15:58 24 Marzo 2019
Le  articolazioni artificiali

Metodo innovativo per la cura delle fratture complesse

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Secondo una ricerca condotta da scienziati russi, ci si fratturano sempre più spesso le tibie e le ossa delle braccia.

Le fratture complesse (cioè quelle che implicano la frattura contemporanea di più ossa) rappresentano circa l’1%. A soffrirne maggiormente sono la colonna vertebrale, l’osso sacro, il cranio, il bacino e l’anca. Fino a poco tempo fa la prognosi migliore per questi pazienti era la possibilità di tornare a camminare con l’ausilio di un bastone. Ma grazie allo sviluppo della medicina e della stampa 3D chi fino a ieri non poteva più muoversi oggi conduce uno stile di vita attivo. Tutto sta nel fatto che le articolazioni artificiali vengono prodotte appositamente per ogni cliente e questo permette di evitare complicazioni dopo il trapianto.

Nessuna svista

Nell’ampio corridoio del Policlinico universitario I. M. Sechenov di Mosca il chirurgo ortopedico Yaroslav Rukin sta discutendo con il trentacinquenne Sergey Porvatikin della sua guarigione. Sergey qualche anno fa ha avuto gravi lesioni a entrambe le gambe e da un po’ si muove a fatica perché le articolazioni del suo bacino si erano deformate. Oggi l’uomo si muove con l’aiuto di un bastone.

“Il dottor Rukin mi ha promesso che a breve mi impianteranno una seconda endoprotesi e allora potrò camminare senza bastone. Il dottore mi ha anche chiesto: “Perché è venuto alla visita con il bastone?” Ma ho paura di caricare l’altra gamba che ancora non è stata operata”, ci confida Sergey mentre ripone con cura nella sua cartella tutti i suoi documenti.

Sergey e altri 33 pazienti sono stati parte del programma di sperimentazione clinica per il posizionamento di endoprotesi primarie con l’impiego di componenti acetabolari individuali. In parole povere, a questi pazienti sono state impiantate protesi artificiali in una particolare lega di titanio. La caratteristica principale di questi impianti è la loro unicità. Ognuno di essi è stato progettato per il singolo paziente e poi realizzato con una stampante 3D.

“Grazie a questo approccio in 2 anni non abbiamo avuto nessun caso di protesi non adatte al paziente o che abbiano causato complicazioni. Al momento di fatto siamo riusciti a garantire una precisione del 100% dei componenti stampati. Non vi è mai stata la necessità di ricorrere ad altre metodologie. Siamo sempre riusciti ad impiantarle correttamente. Inoltre, non abbiamo ancora avuto la necessità di eliminare questi componenti”, spiega Yaroslav Rukin, primario del reparto di ortopedia e docente presso il dipartimento di traumatologia e ortopedia del Policlinico universitario I. M. Sechenov.

Ad ogni paziente il proprio impianto

In una scura stanza al primo piano della clinica stanno effettuando una tomografia computerizzata a Vitaly Ivanov che si sta preparando all’impianto di un’endoprotesi. Il signor Ivanov ha problemi alle articolazioni del ginocchio. Il paziente all’inizio rimane fermo sul lettino, poi gli viene chiesto di muovere la gamba per alcuni secondi.

Le immagini ottenute corredate da una approfondita descrizione vengono inviate agli ingegneri della società ITK Endoprint. Questi a loro volta, dopo aver studiato accuratamente la tomografia e aver discusso con il medico curante, progettano un modello del futuro impianto.

“Dopo che ci viene consegnata la tomografia, la segmentiamo, ovvero la ripuliamo da eventuali informazioni in eccesso. Questo ci serve per ottenere un modello virtuale organico della condizione delle ossa del paziente nel punto in cui andrà posizionata la protesi artificiale. Dopodiché discutiamo nel dettaglio con il medico il singolo caso, determiniamo come avverrà il montaggio dell’impianto, quali saranno le misure dello stesso e altri dettagli. Poi sul computer progettiamo l’impianto tenendo conto le particolarità anatomiche del paziente. Ogni articolazione viene creata individualmente per il singolo paziente in base alla sua tomografia. Una volta ottenuto il via libera dal chirurgo, realizziamo l’impianto con la stampante 3D”, spiega Evgeniya Efimova, ingegnere capo di ITK Endoprint.

La dottoressa Efimova ci mostra un foro nella stampante 3D nel quale bisogna inserire una finissima polvere di titanio. Grazie alle alte temperature che si raggiungono all’interno del dispositivo la polvere comincia a fondersi e il risultato ottenuto dagli specialisti è una protesi artificiale in lega di titanio.

“È molto importante che la stampante sia sempre pulita e che al suo interno si utilizzi un solo materiale. Questo serve per evitare contaminazioni di altri materiali. Da questo dipende il successo o meno della protesi. Inoltre, la camera della stampante è continuamente avvolta dall’argon, un gas inerte, necessario per impedire che la polvere di titanio entri a contatto con l’ossigeno”, precisa l’ingegnera.

Nuove tecnologie incluse nelle vecchie polizze assicurative

“L’intero processo (dalla tomografia all’operazione) si svolge in una sola settimana. Infatti, quando si ha a che fare con queste endoprotesi, non si può perdere tempo perché dal momento in cui si effettua la tomografia a quello dell’impianto non deve passare più di un mese. Infatti, in quel periodo la situazione potrebbe cambiare e il componente realizzato potrebbe non essere più adatto”, sottolinea Yaroslav Rukin.

Il sessantasettenne Viktor Lobochkin, operato 6 mesi fa, conferma le parole del medico. “È stato fatto tutto molto velocemente, nel giro di un paio di settimane. Io per 28 anni dopo l’incidente non sono riuscito a camminare e adesso riesco a farlo anche senza bastone. Il mio caso era molto complicato. Mi sono rivolto anche a cliniche all’estero, dove mi hanno detto che non c’era niente da fare. I nostri medici, invece, hanno accettato il mio caso e mi hanno promesso che questa protesi mi durerà finché vivrò”, afferma sorridendo il paziente.

I medici russi sono tra i primi al mondo ad impiegare questa tecnologia, conducono operazioni simili sin dal 2016. Si ritiene che le endoprotesi stampate abbiano una vita non inferiore ai 30 anni anche se tutto dipende dallo stile di vita dei pazienti.

Secondo Yaroslav Rukin questa è una delle tecnologie più promettenti perché è molto probabile che nei prossimi anni sarà accessibile a tutti i russi se inclusa nella polizza “Assicurazione medica obbligatoria”.

“Nell’ambito del nostro programma abbiamo operato tutti i pazienti gratis, ma oggi il costo di questi impianti può raggiungere anche centinaia di migliaia di rubli se effettuati da cliniche private. Per questo, il nostro obiettivo principale è creare standard adeguati grazie ai quali il governo potrà curare gratis questi pazienti”, osserva il medico.

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Ricerca, scienza, Medicina
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