23:19 24 Maggio 2019
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Elezioni 2019: le élite europee pronte ad accusare Mosca del loro fallimento

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In Europa squilla nuovamente il campanello d’allarme.

“Gli hacker russi hanno bruscamente avviato una campagna per far fallire le elezioni di maggio costringendo i funzionari dell’UE e le multinazionali del digitale a cercare una soluzione ad ogni costo”, ammonisce The Financial Times. L’articolo contiene molte dichiarazioni allarmistiche di vari esperti di politica e di sicurezza informatica, ma in esso non è riportato nessuno esempio che confermi la conclusione principale, ovvero che gli hacker russi hanno “bruscamente avviato” la campagna in questione.

Se i politici europei (il Financial Times fa riferimento all’opinione di “tre alti funzionari” dell’UE i cui nomi per qualche ragione non vengono menzionati) avessero qualche prova di attività illecite, la condividerebbero. Ma in questo modo ai lettori occidentali non resta che immaginare cosa stiano realmente escogitando i russi.

In teoria, gli hacker dovrebbero attaccare alcune reti. Noi sappiamo quanto sono avanzate le tecnologie informatiche in Occidente e possiamo supporre che tutte le votazioni si svolgano online.

Chiaramente questo attirerebbe gli hacker. Ma deludiamo subito coloro che hanno creduto alla superiorità informatica dell’Europa: le elezioni del Parlamento europeo si terranno prevalentemente alla vecchia maniera, cioè gli elettori compileranno le schede e i membri delle commissioni elettorali le scrutineranno manualmente.

L’unica eccezione sarà la piccola Estonia che si vanta di essere stata la prima nazione al mondo ad aver introdotto già nel 2005 le votazioni elettroniche. Da allora gli estoni votano online. E sembra che non ci siano mai stati problemi. Nel 2014 quando gli estoni hanno eletto i loro 6 eurodeputati il 31% degli elettori ha sfruttato la possibilità di votare online. Alle elezioni conclusesi di recente per il parlamento estone circa il 44% dei voti è giunto via internet. Se gli hacker russi stessero davvero preparando un attacco alle prossime elezioni del Parlamento europeo, perché non allenarsi prima con l’Estonia? Ma incidenti di questi tipo, per quanto ne sappiamo, non ce ne sono stati.

Se anche i russi riuscissero a manipolare le elezioni per gli eurodeputati estoni (ora grazie alla Brexit saranno 7 deputati, ma comunque sempre meno dell’1% dell’intero parlamento), questo non modificherà l’esito generale delle elezioni. Oltre all’Estonia nessun altro Stato membro dell’UE introdurrà a breve le votazioni elettroniche. In questo caso chi e che cosa dovrebbero attaccare gli hacker per influenzare in qualche modo l’esito delle elezioni?

La realtà, comunque, non sta impedendo ai vari media di diffondere continuamente paure riguardo al coinvolgimento degli hacker russi. “In realtà, l’UE non ha un programma per prevenire il fallimento delle elezioni”, ammonisce la rivista americana Wired. “La Russia intraprenderà azioni senza precedenti per minare le imminenti elezioni del Parlamento europeo”, afferma l’ex segretario generale della NATO e l’attuale consigliere del presidente ucraino Petr Poroshenko, Anders Fogh Rasmussen.

Dell’inevitabile intromissione russa nel processo elettorale si parla anche nella relazione dello European Council on Foreign Relations. La relazione ha un titolo particolare: The 2019 European Election: How Anti-Europeans Plan to Wreck Europe and What Can Be Done to Stop it (Le elezioni europee del 2019: in che modo gli antieuropeisti vogliono distruggere l’Europa e cosa si può fare per fermarli). Qui, in verità, si fa riferimento a “nemici interni” (non avete potuto vedere quali termini adottano per parlare dell’opposizione nel Vecchio Mondo nel XXI secolo) che chiaramente comprendono le “armi del Cremlino”.

Non a caso il primo ministro russo Dmitry Medvedev in un suo recente intervento a Lussemburgo ha risposto a queste accuse: “Le elezioni ancora non ci sono state e già sospettano di noi? <…> A dirla tutta, è una sorta di paranoia il fatto di sospettare qualcuno per aver fatto qualcosa che non è ancora successo. Si tengano almeno le elezioni e, in caso, che presentino le prove. In quel caso indagheremo”.

Chiaramente, questo nessuno l’ha preso in considerazione. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha invitato tutti a unirsi nella lotta contro le “forze antieuropee esterne che stanno tentando più o meno apertamente di influenzare le democratiche elezioni europee com’è stato con la Brexit”. Ricordiamo che nessuno ha mai dimostrato che qualcuno dall’esterno abbia influenzato il referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’UE se chiaramente non consideriamo gli innumerevoli tentativi dei funzionari di Bruxelles (Tusk incluso) di cambiare il corso delle elezioni influenzando i cittadini di una nazione sovrana.

Alcuni pensano che tutte queste dichiarazioni paranoiche (per riprendere il termine usato da Medvedev) abbiano altri obiettivi. In primo luogo, gli alti funzionari europei stanno tentando di aumentare l’affluenza alle urne comunitarie le quali non sono di grande interesse per i cittadini del vecchio continente. Infatti, mentre nel 1979 a partecipare alle elezioni è stato il 62%, negli ultimi due turni solo il 4%. E in alcuni Stati si raggiungono percentuali irrisorie: in Slovacchia 5 anni fa ha votato solo il 13% degli aventi diritto, in Repubblica Ceca il 18%, in Slovenia il 25%. Inoltre, gli euroscettici si sono dimostrati sensibilmente più attivi degli eurofili, in particolare in Francia e Gran Bretagna. Proprio per questo, l’establishment adesso ha estremo bisogno di diffondere fake news sulla presenza di un presunto “coinvolgimento esterno” un po’ per attirare l’attenzione degli elettori un po’ per mobilizzarli al voto.

In secondo luogo, simili dichiarazioni mainstream di politici, politologi e giornalisti si sta già tentando di giustificarle con un possibile fallimento ed è questo che auspicano gli euroscettici. Questi possono davvero aspirare a creare un forte gruppo nel prossimo Parlamento europeo. Se ciò accadrà, le élite avranno bisogno di un capro espiatorio poiché non possono incolpare se stesse del fallimento.

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