10:45 22 Maggio 2019
Asteroide

Gli asteroidi sono più pericolosi di quanto pensassimo

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“È solo una questione di tempo prima che tali questioni passino dall’essere accademiche al rappresentare la nostra risposta a una grande minaccia”.

Distruggere un asteroide per salvare il mondo sarà molto più difficile di quanto pensassimo, così ammoniscono gli scienziati.

Gli esperti ci hanno ripetutamente detto che è solo una questione di tempo prima che la Terra entri in collisione con un asteroide potenzialmente distruttivo. I film ci hanno fornito una soluzione solo apparentemente semplice: spedire astronauti nello spazio per distruggere l’asteroide prima che arrivi sulla Terra.

Tuttavia, nella vita reale distruggere quegli asteroidi potrebbe essere molto più difficile di quanto pensassimo. Questo secondo un nuovo studio effettuato dagli scienziati della John Hopkins i quali hanno simulato gli scenari di collisione di un asteroide.

I ricercatori sperano che la loro scoperta possa contribuire a preparare meglio l’umanità a una catastrofe simile. L’obiettivo è migliorare le modalità per deviare la traiettoria degli asteroidi o per distruggerli. La scoperta potrebbe, inoltre, permetterci di capire in che modo si formano i sistemi solari e come estrarre i preziosi materiali che si pensa siano presenti negli asteroidi.

Qualsiasi grande asteroide che sfrecci verso la Terra potrebbe rivelarsi fatale per buona parte della popolazione terrestre. Gli scienziati speravano che la grandezza degli asteroidi potesse essere usata contro di loro, ma questa potrebbe non essere la soluzione al problema, come dimostra il nuovo studio.

“Pensavamo che più grande fosse un oggetto, più facilmente si potesse rompere, perché è più probabile che gli oggetti grandi abbiano più difetti”, ha affermato Charles El Mir, dottore di ricerca presso il Dipartimento di Ingegneria meccanica della Johns Hopkins University e autore dello studio.

“Le nostre scoperte, tuttavia, dimostrano che gli asteroidi sono più solidi di quanto pensassimo e ci vuole più energia per distruggerli completamente”.

I ricercatori conoscono perfettamente le rocce o, perlomeno, quelle grandi quanto il palmo di una mano che possono essere studiate in laboratorio. Ma è difficile prevedere quanto bene riusciranno a studiare una roccia grande quanto una città, come nel caso degli asteroidi.

In passato si è tentato di simulare questi oggetti creandone un modello computerizzato che tenesse in considerazione parametri come la temperatura e la fragilità e che mostrasse cosa succederebbe se un grande asteroide si scontrasse con uno più piccolo. La simulazione mostrava che l’asteroide colpito veniva completamente distrutto.

Ma il nuovo studio ha effettuato la stessa ricerca con nuovi modelli digitali che permettono di calcolare in maniera più precisa il modo in cui si formano le crepe lungo la superficie dell’asteroide.

“La domanda che ci facevamo era: quanta energia serve per distruggere un asteroide e ridurlo in mille pezzi?”, ha affermato El Mir.

I ricercatori hanno scoperto che dopo l’impatto iniziale, si formano milioni di crepe sull’asteroide. Questo permette a una parte dell’asteroide di sfaldarsi e di lasciare un cratere sulla sua superficie.

Ma una volta capito in che modo la gravità agisce sui frammenti crepati, i ricercatori hanno scoperto che l’enorme nucleo danneggiato continuerebbe a trattenere i frammenti attorno a sé. Ovverosia l’asteroide colpito manterrebbe la propria forza perché non completamente distrutto e i frammenti danneggiati si sparpaglierebbero.

Questo potrebbe rivelarsi utile per i minatori di asteroidi che sarebbero in grado di scegliere i frammenti contenenti i materiali più utili. Ma significa anche che, se qualcuno volesse distruggere un pericoloso asteroide, dovrebbe usare molta più energia per farlo.

“Potrebbe sembrare fantascienza ma sono molti gli studi a prendere in esame il problema delle collisioni con asteroidi. Ad esempio, ci si chiede: se un asteroide è in avvicinamento verso la Terra, è meglio distruggerlo in mille pezzi o deviarne la traiettoria? E se scegliessimo la seconda alternativa, con quanta forza dovremmo colpirlo per deviarlo senza romperlo? Queste sono alcune delle questioni in fase di studio”, afferma El Mir.

“Veniamo spesso colpiti da piccoli asteroidi come la Meteora di Chelyabinsk di qualche anno fa”, sostiene K. T. Ramesh, direttore dell’Hopkins Extreme Materials Institute. “È solo una questione di tempo prima che tali questioni passino dall’essere accademiche al rappresentare la nostra risposta a una grande minaccia. Dobbiamo riuscire a capire bene cosa fare quando sarà il momento e ricerche scientifiche come questa sono fondamentali per aiutarci a prendere queste decisioni”.

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