ad ovest confusa tra la nebbia. Nel 1867, infine, un certo Thomas Long, capitano di una baleniera in rotta da quelle parti non certo perchè a caccia di scoperte geografiche, avvistò finalmente l’isola che riconobbe subito dover essere quell’isola misteriosa che stava cercando il barone Wrangel. “Toh!, l’isola di Wrangel” – forse avrà detto, ed ecco che gli diede il nome. Ferdinand Wrangel – 4 anni persi ad avvistare solo balene e Thomas Long – il baleniere che scoprì l’isola che non cercava.

La RIVENDICAZIONE AMERICANA
Nel 1879 il navigatore ed esploratore statunitense George Washington DeLong, pensando che questa isola fosse molto più grande e magari parte di un arcipelago e terre molto più vaste, pensò di raggiungerla per tentare poi da qui un’attraversata via terra fino al Polo. La sua nave tuttavia si incagliò tra i ghiacci prima di raggiungere l’isola e trovò la morte con tutto l’equipaggio. Una successiva spedizione americana, invata proprio per rintracciare la prima dispersa, raggiunse finalmente l’isola. Questo fu il primo approdo ufficiale (Capitano Calvin L.Hooper, 1881). Gli statunitensi resero una prima descrizione dell’isola e ne rivendicarono l’appartenenza.

La RIVENDICAZIONE CANADESE
Nel 1914 dei marinai canadesi sbandati da una spedizione polare impossibile, attraccarono sull’isola. Pare che proprio al fine di poterla rivendicare alcuni membri della spedizione vennero lasciati sul posto. Gli individui lasciati trovarono presto la morte ma al loro posto vennero presto inviati altri coloni questa volta in prevalenza inuit. Probabilmente proprio perchè cittadini statunitensi o canadesi veri e propri non riuscivano a resistere sul posto ma solo inuit, la rivendicazione dei due Governi non fu mai molto convinta.

1936 - l'aviatore Leonard Kruze con uno dei primi abitanti dell'isola di Wrangel
© Sputnik . Dmitriy Debabov
1936 - l'aviatore Leonard Kruze con uno dei primi abitanti dell'isola di Wrangel

L’OPERAZIONE ‘INSEDIAMENTO’
Nel 1924 il Governo sovietico decise di definire una volta per tutte il destino dell’isola che, se da un punto di vista di risorse in sé poteva anche avere un valore trascurabile, dal punto di vista strategico era irrinunciabile vista la sua posizione geografica di avamposto d’accesso a tutto il quadrante nord-est. Lo fece in un modo molto prosaico – inviò una spedizione da Vladivostok, prelevò gli abitanti e li riconsegnò ai nordamericani. Due anni dopo una seconda spedizione si occupò invece di creare il primo insediamento vero sull’isola – il villaggio Ushakovsky, dal nome del capitano di quella missione, l’esploratore Georgy Ushakov, lo stesso che abbiamo già conosciuto quando trattato l’Arcipelago della Terra del Nord. Una volta insediata stabilmente l’isola non poteva venire più contesa. L’operazione venne portata a termine grazie ad una dozzina di famiglie di eschimesi della Chukotka e russi per un totale di 60 individui. Si diceva che in epoca successiva fosse stato creato anche un Gulag per il popolamento forzato ma non se n’è mai trovata traccia fisica reale né testimonianza dalla gente del posto.

Il MISTERO dei PALEO-ESCHIMESI
Prima di questo insediamento, fortemente voluto dalle autorità sovietiche, pare che l’isola fosse stata disabitata quindi. Almeno nell’epoca moderna. In antichità pare invece che ci fosse stata presenza umana anche se non sappiamo se solo di passaggio, per caccia o insediamento stabile. Fatto sta che durante la permanenza sull’isola, studiosi russi in epoca sovietica trovarono manufatti umani risalenti al 1750 a.C. circa. Proprio in concomitanza con l’estinzione degli ultimi mammut nani (anche chiamati appunto mammut di Wrangel). Non sono state trovate tracce più antiche né più moderne, al tempo stesso non sono stati trovati indizi sui resti dei mammut che potessero dimostrare una predazione umana. Cosa andarono a fare gli umani fin lassù? Come ci arrivarono se la Beringia allora era già ritirata? Attraversando i ghiacci in inverno per andare ancora più verso il freddo? Oppure ci arrivarono via mare in estate? Con quali mezzi? Mistero.

Villaggio Ushakovsky - 1980
© Sputnik . Aleksandr Lyskin
Villaggio Ushakovsky - 1980

L’ABBANDONO del VILLAGGIO e l’ULTIMO ABITANTE
Il villaggio raggiunse un massimo di 180 abitanti circa nel corso della sua storia ma mantenerlo, in quelle condizioni estreme, non era affatto facile. Vennero portati dal continente buoi muschiati e renne da allevamento ma erano necessari rifornimenti di ogni tipo perchè sull’isola la comunità sarebbe stata assolutamente non autosufficiente se lasciata a sé stessa. Alla fine degli anni ’70, nonostante i pochi abitanti, erano funzionanti nel villaggio – asilo, scuola, biblioteca, cinema club, negozio alimentari, piccolo museo, grotta interrata nel permafrost per la conservazione estiva dei prodotti deperibili, ospedale, deposito carburanti, aeroporto, porticciolo e sauna. C’era la corrente elettrica. La TV arrivò solo negli anni ’80. Con gli anni ’90 si verificò tutto ciò che la comunità aveva sempre temuto. La fine dell’era sovietica li lasciò in condizione di abbandono. Man mano le cose peggiorarono e l’ultimo rifornimento via mare fu quello del 1994. La popolazione iniziò a tornare sul continente. Nel 1997 venne deciso il tresferimento di massa della comunità ma una piccolissima minoranza decise di restare. Nel 2003 moriva tragicamente l’ultima donna sull’isola divorata da un orso davanti la porta di casa e nel 2011, quando una spedizione tornò sul posto per progetti di recupero trovò solo un uomo. Lo sciamano. Giornali russi si sono sbizzarriti intorno alla figura di quest’ultimo uomo dalla figura già di per sé mistica. In realtà non sappiamo dove finisca la cronaca e inizi il mito, certo però, quale giornalista avrebbe mai potuto resistere alla tentazione di non romanzare una storia del genere?

La volpe artica e il biologo (1989)
Aleksandr Lyskin
La volpe artica e il biologo (1989)

Il PARCO ed il SITO UNESCO
Dal 1976 l’intera isola è parco nazionale, comprese le acque circostanti e l’isolotto di Herald. Nel 2004 il ‘Sistema naturale della Riserva dell’isola di Wrangel’ è stato ufficialmente riconosciuto Patrimonio dell’umanità e Bene protetto dall’UNESCO. Sull’isola è attiva tutto l’anno una postazione a guardia del parco con circa 6 tra guardiani e ricercatori che lavorano a rotazione. I rifornimenti arrivano una volta all’anno.

NUOVI SVILUPPI
Dal 2014 nei pressi dell’abbandonato villaggio Ushakovsky è attiva la nuova base militare chiamata ‘Stella Polare’. Composta da 34 unità abitative modulari, oltre alle funzioni di avamposto militare e difesa della posizione strategica ha compito di appoggio e sostegno alla guardia del parco e gli scienziati delle stazioni meteo. L’isola è tornata ad essere frequentata dall’uomo ma da quando il villaggio inuit è scomparso nessuno abita più qui stabilmente.

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