06:27 13 Dicembre 2019
Bandiera Iran

Un nuovo metodo per commerciare con l’Iran aggirando le sanzioni USA

© REUTERS / Raheb Homavandi
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La settimana scorsa i ministri degli Esteri di Germania, Francia e Gran Bretagna hanno annunciato la creazione di una società che si occuperà di organizzare in maniera legale il commercio con l’Iran aggirando le sanzioni statunitensi.

Michael Tockuss, direttore esecutivo della Camera di commercio iraniano-tedesca, ha rivelato a Sputnik come questo sia possibile.

— Signor Tockuss, Instex si definisce una "società europea" creata con l'intento di aggirare le sanzioni americane. Cosa ne sa del progetto?

— Sappiamo che la società è stata fondata a Parigi e che il personale impegnato ad espletare le funzioni chiave è già in azione. Al momento si sta votando a livello europeo per determinare gli ultimi dettagli del meccanismo.

— E come dovrebbe funzionare questo meccanismo?

— Vi sarà una qualche forma di compensazione. L'esempio tipico è il seguente: una società italiana importa qualcosa dall'Iran e deve saldare il debito con l'Iran. Dall'altro lato, vi è una qualche società tedesca interessata a esportare apparecchiature in Iran. Instex si assumerebbe l'incarico di creare le condizioni necessarie per soddisfare le richieste di entrambe le società. E allora non sarebbe necessario nemmeno ricorrere ai bonifici internazionali. I pagamenti sarebbero effettuati solamente in Iran e in Europa (in tal modo le sanzioni americane non verrebbero violate, N.d.R.).

— Instex richiederà una commissione?

— Ancora non lo sappiamo: le autorità si sono rivolte a noi da pochissimo. Nei prossimi giorni si terranno dei negoziati durante i quali cercheremo alcune possibilità per la realizzazione pratica di questo progetto. Personalmente ritengo che le società non dovranno pagare somme aggiuntive per avere la possibilità di commerciare con l'Iran.

— Secondo Lei quest'idea funzionerà?

— Se facciamo tutto nel modo corretto, sì. Tuttavia, a complicare le cose vi è il fatto che inizialmente avranno accesso al meccanismo solo i cosiddetti prodotti umanitari: farmaci, apparecchiature mediche, generi alimentari. Dal nostro punto di vista, questo sarà solo il primo passo. Per me fondamentale è che saremo noi stessi a creare le migliori condizioni per il commercio di prodotti industriali.

— Cosa succederà se gli USA imporranno sanzioni su una società? Instex potrebbe decidere di tutelarla compensando per essa le spese e pagando una sorta di assicurazione?

— No, Instex non compenserà le spese delle società e non le difenderà. Ma per le piccole e medie imprese (e nella sola Germania sono tra le 5.000 e le 7.000 le società a commerciare con l'Iran) il rischio di essere colpite dagli USA è relativamente ridotto.

— Ma non succederà, dunque, che le società più grandi non vorranno collaborare con Instex e preferiranno cedere alle sanzioni americane?

— Per le grandi società che hanno rinunciato a continuare le loro attività con l'Iran (e l'hanno fatto a gran voce) la questione finanziaria non è mai stata importante. Queste società hanno numerose filiali in vari Paesi, dunque sono piuttosto flessibili. Se ne sono andate dall'Iran o perché hanno percepito la pressione degli USA o hanno temuto di danneggiare la propria reputazione negli USA. Per la maggior parte delle medie imprese questo rischio non c'è.

— Secondo Lei, fra le medie imprese sarà grande l'interesse a collaborare con Instex?

— L'interesse da parte di queste società è davvero molto grande, lo possiamo affermare già ora. Tuttavia, Instex non può essere considerata una panacea. Sarà solo un elemento per effettuare transazioni finanziarie di cui noi auspichiamo l'utilizzo. Vi sono anche piccole banche pronte ad assumersi la responsabilità delle transazioni in entrata e in uscita dall'Iran. Abbiamo società finanziarie pronte ad aiutarci in tal senso. Inoltre, vi è la possibilità di realizzare attività commerciali tra l'Europa e l'Iran tramite le criptovalute. Come vedete, non c'è un metodo in assoluto migliore.

Penso che la partecipazione della Gran Bretagna sia alquanto inaspettata. Solitamente gli inglesi seguono gli ordini di Washington.

In Gran Bretagna vi è una serie di trading house specializzate ad esempio nel commercio del grano. Poiché in Gran Bretagna non è praticamente possibile effettuare operazioni finanziarie con l'Iran, penso che per il Regno Unito sia interessante partecipare a questo progetto a livello europeo.

— Washington ha già risposto a quest'iniziativa europea? Dopotutto gli americani non amano essere contraddetti, no?

— Come solitamente accade quando si parla di Iran, gli USA minacciano di introdurre nuove sanzioni o di estendere quelle vecchie. Ma io credo che non valga la pena prestarvi troppa attenzione. Gli americani partono dal presupposto che le società europee interessate a commerciare con l'Iran hanno paura degli USA. Ma in pratica gli americani si sono messi da poco in contatto con le grandi società.

— Questo progetto è ancora nella sua fase iniziale. Probabilmente, però, quest'idea può essere applicata anche ad altri Paesi colpiti dalle sanzioni USA? È possibile che l'UE abbia motivo di cercare metodi di pagamentoalternativi al dollaro?

Al momento non abbiamo dati concreti a tal proposito. Ma a Berlino già si parla di una possibile applicazione di questo meccanismo anche ad altre nazioni in parte a causa delle sanzioni in parte perché così si può risparmiare. Nel caso in cui la situazione abbia risvolti positivi, il meccanismo sarà probabilmente esteso anche ad altre nazioni.

Tags:
Instex, Sanzioni Iran, Michael Tockuss, Gran Bretagna, Germania, Francia, Iran
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