18:58 14 Dicembre 2019
Partecipande alla spedizione alla stazione meteo abbandonata nell'isola nordParco 'Russkaya Arktika'Dipendente del Parco 'Russkaya Arktika' impegnato in ricerche scientifiche

SPUTNIKPEDIA: Novaya Zemlya – l’arcipelago della ‘Nuova Terra’

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Fino agli anni ’90 la presenza dell’insediamento principale, Belushya Guba, era segreto militare. Nome in codice ‘Arcangelo 55’. L’intero arcipelago era un enorme poligono per gli esperimenti nucleari. Oggi c’è ancora una importante base militare ma dal 2009 c’è anche il Parco Nazionale ‘Russkaya Arktika’ – il ‘paradiso’ dei trichechi.

La Novaya Zemlya, nella traslitterazione internazionale, (in quella italiana sarebbe più corretto scrivere Novaja Zemlja) contrariamente a quanto diffusamente ritenuto, non è un'isola bensì un arcipelago. E' composta infatti da due grandi isole principali, separate da un tratto di mare sottile e poco profondo che mette in comunicazione il Mare di Barents con quello di Kara ma che per la maggior parte dell'anno è ghiacciato. Anche gli spazi tra le isole minori e le maggiori sono spesso ghiacciati per cui, anche dalle viste satellitari, appare un tutt'uno. La popolazione è composta da poco più di 2400 persone, quasi tutti militari, tecnici, operai, personale e famiglie comunque legati alle attività delle basi o delle stazioni scientifiche e da due soli insediamenti sull'isola sud — Belushya Guba, che è anche il centro amministrativo, e il vicino Rogaciovo. L'isola nord è completamente disabitata, a parte vecchie stazioni meteorologiche e postazioni militari che però non contano presenze umane fisse. Si sta piuttosto cercando di recuperarle per finalità turistiche ed ambientalistiche.

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I VENTI ARTICI
Sebbene l'arcipelago sorga completamente oltre il Circolo Polare Artico (la punta più a sud è già 400 km oltre) le temperature minime invernali non sono (relativamente) glaciali. Le minime di solito non vanno oltre i —40°C il ché, se paragonato con le latitudini inferiori ma in terre più continentali come per esempio quelle delle Yacuzia (anche —70° C), non sono temperature eccezionalmente basse. Questo grazie al mare che ha funzione mitigante e all'influenza della Corrente del Golfo, che, incredibile a dirsi, ma riesce a farsi sentire fin qui. Infatti la costa della Novaya Zemlya sul lato del Mare di Barents è di qualche grado meno fredda della costa sul Mare di Kara. Le differenze di temperature, sopratutto con la terra, provoca però terribili venti che soffiano tutto l'anno e che in inverno diventano insopportabili per la condizione umana.

Il MISTERO DEI LABIRINTI DI PIETRA ANCHE QUI
Nell'isola sud sono stati rinvenuti due labirinti di pietra simili a quelli già visti alle Solovky. Il mistero si infittisce perchè i popoli artici della Russia non utilizzano pratiche divinatorie di questo tipo e non si capisce come possano aver fatto i celti ad arrivare fin qui.

Sir Hugh Willoughby
Ritratto d’epoca
Sir Hugh Willoughby
La spedizione di Sir HUGH WILLOUGHBY
Sir Hugh Willoughby, uno dei fondatori della ‘Compagnia dei mercanti e avventurieri' partì da Londra il 10 maggio del 1553 a capo di una spedizione di 3 navi alla volta della ricerca di un passaggio a nord-est per la Cina. Fu lui il primo occidentale a raggiungere la Novaya Zemlya ma non riuscì ad andare oltre e, sulla via del ritorno, all'altezza della odierna Murmansk, rimase intrappolato tra i ghiacci e morì assiderato con tutto l'equipaggio della sua nave. Delle tre navi una sola tornò a Londra.

La spedizione di WILLEM BARENTS
Non andò meglio all'olandese Willem Barents anche se grazie ai sui tentativi si deve il nome del mare appunto di Barents. Nel suo primo tentativo, anch'esso di individuare un passaggio a nord-est per giungere in Oriente, riuscì a raggiungere la punta nord della Novaya Zemlya ma non ad andare oltre perchè nel mese di luglio del 1594, la banchisa polare bloccava già la strada sul 77° parallelo. In questa occasione ebbe modo tuttavia di annotare una importante osservazione — sull'isola sud incontrò un villaggio russo i cui abitanti però erano tutti morti per scorbuto, la terribile malattia dovuta alla mancanza di vitamine. Al suo terzo tentativo (1596) Barents riuscì a doppiare il capo a nord della Novaya Zemlya (16 agosto) ma proprio quella fu la sua condanna perchè quando poco dopo si ritrovò circondato dai ghiacci e non riuscì più a rientrare. Rimase intrappolato e passò l'intero inverno con l'equipaggio tra i ghiacci dell'Artico. L'estate successiva provarono a tornare con dei battelli di fortuna (navi e vele le avevano consumate per costruirsi ripari e vestirsi). Doppiarono nuovamente il capo nord della Novaya Zemlya ma Barents stremato si fermò lì. Moriva il 20 giugno del 1597, non si sa se seppellito in mare, terra o tra i ghiacci. Alcuni membri della spedizione riuscirono a tornare, aiutati da dei soccorritori russi all'altezza della penisola di Kola.

'La morte di Willem Barents' olio su tela di C.J.L.Protman
© Foto : Christiaan Julius Lodewyck Portman [Public domain]
'La morte di Willem Barents' olio su tela di C.J.L.Protman

I NENCI
Prima di diventare poligono militare queste terre erano abitate da piccoli gruppi di nenci (‘ненцы' in russo, conosciuti in letteratura anche come nenzi o nenec). I nenci, piccolo popolo appartenente alla famiglia dei samoiedi, un gruppo autoctono imparentato con gli ugro-finnici abitanti solo regioni artiche, frequentavano l'arcipelago da tempi antichi ma solo per caccia e pesca, non vivevano sulle isole stabilmente. Il primo nenci a stanziarsi pare sia stato un certo Bylka di nome Foma che riuscì a costruire un'abitazione con materiale di risulta portato dalle correnti nel 1867. Portò qui prima la moglie con i quattro figli, poi dal 1877, iniziò ad essere seguito da altre famiglie. Vi erano circa 12 villaggi abitati da questo popolo quando negli anni '50 venne deciso il piano di sperimentazione nucleare. Tutti vennero trasferiti. A tutt'oggi esistono circa 40mila nenci in Russia, per la maggior parte vivono nel circondario autonomo Jamalo-Nenec, sono rimasti seminomadi, sono dediti all'allevamento delle renne, di religione sciamanica e molti vivono ancora in tende coniche.

Copia della bomba H (Zar Bomba)
© Sputnik . RIA Novosti
Copia della bomba H (Zar Bomba)
LA BOMBA ZAR
Il poligono atomico venne aperto nel 1954. In tutta la sua storia sono stati eseguite 132 sperimentazioni nucleari (aeree, terrestri, sotterranee e marine). Nel 1961 venne eseguita la detonazione nucleare più potente nella Storia — la Bomba Zar (conosciuta anche come la ‘Kuzma's mother' a cui faceva forse riferimento Krusciov). Una bomba H progettata da Sacharov del peso di 27 tonnellate e lunga 8 metri. Sganciata da un Tupolev sull'isola nord, sprigionò una potenza di 58 megatoni, oltre 3mila volte l'energia della bomba su Hiroshima. Il fallout radioattivo venne ridotto con un accorgimento tecnico — il terzo stadio della bomba, invece che contenere uranio, conteneva piombo. La maggior parte dell'energia sviluppata venne prodotta dallo stadio ad idrogeno con un rendimento incredibilmente alto rispetto alle ricadute radioattive. Il fatto che la bomba fosse volutamente ‘limitata' rende bene l'idea delle reali capacità distruttive delle armi atomiche.

‘RUSSKAYA ARKTIKA' — il grande Parco Nazionale
Nel 2009 è stato istituito il Parco Nazionale ‘Russkaya Arktika' che comprende buona parte dell'isola nord e, dal 2015, è stato esteso all'intero arcipelago della Terra di Francesco-Giuseppe. Questo è uno dei paradisi per foche, trichechi, leoni marini, volpi delle nevi, lemming, renne, gabbiani, pulcinella di mare e, ovviamente, orsi bianchi. Da diversi anni è iniziato un lento lavoro di ripulizia delle vecchie stazioni meteo e militari lasciate abbandonate. Nel mese di agosto vengono condotte spedizioni che sono una via di messo tra turismo ed esplorazione. C'è una crescente domanda per questo tipo di esperienze anche se i costi, attualmente, non sono molto accessibili. I visitatori devono affrontare un lungo viaggio in mare (l'unico aeroporto è nell'isola sud) e i costi organizzativi sono notevoli nonchè i rischi, dato che l'isola nord, dove avvengono le spedizioni, è priva di servizi, assistenza e popolata dagli orsi che, nei confronti degli umani, nutrono una curiosità non disinteressata e difficile da contenere.

  • Stazione meteo abbandonata sull'isola nord
    Stazione meteo abbandonata sull'isola nord
    © Sputnik . Ramil Sitdikov
  • Colonia di trichechi sull'isola nord
    Colonia di trichechi sull'isola nord
    © Sputnik . Ramil Sitdikov
  • Dipendente del parco nazionale 'Russkaya Arktika'
    Dipendente del parco nazionale 'Russkaya Arktika'
    © Sputnik . Ramil Sitdikov
  • Capo Djelaniya, isola nord
    Capo Djelaniya, isola nord
    © Sputnik . Ramil Sitdikov
  • Stazione meteo abbandonata nel parco 'Russkaya Arktika'
    Stazione meteo abbandonata nel parco 'Russkaya Arktika'
    © Sputnik . Ramil Sitdikov
  • Novaya Zemlya, isola nord - il paradiso dei trichechi
    Novaya Zemlya, isola nord - il paradiso dei trichechi
    © Sputnik . Ramil Sitdikov
  • Partecipanti ad una spedizione sull'isola nord (stazione meteo abbandonata, 'baia russa')
    Partecipanti ad una spedizione sull'isola nord (stazione meteo abbandonata, 'baia russa')
    © Sputnik . Ramil Sitdikov
  • Novaya Zemlya, mappa amministrativa
    Novaya Zemlya, mappa amministrativa
    © Sputnik . Grafica - A.Trovato
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© Sputnik . Ramil Sitdikov
Stazione meteo abbandonata sull'isola nord

LINK per approfondimenti
Invasione degli orsi bianchi nell'isola sud — YouTube — reportage TV Moskva24
Vento della Novaya Zemlya — YouTube — ripresa amatoriale alla base militare
Stazione meteo ‘Malye Karmakuly', isola sud — YouTube — riprese artistiche
Pulizie nelle stazioni abbandonate (isola nord) — YouTube — servizio TV Rossija1

Articoli di Sputnik italia:
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Tags:
ecologia, Armi nucleari, Novaya Zemlya, Russia
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