00:57 30 Ottobre 2020
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Già agli inizi del ‘700 si vociferava di queste misteriose isole in cui cacciatori e avventurieri avevano trovato montagne di avorio di mammut. Probabilmente questo il motivo per cui l’arcipelago venne esplorato e cartografato molto prima di tanti altri non meno difficili da raggiungere. Ma perchè proprio qui si estinsero gli ultimi mammut della Terra?

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La situazione ambientale e climatica non è molto differente dagli altri arcipelaghi polari già visti. Forse qui i venti sono meno potenti, ci sono meno precipitazioni e meno ghiacciai perenni, ma il terreno è comunque tutto permafrost, persino la tundra artica fatica ad attecchire e 9 mesi all’anno è tutto ricoperto da ghiaccio e neve. In estate buona parte del territorio si trasforma in pantani e paludi. Già dai tempi dell’Impero Russo vi erano insediamenti di cacciatori ed esploratori, nei tempi sovietici si sono aggiunte postazioni militari ma nessuno è mai vissuto stabilmente su queste isole per quanto se ne sappia. Le condizioni non sono adatte all’uomo. Però cacciatori, pescatori e, sopratutto, ricercatori di zanne di mammut, vengono spesso dal continente a fare facili incette durante la stagione estiva. Queste isole dal territorio esteso quasi quanto l’intera Svizzera, sono state l’ultimo rifugio dei mammut sul nostro pianeta.

Jakutsk - uno dei monumenti al mammut
© Sputnik . Bolot Bockariov
Jakutsk - uno dei monumenti al mammut

IL MISTERO dell’ESTINZIONE dei MAMMUT
I mammut erano varie specie di proboscidati diffusi in buona parte delle terre emerse dal Pliocene in poi (5mln anni fa). Resti di mammut sono stati rinvenuti in quasi tutta Europa, in Africa, Asia e Nordamerica. In seguito all’ultima glaciazione le specie più simili agli odierni elefanti si estinsero o meglio forse, adattarono, al nuovo clima trasformandosi nei più famosi mammut lanosi. Il caldo vello difendeva dalle basse temperature e le zanne enormi e in quel particolare modo ricurve permettevano di scavare la neve per arrivare a quel po’ di nutrimento concesso dal terreno. Mano a mano tuttavia anche lo spazio di diffusione di questa specie andò a ridursi ma è proprio qui il mistero – i mammut invece che cercare la salvezza a sud andarono sempre più a nord. La maggior parte dei resti dei mammut lanosi è stata rinvenuta proprio in Siberia nord orientale (è di fatto il simbolo della Jacuzia) e, in particolare, in queste isole estreme (NuovaSiberia e Wrangel) si ha la concentrazione non solo più alta ma anche gli esemplari più recenti. E’ qui che circa 3500 anni vennero a morire gli ultimi mammut del pianeta. Ma perchè la loro corsa fu al contrario? Una delle teorie più verosimili, e inquietante, è che in realtà fuggissero prima di tutto dall’uomo. Quando l’uomo imparò a cacciare in gruppo i mammut si ritrovarono ad avere a che fare con l’unico predatore capace di impensierirli. Difesi dall’enorme mole, nessun altro animale era mai stato in grado di minacciarli. Solo l’uomo, agendo in gruppo e usando l’ingegno, arma mai vista prima al mondo, era capace di cacciarli con facilità. Forse quindi andarono a rifugiarsi dove il loro unico predatore non sarebbe mai stato in grado di seguirli e quando le condizioni climatiche peggiorarono persino per loro, trovarono la morte.

Equipe giapponese studia piccolo esemplare
© Sputnik . RIA novosti
Equipe giapponese studia piccolo esemplare

'PLIOCEN PARK'
Non sappiamo se sia andata proprio così, in fondo su queste isole sono stati ritrovati resti non solo di mammut ma anche di rinoceronti e cavalli, segno che un tempo le condizioni climatiche qui erano ben differenti per tutti, certo però che se anche in Sardegna il mammut nano scomparve circa 20mila anni fa, cioè guardacaso proprio in concomitanza con la comparsa sull’isola dei primi Homo Sapiens, qualcosa vorrà pur dire. Fore è proprio un inconscio ‘senso di colpa’ a spingere gli scienziati russi e giapponesi a lavorare insieme dal 1999 al visionario progetto di riportare in vita il mammut lanoso con la tecnica della clonazione a partire da dei piccoli esemplari trovati ottimamente conservati nel permafrost della Jacuzia del nord. O magari l’idea è piuttosto quella di realizzare uno speciale zoo alla ‘Jurassic Park’ riportando in vita la specie a partire da poche cellule perfettamente conservate proprio come nel film. L’operazione in realtà è molto complessa anche se non impossibile – quello che serve è trovare un esemplare rimasto conservato nel permafrost talmente bene negli ultimi 3500 anni da poterci fornire il materiale genetico intatto necessario. Dove meglio cercare se non in queste isole estreme?

Opera in avorio di mammut di artista jacuto
© Sputnik . Y.Levyant
Opera in avorio di mammut di artista jacuto

La SCOPERTA delle ISOLE e la STORIA del FURBO MERCANTE
Esistono prove e testimonianze che già nel ‘600 audaci esploratori e navigatori russi fossero riusciti a raggiungere le isole, certe volte senza vera e propria consapevolezza della scoperta, altre, senza la sufficiente fortuna di vivere abbastanza da poterlo andare a raccontare alle autorità imperiali. Agli inizi del ‘700 comunque già si vociferava di misteriose isole all’estremo nord-est dell’Impero Russo in cui vi erano montagne di avorio e resti di misteriosi animali esotici che a quelle latitudini non si sarebbero dovuti mai trovare. Probabilmente fu proprio questo che accellerò la scoperta dei queste isole che finirono per essere correttamente cartografate con un secolo netto di anticipo rispetto ad arcipelaghi altrettanto sperduti come quello della Terra del Nord che abbiamo già visto. Nella prima metà del XVIII secolo furono diverse le esplorazioni compiute, pur se parziali, su queste isole ma, per qualche strano motivo, quasi tutto il merito della scoperta riuscì a prenderlo per sé nel 1770 il mercante ed esploratore Ivan Lyakhov. Costui, che forse sapeva già cosa cercare, raggiunse le due isole più a sud dell’arcipelago per poi andare subito a Corte a riferirne con dovizie di particolari l’Imperatrice. Caterina II concesse tutte le richieste allo scaltro mercante in cambio della ‘scoperta’ portata in dono - monopolio sul traffico delle ossa di mammut, monopolio della caccia alla volpe artica nella regione e proprio nome alle isole scoperte che, infatti ancora oggi, si chiamano Piccola e Grande Lyakhovsky (in russo Lyakhovsky = ‘di Lyakhov’).

Cargo AN-12 sulla remota isola Zhokhova
© Sputnik . Roman Densov
Cargo AN-12 sulla remota isola Zhokhova

BASE MILITARE e INFRASTRUTTURE
Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, nonostante la rilevanza strategica di controllo sul quadrante nord-est che ha l’arcipelago, tutte le basi militari vennero abbandonate e anche le stazioni meteo vennero lasciate a sé stesse. Dal 2013 è invece ora attivo un programma di recupero molto importante che ha già dato buoni risultati. Oggi sull’isola principale, Kotelny, è funzionante un aeroporto militare che permette l’atterraggio di aeromobili di grande stazza, la base militare è riattivata e si sta lavorando ad un porto per la marina. Persino su isole sperdute e minori come la Zhokhova sono funzionanti stazioni meteorologiche. Infrastrutture e presenza umana non sono a livello di Novaya Zemlya o Terra di Francesco-Giuseppe ma sicuramente la posizione, almeno dal punto di vista strategico, è ripresa. Piccoli insediamenti permanenti quindi esistono ma nessuno vive su queste isole. Non ci sono le condizioni per l’uomo. Chi viene qui è solo per servizio, esercitazioni, scienza o esplorazione.

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Link per approfondimenti
Introduzione del documentario di Awesome Science Media sull’estinzione dei mammut della Nuova Siberia– 2min (lingua inglese)
Documentario del canale TV RUSSIA24 – 50min (lingua russa)
Spedizione dell’Accademia delle Scienze – 5min (muto – foto e riprese)
Servizio giornalistico di ZvezdaTV sulla base militare – 5min (lingua russa)
Documentario sulla caccia di frodo e contrabbando delle zanne di mammut del canale TV RUSSIA24 – 50min (lingua russa)

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