00:17 09 Dicembre 2019
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Dretsun: il Tribunale speciale per il Kosovo potrebbe accusare i leader kosovari

© AFP 2019 / ARMEND NIMANI
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Stando ai dati in possesso della Commissione per le persone scomparse presso il governo serbo, al momento si ignora la sorte di 1658 della circa 5800 persone scomparse dal 1998 durante e in seguito il conflitto armato in Kosovo e Metochia. Fra gli scomparsi i serbi sono circa 540. Le autorità serbe sostengono che i rapimenti di persona in Kosovo sono cominciati nel 1998 e che le vittime sono state principalmente civili di nazionalità serba. Ai fini dell’indagine sono stati creati il Tribunale speciale internazionale e la Procura speciale per i crimini commessi in Kosovo tra il 1998 e il 1999 che hanno cominciato ad operare solamente a giugno del 2017.

 

Il momento che diede avvio alla loro attività fu la presentazione nel 2010 della relazione di Dick Marty, membro straordinario del Consiglio d’Europa. La relazione era dedicata ai crimini del gruppo terroristico Esercito di liberazione del Kosovo (UCK). Fra quelli più gravi vi erano il narcotraffico, il rapimento di persona, la tratta di organi. Il procuratore speciale Jack Smith a fine ottobre del 2018 si è recato in visita a Pristina, ma ad oggi non è stata avanzata alcuna accusa.

A parlare delle posizioni delle autorità serbe e delle prospettive del processo a Sputnik è stato Milovan Dretsun, presidente del Comitato per il Kosovo e la Metochia presso il parlamento serbo.

Di quali dati sulle persone scomparse dispone il Suo gruppo di lavoro impegnato nelle indagini sui crimini compiuti in Kosovo e Metochia in seno al parlamento serbo?

Giuseppe Conte
© Sputnik . Alexey Vitvitsky
Il nostro gruppo di lavoro ha creato una banca dati unica sui crimini dell’organizzazione terroristica UCK tra il 1998 e il 2000. I nostri enti governativi dopo l’arrivo a metà del 1999 delle forze internazionali in Kosovo sono stati molto limitati nell’attività di registrazione dei crimini e delle prove. Ma noi abbiamo creato una banca dati, abbiamo classificato i dati in base ai territori di pertinenza in cui era organizzato l’UCK, in base alla tipologia di reato (omicidi, torture, carcere forzato, stupri). Inoltre, abbiamo considerato anche il problema del traffico illegale di organi.

In passato abbiamo reso pubbliche alcune relazioni che abbiamo ricevuto dalle missioni internazionali. Si tratta di dati passati raccolti dalla missione UNMIK dell’ONU e dalle sue divisioni. Ad esempio, i dati del rapporto sull’ispezione del sito a sud della città di Burrel (Albania) del gruppo di indagine del Tribunale internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY). Nel rapporto è stato stabilito che nella cosiddetta “casa gialla” vi erano tracce di sangue. Sono state rinvenute anche altre prove (recipienti e strumenti medici) dell’esistenza del traffico di organi.

Disponiamo anche del rapporto sull’incontro tra il presidente della rappresentanza dell’ICTY a Pristina e a Skopje e il direttore della sezione giustizia della missione UNIMIK dell’ONU in Kosovo. Si tratta dell’incontro tra Eamon Smith e Patrick Lopez-Terez il 30 ottobre 2003 durante il quale si è discusso del traffico di organi e sono stati menzionati materiali, informazioni e attività dell’UNMIK.

In quell’occasione sono emerse informazioni top secret e i dati di alcuni testimoni albanesi che avrebbero raccontato nel dettaglio di aver partecipato al traffico di organi. Penso che siano materiali molto preziosi che provano la compartecipazione di molti. Fra cui anche delle autorità albanesi sul cui territorio è accaduto tutto questo, ma anche dei servizi speciali e della polizia albanesi. Coinvolti sono anche i membri del clan di Ramush (l’attuale primo ministro del Kosovo, NdR) e di Daut Kharadinaev (deputato del parlamento), il Gruppo di Drenica dell’UCK di Hashim Tachi (presidente della repubblica kosovara), l’attuale amministrazione albanese e i suoi servizi segreti.

Quanto all’Albania intendiamo in particolare Bakshim Gazideda, capo della sicurezza nel Paese, e i membri dell’intelligence terroristica dell’UCK guidati da Kadri Veseli (portavoce del parlamento kosovaro). C’era materiale a sufficienza perché il Tribunale de L’Aia a tempo debito facesse luce sul caso delle persone scomparse e, in particolare, di quelle rapite per il traffico di organi.

Il nostro gruppo ha fatto un grande lavoro, ma il governo serbo ha le mani legate. Noi non possiamo condurre indagini in territorio albanese o nella regione del Kosovo e della Metochia in modo da ottenere nuovi dati.

Ha trasmesso i dati raccolti a enti internazionali come il Tribunale speciale per i crimini commessi in Kosovo? Che fine faranno questi materiali?

Ci siamo messi in contatto con la Procura speciale che può avanzare accuse contro i membri dell’UCK in relazione ai crimini commessi in Kosovo e Metochia. Abbiamo avviato la collaborazione con loro con l’intenzione di contribuire a portare a galla la verità e di far processare i colpevoli.

Il problema è che la Procura speciale e il Tribunale stesso si basano su leggi approvate a Pristina da un governo illegale che la Serbia non riconosce. Per questo, la collaborazione inizialmente sta avvenendo in campo neutrale. Dobbiamo trovare un modello giuridico per collaborare con la Procura speciale. Questo molto probabilmente avverrà tramite i meccanismi dell’UE.

Il nostro interesse primario è avere a disposizione più dati possibile in modo che la Procura non possa rifiutarsi di avanzare le accuse contro i membri dell’UCK. Abbiamo presentato loro la nostra banca dati, fornito loro i documenti portati via dal quartier generale dell’UCK tra il 1998 e il 1999. Sulla base di queste informazioni è possibile ricostruire la struttura organizzativa dell’UCK e stabilire chi occupasse un determinato posto nella scala gerarchica. Questo è di fondamentale importanza per determinare il grado di responsabilità: infatti, le accuse devono essere avanzate dalla Procura sia contro gli esecutori indiretti dei crimini sia contro gli ideatori degli stessi in modo tale che anche gli ex dirigenti dell’UCK (Hashim Tachi, Agim Çeku, i comandanti) possano essere accusati. In tal modo Haradinaj non può essere sicuro di non essere fra gli imputati anche se in passato è stato assolto dall’ICTY.

Abbiamo sottolineato la gravità e la portata dei crimini commessi. La Procura ha molto apprezzato i materiali da noi trasmessi. Chiaramente le prove di cui disponiamo non le abbiamo trasmesse. Lo potremo fare quando stabiliremo il quadro giuridico entro cui collaborare. Al momento in base ai loro interessi siamo in grado di capire quali casi prenderanno in esame, ma non vi posso rivelare troppo.

È possibile prevedere le tempistiche con cui verranno avanzate le prime accuse?

Le commissioni speciali sono state formate, la Procura speciale è al lavoro già da anni. Sono stati nominati gli avvocati della difesa e quelli dell’accusa. A differenza dell’ICTY gli interessi dei querelanti saranno rappresentati non dalla procura, ma dagli avvocati. Vi sono le condizioni formali per procedere, l’UE ha fornito i fondi necessari, il tribunale si trova al di fuori del Kosovo. Dunque, tutto è pronto e non ci resta che attendere che vengano mosse le accuse.

Quello che vi posso dire in base ai miei contatti presso la Procura speciale è che al momento siamo in una fase di svolta in cui si deciderà se muovere le accuse o meno. Questo dipende innanzitutto dalla qualità e dalla quantità delle prove raccolte riguardo ai crimini commessi. Penso che al momento possiamo aspettarci che la Procura agisca muovendo le accuse. Ad ogni modo, ci stiamo avvicinando alla fase conclusiva di questo processo.

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organi, Albania, guerra in kosovo, Kosovo
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