14:50 19 Aprile 2019
Il parlamento dell'Ungheria, Budapest

L’Ungheria diventerà “indipendente” dall’UE?

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Sebbene di visioni simili su molte questioni, i Paesi del gruppo di Visegrad nell’ultimo periodo non sono sempre stati solidali fra loro.

Una delle ragioni è la situazione creatasi con la società cinese Huawei la cui immagine è stata ampiamente screditata in Europa dagli USA. Mentre Polonia e Repubblica Ceca sono pronte a rinunciare ai servizi cinesi di telecomunicazione sostenendo quindi l'accusa di spionaggio cibernetico mossa contro Pechino, l'Ungheria preferisce restare neutrale nei confronti della Cina.

Orban e il dettato di Mosca

Commentando una recente dichiarazione del primo ministro ungherese Viktor Orban circa il rifiuto della richiesta statunitense di rafforzare la pressione su Cina e Russia, il politologo Stier Gabor in un'intervista rilasciata a Sputnik Polska osserva che l'Ungheria negli ultimi anni sta tentando di condurre una politica indipendente e questo a molti non piace. "L'Ungheria non desidera prendere parte alle controversie delle grandi nazioni e stabilire rapporti con Cina o Russia in base ai dettami di Washington. Orban sa che la politica, in particolare quella estera, è come una grande asta. I politici cercano sempre di arrivare fino a un certo limite, cercano di capire fino a dove si possono spingere. Orban vuole che l'Ungheria diventi più indipendente in politica", afferma Stier Gabor.

Secondo Aleksandr Stykalin, ricercatore senior dell'Istituto di studi slavi presso l'Accademia russa delle scienze, questa dichiarazione non dice niente di nuovo delle posizioni del primo ministro ungherese. "Orban non ha mai dato il benché minimo segnale di sentirsi un politico che agisce alla stregua della Russia. La Russia gli serve come contrappeso alla pressione esercitata da Bruxelles", osserva Aleksandr Stykalin. Inoltre, secondo l'esperto, Orban probabilmente condurrà una politica indipendente dalla Russia, ma fintanto che gli sarà permesso da un lato dalla dipendenza ungherese dalle risorse energetiche russe e dall'altro dalla necessità di un sostegno russo per contrastare Bruxelles.

Secondo Stier Gabor, è errato pensare che con i suoi discorsi sull'indipendenza l'Ungheria metta in discussione la sua fiducia verso la NATO e voglia lasciare l'alleanza.

"L'influenza degli USA è grande e a Budapest non intendono cambiare le cose. Tuttavia, l'Ungheria sta al contempo tentando di fare qualche passo indietro per conservare e difendere la propria sovranità in materia di politica estera e per non eseguire alla lettera gli ordini di Washington", ritiene Stier Gabor.

La politica indipendente di alcune nazioni non trova il sostegno né di Washington né di Bruxelles. Preoccupante, inoltre, è il desiderio di alcuni membri di NATO e UE di dialogare con nazioni "sconvenienti". Come spiega il politologo ungherese, all'Ungheria non piace quello che stanno facendo alla Russia, quando invitano le altre nazioni a interrompere i contatti con questa. "Spesso si sente: non si deve dialogare con la Russia se Washington non è interessata; non si deve dialogare con la Cina perché Cina e USA hanno litigato", osserva Stier Gabor. "L'Ungheria non reagirà a questi inviti e tenterà di stabilire con Cina e Russia una politica indipendente". Precedenti simili in Europa già vi sono. Un esempio lampante è il caso tedesco: la Germania sostiene il progetto North Stream-2 e intrattiene buoni rapporti con la Cina. "Allora perché noi non possiamo costruire insieme alla Cina la ferrovia Belgrado-Budapest?", chiede il politologo ungherese.

La Via della Seta ungherese

Gli investimenti cinesi svolgono davvero un ruolo importante nella regione. L'Ungheria è il principale centro di investimenti cinesi in Europa centrale e orientale. Basti ricordare che nel 2017 gli investimenti cinesi in Ungheria hanno raggiunto i 4,1 miliardi di dollari e sono stati creati 10.000 posti di lavoro. Tuttavia, secondo Stier Gabor, il futuro finanziario dell'Ungheria non sarà strettamente legato alla Cina anche solo per il fatto che gli investimenti cinesi non sono sufficienti. "Se ci rimproverano di avere stretti rapporti con la Cina e di compromettere così gli interessi degli USA, allora perché non riceviamo soldi cinesi?", si chiede Stier Gabor.

Secondo Aleksandr Stykalin, è difficile pensare che l'Ungheria dipenda in larga misura dalla Cina: questo non è di primaria importanza per l'Ungheria né in materia di politica estera né di economia. "Se Orban ha menzionato la Cina vuol dire che sa esattamente il ruolo che questa svolge a livello internazionale. Dunque, più si andrà avanti, più bisognerà allinearsi con la Cina su determinate questioni. Ma finora non vedo prove a riprova di un eventuale rafforzamento della dipendenza ungherese dalla Cina o di uno spostamento della politica ungherese verso la Cina", afferma l'esperto russo.

Secondo Stier Gabor, la Cina, come qualsiasi altro Paese, persegue i propri interessi. Per questo, anche a livello di cooperazione sarebbe poco lungimirante permettere a Pechino qualunque cosa: "Parliamo moltissimo della cooperazione con la Cina e sembra che tutto venga fatto così come vogliono i cinesi". Tuttavia, in vari casi gli interessi dei due Paesi coincidono davvero. Ad esempio, la ferrovia tra Belgrado e Budapest, parte del progetto Via della Seta o, come è anche chiamato in Cina, One Belt One Road. Il tratto ungherese, che si stima costerà 1,8 miliardi di dollari, sarà finanziato all'85% dalla Exim Bank of China sotto forma di prestito ventennale col 2,5% annuo di interessi. La costruzione, invece, sarà effettuata dalla società cinese China Railway International Corporation. "Se noi non abbiamo i soldi per costruire le infrastrutture, mentre i cinesi sì, chiaramente cooperiamo con loro. Ma continueremo a difendere gli interessi ungheresi", dice Stier Gabor.

Il 5G va bene, ma l'agricoltura è ancora meglio

L'Ungheria ha un approccio diverso dagli altri Paesi del gruppo di Visegrad circa la situazione creatasi attorno alla società Huawei. Sebbene Huawei cooperi attivamente anche con Polonia e Repubblica Ceca per il 5G, in Ungheria ha investito nel 2005 1,2 miliardi di dollari. "Noi la pensiamo diversamente a tal proposito. Orban è pragmatico con i partner orientali per non intralciare l'economia. Qui il caso Huawei non è un problema. L'Ungheria dice di voler instaurare rapporti buoni con la Cina", dice Stier Gabor. Inoltre, aggiunge il politologo, in larga misura andrebbero sostenuti gli investimenti in agricoltura affinché l'Ungheria avesse la possibilità di esportare maggiormente in Oriente. "Quando diciamo che bisogna stabilire buoni rapporti con i paesi orientali, non ci riferiamo solo ai prestiti e agli investimenti. Per noi sarebbe vantaggioso stabilire una linea di export in quella direzione. Ma per ora non abbiamo molto da esportare, questo è il problema", osserva.

In tale contesto il sostegno finanziario dell'UE continua ad essere di fondamentale importanza. Si confronti che sempre nel 2017 in quanto Stato membro dell'UE l'Ungheria ha ricevuto 4,049 miliardi di euro. Mentre gli investimenti provenienti da Est sono importanti per l'Ungheria non tanto a livello economico quanto politico, a livello di commercio estero l'Ungheria dipende per l'80% dall'UE. "Senza quei soldi l'Ungheria non potrebbe svilupparsi. Poi all'interno dell'UE noi dipendiamo principalmente dalla Germania. Se non ci fossero gli investimenti tedeschi, se non ci fossero grandi aziende come Audi, Mercedes e BMW, la crescita del PIL sarebbe dell'1% in meno. Se non ci fossero nemmeno gli altri fondi europei, il PIL cadrebbe di un altro punto percentuale. Il 2% in meno vuol già dire stagnazione. Noi dipendiamo molto dall'Europa", ricorda Stier Gabor.

Trump è soddisfatto della democrazia in Ungheria

Uno dei punti dolenti per l'Ungheria è, secondo il politologo, l'irrisolto problema delle minoranze in Ucraina. L'Ungheria non può non difendere i propri interessi nazionali nella regione. "Si tratta di un problema scottante. Non abbiamo rinunciato alle nostre posizioni. Mentre l'Ucraina dal canto suo non sta facendo nulla. Anzi ora si prepara alle elezioni, quindi non ci si può aspettare nulla di buono. Dunque, all'Ungheria non rimane che aspettare", dice Stier Gabor. Inoltre, secondo lui, è errato incolpare l'Ungheria di non voler vedere l'Ucraina come membro della NATO. Infatti, il politologo spiega che l'Ungheria non ostacolerebbe l'integrazione dell'Ucraina nell'Alleanza se si trovassero altri modi per interrompere la violazione dei diritti delle minoranze ungheresi in Ucraina. "A tal proposito chiediamo che gli USA facciano pressione sull'Ucraina in modo tale che si comporti in maniera più europea", afferma Stier Gabor. "Non dimenticate che i rapporti tra Ungheria e USA nell'ultimo anno e mezzo sono migliorati. Il nuovo ambasciatore americano a Budapest ha affermato di non avere problemi con la democrazia ungherese. Gli USA hanno tentato di avviare il dialogo con Budapest. Prima, con Obama, tutto era diverso". 

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Huawei, Donald Trump, Viktor Orban, USA, Russia, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria
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