17:38 25 Febbraio 2021
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Perdere una bandiera di guerra è molto sconfortante, i soldati che non riescono a difenderla vengono sottoposti a un processo e solitamente il loro reparto viene congedato. I soldati e gli ufficiali dell'esercito russo hanno più volte rischiato la loro vita per salvare la bandiera. Sputnik vi racconta alcune di queste storie.

Sacrificare se stessi

Nella guerra russo-giapponese del 1904-1905 l'Esercito imperiale russo non ha perso nemmeno una bandiera di guerra. Come trofeo di guerra ai giapponesi furono lasciate due aste, mentre tutte le bandiere furono conservate.

Gli ufficiali e i soldati, che riuscirono a salvare le proprie bandiere, non dimostrarono solo il loro eroismo, ma anche un'eccezionale prontezza d'ingegno. Nella notte del 20 dicembre 1904 prima della capitolazione della guarnigione dell'assediata Port Arthur il luogotenente Aleksey Kosinsky radunò gli stendardi di 9 reggimenti e dell'equipaggio della marina di Guandong, che avevano difeso la fortificazione, nonché i corni d'argento delle navi cannoniere Gilyak e Bobr e le fece caricare sul cacciatorpediniere Statny. Col favore della notte i soldati riuscirono a passare inosservati accanto alle navi della flotta giapponese e ad arrivare al porto cinese di Yantai dove le bandiere furono consegnate al console russo. In seguito, furono restituite ai reggimenti.

Sono noti alcuni episodi della sanguinosa Battaglia di Mukden in cui le bandiere furono portate in salvo. Il 25 febbraio 1905 il 162° reggimento di fanteria si scontrò corpo a corpo con le più forti divisioni del nemico. La bandiera di guerra si trovava presso la divisione di punta comandata dal capitano Stepan Zhirnov. L'esperto ufficiale si accorse per tempo che il nemico aveva quasi accerchiato la sua divisione e ordinò di ricorrere alle baionette. Prima di infliggere l'ultimo colpo il sottufficiale Grishanov nascose la bandiera sotto la sua divisa mentre Zhirnov attirava l'attenzione del nemico su di sé lanciando l'asta nella direzione opposta.  Il capitano morì in combattimento, mentre Grishanov riuscì a nascondere lo stendardo mentre era in prigione. Lo consegnò a Khondazhevsky, un tenente del suo reggimento, che conservò la reliquia per circa 9 mesi prima di essere liberato. La bandiera ritornò dunque al 162° reggimento.

Il fronte

Per diverse ragioni molte furono le bandiere perse nella fase iniziale della Prima guerra mondiale. Alcune di queste furono restituite davvero per il rotto della cuffia. A metà agosto del 1914 durante i fallimentari combattimenti nella Prussia orientale il Primo reggimento Nevsky della Prima divisione di fanteria del 13° corpo d'armata per poco non perse la propria bandiera. Una parte del reggimento subì gravi perdite, fu accerchiata e quasi completamente sconfitta.

Durante la ritirata il vicecapo plotone Nikifor Udalykh, che prima era il portabandiera del reggimento, sotterrò lo stendardo lasciando in corrispondenza di quel luogo un piccolo segnale. I resti degli stendardi furono restituiti alla Russia per essere ricomposti. Nella città di Lida Udalykh incontrò il nuovo tenente Aleksandr Ignatev e gli raccontò degli stendardi nascosti. Questi improvvisamente fu catturato dalla possibilità di trarre in salvo gli stendardi e incitò a lungo Udalykh perché partissero alla loro ricerca.

Dopo un po' di tempo scomparirono dal loro reggimento e per i primi giorni furono considerati disertori. Ma passarono solo due settimane ed entrambi tornarono al reggimento laceri e insanguinati, ma con la bandiera di guerra riposta con cura nella camicia. In seguito si appurò che Udalykh e Ignatev erano penetrati di nascosto nella Prussia orientale spostandosi di notte e nascondendosi nei boschi. Trovarono il punto segreto e disseppellirono la reliquia. Quando i due prodi attraversarono il fronte in direzione opposta, si scontrarono con una pattuglia nemica. Ignatev fu colpito fa un proiettile nella gamba, ma Udalykh aiutò il suo compagno mentre erano sott'attacco. Entrambi riuscirono a nascondersi nel pantano e a tornare a casa. Per quest'impresa a Nikifor Udalykh fu conferito l'Ordine di San Giorgio di prima classe, mentre il tenente Aleksandr Ignatev divenne cavaliere dell'ordine di San Giorgio di quarta classe.

Il popolo e l'esercito

Nei primi, terribili mesi della Grande guerra patriottica i tedeschi si appropriarono di decine di bandiere delle divisioni e dei reggimenti sovietici che erano stati colpiti dai carri armati della Wehrmacht. L'Armata rossa si ritirò verso Est cercando al contempo di ripararsi e di respingere il potente e impietoso nemico. Ma nemmeno tra l'estate e l'autunno del 1941 i soldati sovietici persero i propri stendardi senza prima combattere. Uno degli episodi più eroici del tempo è legato allo stendardo della 24a divisione tiratori passata alla storia come Divisione di ferro. Nell'estate del 1941 i combattenti di questa divisione affrontarono più volte i fortissimi tedeschi in Bielorussia e furono costretti alla ritirata. La bandiera di guerra fu difesa dal tenente Barbashev: il 6 agosto questi e due altri combattenti tentarono di portar fuori lo stendardo dalla zona accerchiata, ovvero il villaggio Anyutino Cherikovsky nella Regione di Mahileu. Ma tutti e tre morirono in una sparatoria.

Testimone del combattimento fu Dmitry Nikolaevich Tyapkin, abitante del luogo e veterano della Guerra russo-giapponese. Di notte questi si avvicinò di nascosto ai corpi dei soldati sovietici caduti e rinvenne presso di uno loro una bandiera rossa. Chiamato un vicino in aiuto, Tyapkin seppellì i combattenti e nascose la bandiera in una fossa comune dove si conservò fino all'ottobre del 1943. Dopo che le truppe del 38° corpo tiratori liberarono il villaggio di Anyutino, Tyapkin raccontò della fossa comune al responsabile del commissariato politico. L'8 marzo 1944 nel quartier generale della 24a divisione giunse un'ordinanza firmata dal vicecommissario del popolo alla difesa, il maresciallo Vasilevsky. Nel documento erano spiegate la causa della sparizione della bandiera e la storia del suo recupero.

In seguito si segnalava: "Per osservare le sacre tradizioni militari dell'Armata rossa la bandiera di guerra va restituita alla 24a divisione tiratori di Berdichevsky e quest'ultima riceverà il titolo di "24a divisione tiratori di Berdichevsky, per due volte divisione di ferro portabandiera". Dmitry Nikolaevich Tyapkin fu insignito dell'ordine della Bandiera rossa e ottenne la gloria eterna.

Un episodio ancor più sorprendente è quello che riguarda le bandiere del 968° e del 970° reggimento tiratori della 255a divisione tiratori che hanno difeso Kiev nei primi mesi di guerra. Il 20 settembre 1941 Kostya Kravchuk, uno studente di 10 anni, dopo essersi nascosto in una cantina per ripararsi dai bombardamenti, uscì allo scoperto e vide ad un incrocio due soldati dell'Armata rossa. Questi, convinti che il ragazzo fosse un pioniere, gli affidarono un pacchetto con gli stendardi e gli chiesero di nasconderlo.

Inizialmente il ragazzo lo seppellì nel parco più vicino, ma poi, temendo per la sua incolumità, lo spostò: mise gli stendardi in un sacco di tela, lo incatramò e lo gettò in un pozzo abbandonato. In seguito, Kostya fu mandato ai lavori forzati in Germania, ma riuscì a scappare e attraversò la linea del fronte. In quei giorni Kiev fu liberata. Infatti, subito dopo il suo ritorno a casa il pioniere tolse le bandiere dal nascondiglio e le diede al comandante della città. Il primo giugno 1944 Kostya Kravchuk fu insignito dell'Ordine della Bandiera rossa diventando il più giovane cavaliere ad aver ricevuto questa importante onorificenza.    

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Tags:
guerre, Cina, Giappone, Russia
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