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07:12 26 Agosto 2019
Un negozio in Polonia

I polacchi contro i negozi chiusi la domenica

CC BY-SA 4.0 / Biuro prasowe Żabka Polska / Sklep sieci Żabka we Wrocławiu
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I polacchi non vogliono che il loro diritto di fare acquisti di domenica venga limitato. Questo è quello che è emerso dai risultati del sondaggio condotto dalla società ARC Rynek i Opinia. Anche gli utenti di Internet dicono la loro: i loro commenti critici forniscono uno sguardo nuovo alla situazione.

Il 36% degli interpellati ritiene che ogni domenica i negozi debbano essere aperti, il 20% propende per 2 domeniche lavorative al mese, il 19% sostiene i negozi chiusi ogni domenica. Il 16% si è detto indifferente al problema, il 9% non perderebbe niente se i negozi fossero aperti una domenica al mese.

I risultati del sondaggio dimostrano che i maggiori detrattori del divieto sono uomini (40%), con più di 45 anni (40%) che vivono in grandi città (47%) e agglomerazioni urbane tra i 200.000 e i 499.000 abitanti (41%). A loro volta, coloro che sostengono i negozi chiusi la domenica sono più che altro cittadini di piccole città, tra i 50.000 e i 199.000 abitanti (26%).

"L'operazione si è conclusa con successo, il paziente è deceduto"

Le aride cifre del sondaggio vengono accompagnate dai commenti critici degli utenti di Internet che di solito vedono i problemi da un'altra angolazione.

"Ma cosa non capisci? Se avessi un'attività e volessi stabilire un orario di lavoro, non preferiresti che lo facesse per te il PiS [Diritto e Giustizia, il partito di governo in Polonia che ha presentato il progetto di legge in questione, NdR]?", "Per chi lavora il governo? Per le multinazionali occidentali? Qualcuno del PiS ha comprato azioni in Occidente? Perché si interessano tanto a questo?", si chiedono gli utenti di forum.echodnia.eu.

"Non è possibile permettere che degli stagisti operino a cuore aperto", "L'operazione si è conclusa con successo. Il paziente è deceduto", "Non è possibile permettere che degli esperti vadano al potere <…>", "Il socialismo affronta eroicamente i problemi che esso stesso ha creato", si legge sul portale wykop.pl.

"<…> Nessun politico mi dirà di fare acquisti quando è più comodo per lui e non per me. Socialismo e pregiudizi in un'unica persona. Chi non vuole lavorare di domenica, non lavori!", "La domenica è un giorno come un altro in cui ciascuno può fare ciò che vuole. Se qualcuno vuole tenere aperto il negozio, che lo faccia! Se qualcun altro preferisce giocare alla roulette, che ci giochi! I totalitaristi bolscevichi del PiS vietano l'una e l'altra cosa perché sanno bene in che giorni si può fare e non fare cosa", commentano gli utenti del portale Najwyższy Czas!

Tuttavia, anche discutendo di questo tema serio, i polacchi non perdono il loro senso dello humour: "Peccato che non ci sia Magda Ogórek [Magdalena Ogórek, politica polacca di centro sinistra, candidata alla presidenza della Polonia alle elezioni del 2015, una delle donne più attraenti della politica mondiale, NdR]. Non sarà molto intelligente, ma almeno è così carina che ci sarebbe stato qualcosa da guardare", "Magda adesso è addetta all'inventario da Dom Farfora J" (stessa fonte).

L'esperienza dell'Ungheria non ha insegnato niente a nessuno?

L'iniziativa presentata dal PiS di suddividere le domeniche in lavorative e non lavorative ha preso vita già lo scorso anno quando era possibile tenere i negozi aperti solamente due domeniche al mese. Anche il 2019 è interessato da questi divieti: i negozi ora possono rimanere aperti solamente l'ultima domenica del mese. "Radicale" in tal senso per la Polonia sarà il 2020 quando non si potrà tenere aperto nessuna domenica del mese: in verità i negozi continueranno a rimanere aperti nei finesettimana prima delle feste: a gennaio, aprile, giugno, agosto e dicembre (7 domeniche su 52).

I deputati del PiS sono soddisfatti dei risultati di questo divieto. Ad esempio Janusz Śniadek sostiene che il partito di governo non intenda abbandonare la via già perseguita e sottolinea che mai di domenica chiuderanno tutti i negozi (i piccoli negozi possono tenere aperto se dietro al bancone vi è il proprietario del negozio o un membro della sua famiglia). Tuttavia, sempre più spesso i detrattori del divieto fanno l'esempio dell'Ungheria in cui simili divieti stabiliti nel 2015 hanno scatenato grandi manifestazioni e sono durati solo 13 mesi. In particolare, il divieto ungherese non interessava negozi con una superficie inferiore ai 200 m2 a condizione che dietro al bancone vi fosse il proprietario del negozio o un membro della sua famiglia. Il divieto non modificava l'orario di lavoro di farmacie, ristoranti, punti vendita in stazioni di servizio, aeroporti e stazioni ferroviarie.

Grandi perdite per le piccole attività

Mentre l'Ungheria perseguiva prevalentemente l'obiettivo di ridurre la competitività delle grandi catene internazionali sul proprio territorio e di sostenere gli imprenditori locali, la Polonia, sebbene puntasse sull'aspetto sociale della questione, ha in realtà danneggiato la piccola imprenditoria. Stando ai dati dell'Unione degli imprenditori polacchi, in seguito all'entrata in vigore della nuova legge il mercato ha perso 15.000 piccoli punti vendita. Si prevede che altri 6.000 negozi di questa taglia avvieranno la procedura di bancarotta. "Il caso è molto simile a quello ungherese: lì alcune migliaia di negozi sono falliti e alcune migliaia di persone hanno perso il loro posto di lavoro", così commenta la situazione Renata Juszkiewicz, presidentessa dell'Organizzazione polacca per il commercio e la distribuzione. "Dal nostro punto di vista osserviamo un calo del volume di vendite, vediamo i clienti scontenti perché devono limitarsi a fare acquisti il sabato".

Guerra commerciale come effetto collaterale

Interessante è che la legge su questo divieto abbia portato anche a conseguenze inaspettate. Nonostante mirasse a "liberare" i polacchi dalla necessità di fare le code al centro commerciale di domenica per passare più tempo con parenti e amici, la legge ha in realtà privato alcuni proprio di questo. Andando a fare compere con i figli, le persone nei centri commerciali frequentavano cinema, sale giochi per bambini, fast food. Questo in particolare avveniva per chi abitava in piccole città in cui un grande centro commerciale è talvolta l'unico luogo in cui si può avere accesso a divertimenti di vario tipo.

Non meno interessante si è rivelata la situazione delle grandi catene commerciali. In una lotta per la difesa dei propri clienti grandi catene presenti in Polonia come Kaufland, Lidl, Biedronka, Auchan e Tesco hanno avviato delle guerre commerciali le cui "armi" sono diventate le numerose promozioni e i vari sconti che coincidono proprio con la domenica.

Euro
© Foto : Pixabay
È possibile sfruttare queste vantaggiose offerte già a partire dal venerdì (talvolta anche dal giovedì). Come spiega Andrzej Faliński, esperto di commercio al dettaglio, in questo caso non si tratta della solita guerra dei prezzi in cui le catene cercano di espellere i concorrenti dal mercato. L'obiettivo principale è mantenere il profitto ai livelli precedenti (e, se possibile, incrementarlo). Da un lato, le promozioni servono per risparmiare, dall'altro questo marketing aggressivo costringe a comprare cose inutili, merci con una scadenza limitata, il che favorisce le catene e non i clienti. "Quei punti vendita che possono permettersi di fare promozioni e sconti guadagnano", spiega Andrzej Faliński. "A trovarsi nella situazione peggiore sono i piccoli negozi che non possono abbassare i prezzi. I clienti preferiranno fare acquisti nei giorni in cui sono valide le promozioni".

In futuro i polacchi continueranno a osservare questi e altri effetti collaterali, ma per adesso le autorità ancora non intendono togliere il divieto ai negozi aperti di domenica. 

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Tags:
divieto, commercio, Economia, Polonia, Ungheria
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